Mese: gennaio 2006

Musil: meditazione sulle potenze, cioè l’immaginario

musil.jpgIl compito gravoso è selezionare e sistemare parte importante di ciò che mio padre mi ha lasciato in eredità: libri. Che non sono libri semplici. Per esempio, mentre descatolo tomi e tomi di un’infanzia che non ho mai scordato, una congerie di Marx Gramsci Reich Marcuse Lukacs Fortini Pavese Schumpeter, mi càpita in mano il grande tomo dell’edizione einaudiana settantina de L’uomo senza qualità di Robert Musil. Lasciando perdere quanto l’uomo avesse occultato le sue qualità (intendo colui che trasmette l’eredità), vedo che si legge all’inizio (lo vedo dopo 21 dall’averlo letto e dimenticato):
“Chi voglia varcare senza inconvenienti una porta aperta deve tener presente il fatto che gli stipiti sono duri: questa massima alla quale il vecchio professore si era sempre attenuto è semplicemente un postulato del senso della realtà. Ma se il senso della realtà esiste, e nessuno può mettere in dubbio che la sua esistenza sia giustificata, allora ci dev’essere anche qualcosa che chiameremo senso della possibilità.
Chi lo possiede non dice, ad esempio: qui è accaduto questo o quello, accadrà, deve accadere; ma immagina: qui potrebbe, o dovrebbe accadere la tale o tal altra cosa; e se gli si dichiara che una cosa è com’è, egli pensa: beh, probabilmente potrebbe anche esser diverso. Cosicché il senso della possibilità si potrebbe anche definire come la capacità di pensare tutto quello che potrebbe essere, e di non dar maggior importanza a quello che è, che a quello che non è”.
Ecco, dunque, una perfetta allegoria per significare cosa sia la letteratura e cosa no. Ecco cosa si pone a cavallo tra il pensare e il nonpensare, da cui scaturisce la letteratura: la metafisica delle possibilità, cioè delle potenze, è l’attualità dell’immaginario, cioè la grande letteratura.

Meditazione su una riduzione della coscienza a mente

searle.jpgE’ uscito da Cortina La mente di John R. Searle, un riduzionista non-riduzionista, tra i massimi esponenti della filosofia della mente. Medita su quanto si può estrarre dalle parole di chi, in prima battuta, percepisci e consideri come un nemico. In sede di epilogo del libro, che vale comunque come ottimo compendio sullo stato dell’arte delle neuroscienze, Searle scrive:
“A questo punto, ho svolto il compito che mi ero prefisso nel primo capitolo. Ho tentato di fornire una spiegazione della mente per la quale i fenomeni mentali siano parte del mondo naturale. La nostra spiegazione della mente in tutti i suoi aspetti – la coscienza, l’intenzionalità, il libero arbitrio, la causalità mentale, la percezione, l’azione intenzionale, ecc. – è naturalistica in questo senso: in primo luogo, tratta i fenomeni mentali come parte della natura”.
E’ precisamente questo – queste parole – il momento critico di una guerra tra visioni del mondo in un àmbito di cui gli intellettuali si stanno occupando superficialmente. Questo àmbito – coscienza/mente secondo le neuroscienze – è campo di battaglia come lo fu la filosofia ai tempi della disputa sull’innatismo o la letteratura ai tempi del prevalere dello stile classicista su altri possibili stili. E’ questo il perno che fa ruotare il mondo oggi verso il mondo domani. Considerando Searle un nemico umanistico, ne traggo domande che, per me, sono decisive:
– E’ corretto considerare la coscienza una funzione mentale e non viceversa?
– Da dove proviene la potenza che è la volizione spontanea e preterintenzionale di quella che Searle chiama “intenzionalità”?
– Da dove e come si desume l’idea di una totalità ralistica che Searle chiama “natura”?
– E’ un “io” che tenta questa spiegazione “naturalistica” della mente?
Medita sul fatto che le funzioni linguistiche sono qui considerate come non primarie. Il naturalismo di Searle mette a un suo posto gerarchicamente definito e secondario la letteratura, ma solo se si pensa che la letteratura faccia leva su funzioni linguistiche.

Meditazione su Essere e Nonessere

parmenide.jpgMedita circa l’umana vanitas della letteratura che, meditando sul rapporto che chi scrive intrattiene col mondo, si lancia verso lo scacco della parola, della forma e dello stile, della struttura, e induce a pensare cosa sia il pensiero quand’esso non abbia oggetto, poiché questo è possibile ed è attività continua e certa, come dimostra il fatto che non ripeti in continuazione “sono un essere umano” eppure lo sai, e oltre, è possibile pensare di non essere un essere umano. Senza oggetto, il pensiero si riduce alla constatazione dell’essere e non altro. Se si è, non è detto che si pensi, ma se si pensa, è certo che si è. Affonda qui, nel buco bianco da cui, misteriosamente, emergono le saghe e le storie, e quella per noi più sorprendente, il mondo che consideriamo reale, il poema di Parmenide:
“Essendo ingenerato è anche imperituro, tutt’intero, unico, immobile e senza fine. Non mai era né sarà, perché è ora tutt’insieme, uno, continuo. Difatti quale origine gli vuoi cercare? Come e donde il suo nascere? Dal non essere non ti permetterò né di dirlo né di pensarlo. Infatti non si può né dire né pensare ciò che non è.”

Due meditazioni

Medita su due passi concernenti due spettri tuoi interiori, l’intimo messo alla luce, che la luce della coscienza illumina e non basta. Bisogna infatti compiere lo sforzo di discriminare. Per questo, per la differenza tra l’atto linguistico e l’atto di discriminazione coscienziale, che equivale alla disidentificazione, la letteratura è in scacco, la lettura no: è essere fiondati nella possibilità della discriminazione, che non è pensiero.
Il primo spettro: il mantenimento materiale.
Il secondo spettro: la tua lotta contro la tua intelligenza.
E provengono dalla fonte più inattesa: Freud.
“Le connessioni fra il complesso di interesse per il denaro e quello della defecazione, che sembrano completamente dissimili, appaiono essere le più estese di tutte”.
“Tutti quelli che desiderano avere una mente più elevata di quanto la loro costituzione permetta cadono vittime della nevrosi; sarebbero stati più sani se fosse stato loro possibile essere meno buoni”.

Funerali, Papa

papagmr.jpg[Questo è un capitolo di Grande Madre Rossa, il mio ultimo romanzo edito da Mondadori. Si tengono i funerali di Stato in Duomo, a Milano, per le 1.087 vittime di un attentato al Palazzo di Giustizia. Ai funerali appare il Papa, vecchio, parkinsoniano. Poi, una serie di omaggi alle vittime. I ruoli, oggi, potrebbero essere invertiti, ma solo apparentemente. L’esito finale è comunque identico. gg]

I funerali di Stato a Milano.
La mattina è umida, polvere di pioggia, il grigio cupo.
Il Duomo è squallido.
Sono quasi le nove e mezzo, la celebrazione sta per avere inizio.
Piazza del Duomo: una folla compatta, silenziosa, ombrelli aperti, non molti, il selciato è umido e scivoloso.
Ventimila persone circa.
Hanno dovuto superare, dalle sei del mattino, i controlli del cordone di sicurezza: una per una perquisite.
La piazza è un tappeto umano di teste, vista dalle guglie della cattedrale.
In chiesa, non c’è nessuno.

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