blog · Metafisica

Presenza nella sofferenza

Un grande disse:
“Uno dei primi punti è: come ricordare se stessi, come rendere se stessi più consapevoli; e poi si scoprirà che le emozioni negative sono uno dei fattori principali che ci impediscono di ricordare noi stessi. Perciò una cosa non può andare senza l’altra. Non puoi lottare con le emozioni negative senza ricordare te stesso di più e non puoi ricordare te stesso di più senza lottare contro le emozioni negative”.
“Cerchiamo di essere consapevoli di noi stessi mantenendo la sensazione di ‘essere qui’ – niente di più. E questo è ciò che è sfuggito a tutta la psicologia occidentale, senza la benché minima eccezione”.
Domanda: “Cristo parlò mai del ricordo di sé e con quali parole?”.
Risposta: “Quasi in ogni pagina, con parole diverse; ad esempio, ‘Vegliate’, ‘Non dormite’. Ne parla continuamente”.
“Continua ad osservare e scoprirai che c’è un posto dentro di te dove sei calmo, tranquillo e niente può disturbarti, solo che è difficile giungerci. Ma se lo fai spesso, riuscirai a ricordare qualche passo e ripercorrendolo ci arriverai di nuovo. Non ci riuscirai dopo una sola esperienza, perché non ricorderai la strada. Questo luogo tranquillo non è una metafora, è del tutto vero“.

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Da Medium: “La donna del risveglio”

fmedium.jpg[Un brano dal libro inedito Medium, che muterà titolo e verrà modificato per 2/3, prima di essere pubblicato, chissà quando. Il libro inizia con il ritrovamento da parte mia del cadavere di mio padre. Lo stralcio che segue è tratto da un capitolo, “Il risveglio”, che ha luogo il mattino successivo al ritrovamento della salma. gg]
[…] Sono gli scherzi della morte.
Mi assopisco…
E’ F. a svegliarmi, la mia compagna.
Alla fine, mi sono addormentato.
Squilla il campanello, accade l’imprevedibile.

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Vox Libris per Miserabili a Roma

voxlibris.jpgVenerdì 1 dicembre 2006 e sabato 2 dicembre 2006 – ore 21
Teatro le Maschere – via Aurelio Saliceti 1/3 – Trastevere – Roma

Progetto Vox Libris
Racconti sonori – Narrazioni in musica
Testi di: Giorgio Manganelli, William Vollmann, Gianni Rodari, Tommaso Landolfi, Philip K. Dick, Gabriele Romagnoli, Erri De Luca
Giuseppe Antignati – voce | Simone Pennacchini – voce | Massimiliano Aloisi – basso, elettronica | Mattia Carratello – chitarra, elettronica
Da Società delle Menti (Clarence):
“Il progetto di contaminazione più disinibito tra musica (vera) e letteratura (vera). Cd incredibili, dove si può ascoltare Céline da Rigodon o Pynchon da Gravity’s Rainbow o Dick dagli Androidi o Manganelli da Centuria, e credere di essere al centro di una letteratura in formato rap, completamente rinnovata e fresca, nuova. Le basi musicali sono bellissime, la lettura è vocalmente perfetta e ritmata. Davvero: provate fidandovi, questa è sul serio letteratura…”

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Stato Miserabile

Più diario, che riflessioni. Per sporgere l'”io”, contro cui, si dice qui continuamente in termini di poetica e letteratura, si gioca. Ciò che manca, tuttavia, incarnato, qua presente ora, è proprio il gioco. La cupa melancolia dell’artista che ha una vita di merda è inadatta a descrivere questo “passaggio”. Il futuro (esistenziale, sentimentale, lavorativo) è ora riguardato con l’orrore con cui ci si paralizza come davanti a uno spettro. E la letteratura non consola. Soprattutto questa chiusura, contro cui da anni si combatte, affligge e strema. La ristrettezza della cerchia di amici e delle risate, del divertimento non surrogato e dell’esperienza – danno corpo a una solitudine da isolamento contro cui le energie vengono meno. Il doppio giro di lancette d’orologio, nella casa cava ridotta a risibile emulazione monacense, l’assenza del piacere e dell’amore, non sono per me corroboranti o carburanti per la creazione. Non c’è struttura, non c’è sicurezza, non c’è stabilità, non c’è protezione. Minimo lo scambio alla pari, fraterno. Siamo dunque all’ipogeo e non resta che fare, secondo consigli Altrui, il morto che riesce a stare a galla nelle acque agitate. Queste acque sono oscure.
Dopo il diario, una sporgenza che ha sempre il senso di un dono, per chi legge: riflessioni attraverso variazioni d’autore sulla solitudine – Lawrence, Oz, Nin, Pirandello, Nietzsche, Schopenhauer, Leopardi, Kafka, Celan, Burroughs, Stevens.

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La fisica è identica alla metafisica: sulla Coscienza

del Prof. G Venkataraman
[Mi è capitato spesso di trovarmi in contesti in cui, rispetto ai miei studi personali di fisica o di scienze della coscienza, per quanto dilettanteschi, l’espressione degli interlocutori non lasciava adito a dubbi circa l’ironia o la confusione che il discorso metafisico e quello fisico, se accostati, producono. Il fatto è che io non li accosto: li faccio coincidere. Per quanto grossolana e volutamente non tecnicistica sia l’esposizione che segue, il percorso che ne deriva è proprio quello che mi conduce a percorrere tale multidisciplinarietà, in vista di un affondamento in ciò per cui ho definito il discorso letterario come “penultimativo”. Spero torni utile a chiarire l’approccio metafisico e di sfondamento a cui spesso alludo nelle considerazioni di poetica: basterà qui sostituire “letteratura” a tutti i tentativi della micro e macofisica – il significato del simbolo dell’Uomo Vitruviano di Leonardo, nell’immagine ingrandibile qui a fianco. G. Venkataraman è stato docente di fisica quantistica all’università di Bombay. gg]
LA MATERIA E L’ENERGIA NELL’ UNIVERSO OGGI
L’ origine e la storia della materia e dell’ energia che si trovano oggi nell’ Universo possono essere seguite e studiate andando indietro nel tempo fino al Big Bang (la grande esplosione). Che cosa dire della misteriosa entità che ci conferisce la capacità di essere coscienti di noi stessi e di avere esperienze associate ai sensi, cioè di sperimentare la vista, il suono, il gusto, il tocco e l’ odorato? Esiste un misterioso ‘qualcosa’ al di là della materia e dell’ energia che ci dà la facoltà di avere esperienze interiori? Da dove ci proviene questa capacità? Preesisteva al Big Bang? O ebbe una sorta di evoluzione man mano che le specie si evolsero? E in questo caso, come ebbe origine questa ‘cosa’ al di là della materia e dell’ energia durante il processo di evoluzione della vita?…

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Stare male

Arnold Böcklin (1827 – 1901): Die Toteninsel (“L’isola dei morti”), 1883 [clicca per ingrandire]
Sapendo, soffri.
Proseguiamo nel deserto osservando tremolare le acque del miraggio: non è acqua in questo deserto.
Oltre Ciò da cui viene ‘io’, è soltanto fumo.
Meditazione: state male. State male. State male. Io non vi ascolto.
Padre, tu mi hai abbandonato.
Non più niente è come prima. Io sto male.
In tutto il corpo manifesto le ferite. Nella mente trafitta di dolore.
Nel nero fumo mi colpiscono e perforano le frecce del Vivente.
Iniziàti, è finita. Già non siamo più i bambini freschi, i bambini fragili. Siamo i fragili induriti.
Meditazione: il dolore, questo immenso maestro.

Hitler - romanzo

Guardando a Heiner Müller

historiek_Muller.jpgMentre sto lavorando al nuovo romanzo, ponendomi problemi di natura etica e di natura estetica (intimamente intrecciati, in questo caso che può dirsi eccezionale: i protocolli di rappresentazione sono al culmine dell’ambiguità, sono sbalzato fuori dall’invenzione e mi domando cosa devo fare su pagina per dare non-vita a una vita: la vita della Cosa che fa il Male), lavoro anche a una pièce teatrale.
La stesura del testo è già completa, ma non basta: per motivi drammaturgici essa va modificata, perché canonicamente il teatro moderno e contemporaneo non può accettare un equivoco quale il mio testo provoca: cioè l’ingenuità, il dilettantesco del racconto che elimina il motore dell’azione e rompe il legame relazionale tra i personaggi, mantenendone apparentemente una finzione. x.jpgLavorerò, dunque, a una versione da messa in scena di questo testo che rimarrà comunque, nella sua prima stesura, la versione definitiva. Ciò che mi ha spiegato ieri il regista della pièce è tuttavia fondamentale e deve essere accolto come suggerimento drammaturgico per muovere in finzione realistica la figura della Cosa che fa il Male nel romanzo: è il discrimine preciso che mi permette di non scivolare nel saggistico e allo stesso tempo di non praticare il romanzesco come finzione pura, invenzione o allegorema, e in contempo lasciare vuota, quale è, la figura in oggetto, tenendo presente che essa è stata storicamente “vuota”, nonostante il mito consolatorio che l’ha attorniata come osceno fumus o fumus dell’osceno – il che è lo stesso.
E’ una componente della poetica fondamentale, quella a cui mi richiamo. E valga sia per il teatro sia per il romanzo quanto ebbe a dire nell’88 Heiner Müller, il geniale drammaturgo e regista tedesco autore dell’impareggiabile Hamletmaschine (’77) – intervista di cui pubblico brani qui di seguito.

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