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Meditazioni su Orfeo / 4: Rovesciamenti

Mentre la mente è stanca e i pensieri costano fatica, un’intervista a Emanuele Severino mi riporta, con inattesa precisione di traiettoria, all’Orfeo che devo comporre per la rappresentazione a Mantova (particolari, come già detto, in séguito). Uno dei momenti fondamentali, che non è detto che abbia rappresentazione nel testo, è la storia delle Argonautiche, cui segue la vicenda amorosa di Orfeo ed Euridice, la perdita di Euridice e, soprattutto, cosa accade prima della discesa agli Inferi di Orfeo: la vita che persegue il “rovesciamento”, la perdita e ciò che viene dopo la perdita, lo snodo del divenire che non è più divenire. Una situazione che, per quanto io intendo, coincide perfettamente con i rovesciamenti di cui Severino tratta nel passo che qui sotto segue: dall’esito dei rovesciamenti si subisce un lutto che conduce allo sguardo in un abisso, della cui sostanza l’umano non è avvertito, e che non può essere pensiero, dato che, come in maniera ormai celebre lo stesso Severino ha sentenziato con efficacia, “il pensiero è l’immediato”, ma esiste qualcosa da cui l’immediato emerge, qualcosa di non immediato e gli Inferi certo non sono immediati – il pensiero degli Inferi non è l’Infero. Ecco dunque la struttura non originaria che determina il presente da cui Orfeo si assenta, per introdursi in qualcos’altro, secondo le parole di Severino…

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Come si insinua la metafisica in DeLillo

delillo.jpgE’ una meditazione, non un saggio. Libere associazioni comunque legate ai testi. Per esempio il passo a pagina 166 dell’edizione tascabile di Underworld, testo che ho a pezzi tra le mani, dopo il trattamento a cui l’ho sottoposto per il nuovo libro che ho scritto e che, è ufficiale, uscirà il 20 marzo da Rizzoli col titolo DIES IRAE (per la nuova collana 24/7, pagine 768 – particolari in séguito). Scrive DeLillo:
“E’ famosa alla maniera moderna delle persone i cui nomi vengono strategicamente taciuti. Queste persone sono famose senza nome e senza faccia, spiriti che vivono separati dal proprio corpo, le vittime e i testimoni, i criminali minorenni, laggiù da qualche parte, ai confini della percezione”.
E’ un passo stratosferico. C’è tutto ciò che è stato imputato a DeLillo sotto l’odiosa etichetta di “massimalismo” e che, in realtà, non è che il portato antico di una tradizione classica anzitutto europea, che trapassa in America in gran parte per merito di Melville – del Melville di Moby Dick (lo preciso in armonia col sondaggio che ha lanciato Leonardo Colombati).
Tuttavia, e restando sul personale, come qui si fa e si farà, perché si tratta di un passo stratosferico?

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L'anno luce

La possibilità di un’epica. AUTET intervista il Miserabile

ico-addiogenna.jpg[I geniali iperfilosofi di AUTET, che quanto prima finiranno tra i link amici e che consiglio di visitare e carotare in ogni loro post, mi hanno proposto un’intervista, tra le più belle che mi siano state fatte. L’hanno pubblicata su AUTET e io la riprendo qui, col loro permesso. gg]

E' uscito di recente un romanzo italiano, L'anno luce, che Giuseppe Genna, l'autore, non esita a definire un non-romanzo. Abitando questo paradosso, Autet lo ha intervistato. Ne è nata una conversazione delirante a sei mani. Preziosa quantomai e di estremo, crediamo, interesse psicanalitico. Confidiamo possa dare i suoi frutti migliori a chi la leggerà. Quindi, leggetela. E lasciatevi trascinare, verso la possibilità di un'Epica. 
Si ringraziano sentitamente per la partecipazione, in ordine sparso: la questione omerica, Evangelisti e  Joseph Ratzinger; la cagnetta Laika e Il dramma barocco tedesco; il motore a scoppio e Gigi Rizzi; Marsilio Ficino, Houellebecq, Blanchot e Michael Douglas.

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Meditazione su Orfeo / 3

unamuno.jpgMeditando su Orfeo, il centro attuale della riflessione consiste nell’impossibilità e nello scacco che la forma, il nome, la parola affrontano rispetto alla delimitazione della sostanza coscienziale da cui emergono. Orfeo per me (verrà spiegato più avanti il motivo per cui in questi giorni intensamente studio e medito su Orfeo) è non soltanto il fondatore del canto, e quindi della letteratura come incanto, ma colui che, essendo il fondatore, è esterno a ciò che ha fondato. Su questa apparente insufficienza, vorrei intervenire rovesciando il suo carattere in potenza: cioè in totipotenza, in possibilità totale di alternativa alla letteratura per giungere alla sostanza coscienziale. Finis libri sed non historiae.
A tale proposito, c’è un articolo di Carlo Bo, critico che non mi è mai interessato, su Miguel de Unamuno, autore che non ho mai affrontato degnamente. Riporto qui il testo dell’intervento, che è del 1999 e apparve sul Corriere della sera. Sviluppo e conclusioni mi interessano rispetto alle meditazioni su Orfeo.

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L'anno luce

Mondo libero: Michele Mengoli su L’anno luce

annoluce.jpgGiuseppe Genna, dentro le speculazioni del nostro tempo
di MICHELE MENGOLI
[da Mondo libero – febbraio 2006]
frecciabr.gif La versione pdf dell’articolo su “L’anno luce” [174k]
(…) Prima degli ultimi due capitoli, il libro di Genna, in libreria, stava negli scaffali riservati alla “Giallistica” (sotto-genere: “Spionaggio industriale”); quando lo finisci, invece, ti rendi conto che L’anno luce è passato nel settore “Letteratura”. Ed è veritiera la definizione della bandella in sovraccoperta: “… tragedia classica dei nostri giorni. Il primo romanzo neoborghese italiano” (…) [CONTINUA]

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Meditazione su Orfeo / 2

di UMBERTO CURI
[… lascia che altri meditino in luogo tuo…]
1. Credo che sia anzitutto necessario ricordare che la figura di Orfeo è collegata a tre distinti, anche se non indipendenti, filoni di fonti e di documenti a noi pervenuti in forma spesso frammentaria, e tuttavia tale da consentirci di ricostruire un’immagine di questa personalità, così al confine tra la leggenda e la storia, qual’è appunto la figura di Orfeo. Orfeo compare anzitutto come iniziatore ed eponimo dei riti che appunto da lui prendono il nome, e della setta, la setta orfica, di cui abbiamo testimonianze abbastanza certe a partire dal V secolo avanti Cristo. In secondo luogo a Orfeo viene fatto convenzionalmente risalire quel complesso frammentario di produzioni poetiche, dal contenuto spesso oracolare ed enigmatico, che va appunto sotto il nome di poesia orfica, in qualche modo in maniera analoga a come l’Iliade e l’Odissea sono riferiti ad Omero. La poesia orfica è collegata a sua volta, secondo tradizioni e testimonianze pressoché concordi, ai riti eleusini e quindi è un ulteriore sostegno alla tradizione di un Orfeo collegato con riti di natura misterica ed iniziatica. Infine Orfeo compare come protagonista di due grandi miti dell’antichità: il mito di Orfeo e di Euridice, e poi un altro mito in cui Orfeo è presente come comprimario anziché come protagonista, cioè quello degli Argonauti: il viaggio di Giasone alla ricerca del vello d’oro, questa sorta di impresa di avventura impossibile ai confini del mondo conosciuto.

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Kafka: “Restate del tutto immobili e soli”

di FRANZ KAFKA
kafkamed.jpgNon c’è bisogno che usciate dalla stanza.
Restate seduti alla scrivania ad ascoltare.
Non ascoltate nemmeno, aspettate semplicemente.
Non aspettate nemmeno.
Restate del tutto immobili e soli.
Il mondo vi si offrirà liberamente.
Per essere smascherato, non ha scelta.
Rotolerà in estasi ai vostri piedi.