Mese: agosto 2004

Corri, Cesare, corri!

di Valerio Evangelisti
[da Carmilla]
battisticorri.jpgMentre scrivo non so che fine abbia fatto Cesare Battisti. Se sia in effetti fuggito o se, come affermano i suoi avvocati, possa essere vittima di una crisi depressiva.
La mia speranza è che la prima ipotesi sia quella vera. Che ancora una volta l’eterno fuggitivo sia scivolato dalle mani dei suoi eterni aguzzini e si trovi lontano, lontanissimo. Momento, certo, terribilmente doloroso per lui. La prima volta che scappò di prigione era appena ventenne, adesso ha cinquant’anni e due figlie, una di nove e l’altra di diciannove anni. Meglio però questo distacco che venire seppellito per sempre in un carcere. Cesare non è tipo da carcere. Nessuno lo è, in effetti, ma lui meno di tutti. Eppure è da quando era adolescente che pesa su di lui l’ombra della prigione. Vi è finito in Italia, in Messico, in Francia. Ogni volta è riuscito a tornare in libertà, per vie legali o illegali. Ha praticato con sistematicità il diritto all’evasione, e ha fatto benissimo. Questa volta soprattutto.

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Io sono leggenda

cesarefuga.jpgSe confermata, la fuga dello scrittore Cesare Battisti dalla Francia catapulta l’uomo direttamente nella leggenda e aggiunge un capitolo di pura letteratura civile ed epica alla nostra storia nazionale, lasciando però un marchio indelebile sulla delenda storia continentale, per i motivi che vedremo.
Andiamo con ordine. Cesare Battisti, che doveva sottostare all’obbligo di firma al commissariato del IX Arrondissement parigino ogni sabato, non si è presentato né ieri né – finora – oggi. Si attendeva il verdetto sul ricorso in Cassazione, avanzato dai due storici avvocati di Battisti, dopo l’incredibile sentenza favorevole all’estradizione verso l’Italia, che con nonchalance giuridica la Corte francese aveva comminato lo scorso 30 giugno all’italiano, sollevando ondate di protesta da parte degli strenui difensori della parola data da François Mitterrand. Nessuno si attendeva una soluzione tanto repentina e sconvolgente (sul piano storico), nemmeno gli amici più intimi di Cesare Battisti.
Con una mossa tanto inaspettata, Cesare Battisti sacrifica la sua vita emotiva (a Parigi lascia due figlie, l’attuale compagna, l’ex moglie a lui molto attaccata) per scegliere, come ha detto Oreste Scalzone, “il verde della vita contro il grigio della sottomissione”. Questo sul piano personale. Su un ben diverso piano, Battisti in fuga ricopre di ridicolo (un tragico ridicolo) il governo italiano e l’istituzione francese, oltre che tutti gli orgiasti della diffamazione mediatica che lo hanno dipinto come un mostro. Così facendo, l’autore de L’ultimo sparo impedisce in maniera abissale la più vergognosa azione di freezing criminale sulla storia italiana degli ultimi trent’anni e sulla memoria collettiva di un’intera nazione.
Fedele alla sua unica ossessione, che è la letteratura, cioè la leggenda, Battisti vi si tuffa a corpo vivo. Ecco perché.

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‘Il caso Battisti’

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IL CASO BATTISTI
L’emergenza infinita e i fantasmi del passato
di Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna e Wu Ming 1
NDA PRESS
€ 8.00
2004

Il 10 febbraio 2004 la polizia francese arresta Cesare Battisti, scrittore italiano reduce degli “anni di piombo”, da tempo esule a Parigi dove ha avuto due figlie. La capitale francese l’ha accolto in base alla celebre “Dottrina Mitterrand”, che da vent’anni garantisce diritto d’asilo ai fuggiaschi della lotta armata, purché rinuncino alla clandestinità e alla violenza politica. Oltre a ciò, nel 1991 la magistratura francese, dubbiosa delle circostanze in cui Battisti era stato processato e critica nei confronti delle condanne definitive in contumacia emesse dai tribunali italiani, aveva dichiarato Battisti non estradabile. Stavolta, a chiedere la sua estradizione per delitti avvenuti nel 1979 è il ministro della giustizia Castelli. Il governo di centro-destra francese vorrebbe accontentarlo, ma moltissimi intellettuali si mobilitano a difesa della “Dottrina Mitterrand” e di tradizioni di accoglienza e asilo risalenti almeno alla guerra civile spagnola. Mentre in Francia la protesta ottiene grande visibilità, qui da noi (benché un appello contro l’estradizione raccolga oltre duemila firme di scrittori, registi, deputati e semplici cittadini) si fatica a perforare lo “scudo stellare” del giustizialismo. La società italiana non ha ancora fatto i conti con le conseguenze delle leggi speciali anti-terrorismo, e la classe politica si rifiuta di rileggere gli anni Settanta senza inforcare gli occhiali del vecchio “partito del rigore”. Infatti, quando i magistrati francesi mettono in libertà provvisoria Battisti, in Italia tutti i media convergono in un attacco alla personalità dello scrittore, sovente attribuendogli opinioni non sue e azioni che nemmeno i tribunali gli addossarono. Questo libro, curato dalla redazione della rivista Carmilla, cerca di esercitare la ragione, sollevare dubbi, far sentire “l’altra campana”.