Mese: giugno 2007

Autoglosse sul TRITTICO DELLA VALLIS LACRYMARUM / 3

opera.gifIl testo del TRITTICO DELLA VALLIS LACRYMARUM
• Autoglosse sul TRITTICO DELLA VALLIS LACRYMARUM: Prima autoglossa | Seconda autoglossa
E’ incalcolabile il passaggio che dalla Valle misurabile e quantificabile porta, nella seconda installazione del Trittico, al bambino che diviene il Bambino (vd. la seconda autoglossa). Il Bambino mentale, che si sottrae alla misurabilità spaziale e alla collocabilità temporale, è un considerato un archetipo. Il cosiddetto Ur-Kind, il Bambino Primordiale o quintessenziale, ha infinite evenienze nella tradizione artistica, specialmente pittorica, e anche in quella letteraria, sotto specie di archetipo. Se devo trovare un antecedente istantaneo a questa ossessione che attraversa i romanzi che ho scritto, questa sta nella Divina Commedia, al canto trentesimo del Paradiso.

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Il lungo viaggio di MEDIUM: tradotto e pubblicato in Bulgaria

Il sito di MEDIUM
Acquista MEDIUM in forma cartacea a € 9.19 (più spese postali di € 4.98) presso Lulu.com (l’autore non guadagna un centesimo né dalla vendita del libro né dalle spese)
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Tutti i capitoli di MEDIUM on line e ipertestualizzati su questo sito
L’indice di tutto MEDIUM pubblicato su questo sito

Sono felicissimo di annunciare che è stato raggiunto l’accordo ed è stato firmato il contratto per l’edizione bulgara di MEDIUM, che sarà pubblicato dall’editore Fenix Design, per la traduzione di Petia Stoianova Lakova. Mai avrei immaginato che un libro come MEDIUM, pubblicato secondo modalità insolite (in Rete e in print on demand), saltando a pié pari l’editoria italiana, avrebbe avuto un destino all’estero. Va sottolineato che, al momento, sono attivi e avanzati contatti in Francia e Germania per la pubblicazione del libro. Da ieri, si muove qualcosa in Inghilterra. Il modello con cui MEDIUM, in queste nazioni, rischia di essere pubblicato è identico a quello che lo ha portato ad essere acquistato da un editore di Sofia: si tratta di una storia. Da questa storia, che esige condizioni particolari, possono essere tratte utili indicazioni su una trasformazione in corso nell’editoria globale. Vale la pena di raccontare questa storia e di ragionarci sopra. Detto che MEDIUM è un atto simbolico e che il progetto che ne è scaturito non è che un iniziale passo in un contesto molto più vasto e consolidato tradizionalmente, ciò che ne derivo è l’apertura, per ora minima, di una crepa nell’esistente: non potrà che allargarsi.
Ecco, dunque, come un libro, ipertestualizzato e shareware, a zero guadagni per l’autore nella versione print on demand, ha incominciato il suo lungo viaggio…

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MEDIUM: intervista per Marketing Editoriale

mediumggcom.jpgIl sito di MEDIUM
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di STEFANO CALICCHIO
per marketingeditoriale.com
Giuseppe Genna, nato a Milano nel 1969, scrittore, ha pubblicato recentemente MEDIUM con l’editore indipendente americano Lulu.com. Vanta traduzioni negli Stati Uniti, in Inghilterra, Germania, Francia, Spagna e in molti altri paesi, incluso il Giappone.
Oggi è graditissimo ospite di marketingeditoriale.com!
Giuseppe, ti diamo un caldo benvenuto, è un vero piacere averti con noi!
Ricambio il piacere e ci aggiungo l’onore. Sono felice di quest’intervista perché, per quanto sottovalutato nella sua centralità, l’àmbito del marketing editoriale ritengo sia il terreno di battaglia politica e culturale che condurrà, nei prossimi anni, a mutazioni incisive nel ring della produzione culturale – e non soltanto di quella nazionale.

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Autoglosse sul TRITTICO DELLA VALLIS LACRYMARUM / 2

opera.gifIl testo del TRITTICO DELLA VALLIS LACRYMARUM
• Autoglosse sul TRITTICO DELLA VALLIS LACRYMARUM: Prima autoglossa
Questo percorso in autoglossa sul Trittico della Vallis Lacrymarum procede per balzi, per deviazioni, per attestazioni su passi, per derive e digressioni, in assenza momentanea di una riflessione sul disegno (e sulla struttura) del Trittico stesso che, come già detto, è un movimento che si ispira a Celan, ma più precisamente alla lettura che di Stretto fa Peter Szondi.
Non è un caso che abbia iniziato dalla fine. La frase terminale dell’ultima installazione è l’apertura che trasforma la fine in un esaurimento di potenza, in una stanchezza mentale, nel tentativo di trapassare nell’oltreculturale, in un’eccedenza in cui il pensiero accade: e tale tentativo, essendo comunque linguistico, è predestinato al fallimento. Mi importa tuttavia una figurazione retorica che non si inscrive nello spettro della retorica accademizzata e che è la nozione di pressione, che ho tentato di evidenziare nel saggio su Personaggio Vuoto, occupandomi di Lovecraft.
Cioè: cosa preme perché il pensiero, a furia di superamenti di ostacoli e soglie, essendo peraltro pensiero immaginale, giunga all’esaurimento e si ritrovi in uno spazio aperto di cui nulla sa dire? Questa pressione è un percorso, cioè è un destino nel senso conferito a tale nozione dalla tragedia classica greca. Qualcosa preme se “io” attraversa ostacoli. Desidero occuparmi a tale proposito di una delle soglie, od ostacoli, che il testo mi propone: è la figura del Bambino nella seconda installazione del Trittico, per cui ho dovuto richiamare, come paratia necessaria, la poesia di Wallace Stevens da Note sulla suprema finzione.

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Wallace Stevens: da Note sulla suprema finzione

Per autoglossare un passo del Trittico della Vallis Lachrymarum, quello che concerne il Bambino a inizio della seconda installazione, mi serve una poesia di Wallace Stevens. Questa:
inizia a percepire l’idea, efebo
di questa invenzione, questo mondo inventato,
l’idea inconcepibile del sole.
puoi essere un uomo ignorante di nuovo,
osservare di nuovo il sole in un occhio ignorante,
osservarlo chiaramente nell’idea di questo.
non serve che tu pensi a una mente inventata origine
di questa idea, né serve comporre per la mente
il grande maestro nella combustione del suo fuoco.
pulisci il sole visto ora nella sua idea,
si lava nella più lontana pulizia del cielo,
noi espulsi e le nostre immaginazioni…
la morte di un dio è la morte di tutto.
lascia Phoebus il violaceo mentire a se stesso all’ombra del raccolto,
lascia Phoebus dormire e morire all’ombra in autunno.
Phoebus è un’idea, efebo. Ma Phoebus
era il nome per qualcosa che non ne avrebbe potuti avere…
c’era un progetto per il sole e c’è un progetto.
c’è un progetto per il sole. Il sole
non ha nome alcuno, l’oro è il suo fiorire, ma può
essere nella difficoltà di essere.
[da Note sulla suprema finzione, traduzione di Christian Sinicco, lievemente modificata dal sottoscritto]

Autoglosse sul TRITTICO DELLA VALLIS LACRYMARUM / 1

opera.gifIl testo del TRITTICO DELLA VALLIS LACRYMARUM
Comincio dalla fine.
La prima stesura della frase finale (non si tratta di un verso) era: IO ADESSO AZZERO TUTTO. L’accento, dunque, è sull’io: l’io azzera tutto, cioè esibisce la potenza di epoché, di annullare la percezione e la prospettiva da cui il mondo è guardato. E’ così? No: poiché io non azzera il mondo: pretende di azzerare tutto – cioè ogni possibilità di percezione, vale a dire ogni possibilità di presenza di configurazioni percettive. L’adozione del maiuscolo, che è un unicum nel testo, è mutuata da un segmento del poema Il disperso di Maurizio Cucchi, titolata In treno:
“Ecco… | ECCO | Così SCAGIONATE perbacco | a passeggio REALI qua e là | LE PERSONE E LE COSE”

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Il (mio) problema teorico

muttley.jpgIerisera un caro amico scrittore: “La percezione nella comunità di te come teorico è di inesistenza”. Incomincio così, con più riferimenti personali, per circoscrivere alcune modalità, interne alla inestente comunità intellettuale italiana, realtive al dibattito teorico letterario. Questo itinerario non serve soltanto a descrivere il campo di interrogazione teorica, ma anche a stabilire i tratti incerti dell’oggetto dell’interrogazione stessa.
Dunque, dopo ciò che mi dice il mio amico scrittore, a un’ora di distanza, una cara amica scrittrice, al telefono: “Il problema è che la comunità non vede più l’emergenza della lingua, non ha i mezzi per interpretare e teorizzare, si rifà a schemi conchiusi”. Contemporaneamente, una mail di un critico che stimo: “C’è nei tuoi libri qualcosa di stilisticamente irrisolto”.
Parto da queste premesse non per parlare di me, bensì per fare intendere come, spesso se non sempre, alla generalità della inesistente comunità intellettuale italiana, un discorso teorico idiosincratico sfugga, per mancanza di riferimenti che impone l’impossibilità di percepire l’oggetto in questione. Sia detto che non ho mai pubblicato nulla di teorico o critico in forma cartacea (ho pubblicato la parodia del teorico, ma questo è altro discorso). Ciò, anzitutto, perché sono uno scrittore e non un critico e le cose critiche che ho scritto in Rete sono sempre partite da una specola prospettica, relativa a mie poetiche. Tutto ciò che di teorico posso esprimere è relativo a mie poetiche. Tranne un’eccedenza, che è la componente che crea diffidenza, ilarità o misinterpretazione. Tale eccedenza è un oggetto teorico extralinguistico e, quindi, se ne può parlare solo per analogia. Provo quindi a parlarne per analogia.

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