Mese: settembre 2007

America: un’installazione propedeutica

americainstallazione.jpgEcco un’installazione che non ha pretese artistiche, poiché la declinazione artistica si condensa nel cut-up operato sul testo, cioè sui versi del poemetto America di Allen Ginsberg (qui la traduzione integrale, eseguita da Rossano Astremo). L’installazione è stata richiesta per una presentazione in un liceo milanese e ha dunque un carattere propedeutico, iconico e storico – una prospettiva sulla civiltà americana in cui si evidenziano per ritmi sonori e immaginali gli urli di Ginsberg. Da questa prospettiva è emendato completamente il comparto per cui l’America è da amare, per quanto ci ha dato in termini di movimenti, controcultura, sperimentazione, arte, pop, scienza sostenibile – emendamento giustificato dall’operazione di montaggio a partire da Ginsberg che, col movimento Beat, emblematizza nella sua totalità simile comparto. E’ dunque un’installazione di pura critica a partire da versi di un artista alternativo al sistema istituzionale americano e per tale va presa.
Le voci che si ascoltano all’inizio e al termine sono di William S. Burroughs e dello stesso Ginsberg, che legge l’incipit del poema Howl. Le musiche sono dei Depeche Mode (remixati da Clarke) e da Glass. Le immagini sono tratte dalla Rete, comprese quelle storiche. La critica di Ginsberg anticipa il problema della fine del sogno americano, della vocazione alla guerra, della pena di morte, della società dello spettacolo, del controllo mentale individuale e di massa. L’appello all’innocenza americana è tutto da interpretare.
Si consiglia il download a chi dispone di fibra ottica o adsl. Come al solito, basta cliccare il link qui in calce, cliccare due volte sull’icona azzura del file .exe scaricato e, per vedere a schermo pieno, cliccare sulla freccina obliqua arancione sulla barra in basso, una volta partita l’installazione.
AMERICA – slideshow – 7’10” – 8.7M

Risposte su VISIONE PADRE

VISIONE PADRE – slideshow – 7.3M – 15’05”
visionepadre.jpgL’installazione VISIONE PADRE ha sortito i medesimi effetti della pubblicazione on line (e cartacea su Lulu.com) di Medium: sono arrivate molte mail di condivisione di esperienza, con taglio diverso da quelle che mi hanno inondato la casella di posta elettronica a proposito del romanzo. C’è una domanda ricorrente, che è anfibia, circa una parte per me decisiva dell’installazione: cioè la sequenza estesa e molto ritmata in cui volti si sovrappongono a volti – evidentemente volti di scrittori. Viene chiesto, dai lettori che mi hanno scritto, se è possibile specificare la sequenza delle identità degli autori e il motivo per cui proprio quegli scrittori e non altri sono fatti apparire. Rispondo all’ultima questione, anzitutto, prima di dare la sequenza precisa dei nomi. Ai volti degli scrittori, secondo intervalli irregolari e aritmici, si sovrappongono il volto di mio padre e il mio. Gli scrittori sono quelli della mia formazione, desunta dalla libreria in salotto quando ero piccolo. Manca il volto del primo autore che ho letto in assoluto, cioè lo Charrière di Papillon. La mia formazione si sovrappone poi all’aggiornamento finale che mio padre ha da me recepito, circa alcuni contemporanei e anche autori più classici che si mise a rileggere. Ciò sta a significare che un dialogo tra figlio e padre è avvenuto attraverso la letteratura – si tratta quindi di un profondo ringraziamento da parte del figlio.
Ecco, ora, la sequenza intera dei volti e dei nomi, che inizia all’accelerazione di Useless dei Depeche Mode nella versione remix di Dave Clarke, al minuto 4’50” e dura 1’30” (ricordo che per visionare l’installazione, basta scaricare il file .exe e cliccare due volte sull’icona blu che apparirà; per vedere a schermo intero, un clic sulla freccina obliqua in basso alla schermata; il download è consigliato per chi dispone di fibra ottica o adsl):
mio padre – Dante Alighieri – Thomas Stearns Eliot – William Seward Burroughs – mio padre – Giacomo Leopardi – il sottoscritto – Paul Celan – Louis Ferdinand Céline – Wallace Stevens – Howard Philip Lovecraft – Franz Kafka – mio padre – Michel Houellebecq – Don DeLillo – il sottoscritto – Edgar Allan Poe – Herman Melville – Leon Tolstoj – Fedor Dostoevskij – il sottoscritto – Walter Benjamin – Pier Paolo Pasolini – mio padre – Platone – Aristotele – Plotino – mio padre – il sottoscritto – mio padre.
NB. Ai lettori che hanno chiesto circa la voce e il testo della chiusura, specifico che si tratta di me mentre leggo un cut-up dalla pagina finale del Dies Irae, sull’immagine dell’Imperator Mundi di Andrea Mantegna.

VISIONE PADRE

visionepadre.jpgTra tutte le “installazioni” che ho creato, questa è per me ovviamente la più importante: non dal punto di vista estetico, ma da quello emotivo. E tuttavia, così come Medium (il romanzo non pubblicato presso alcun editore ma acquistabile su Lulu.com), da cui sono tratte le parole che appaiono in questa slideshow (insieme ad altre dal Dies Irae, nel finale recitato), anche VISIONE PADRE è un’offerta di condivisione.
Le musiche sono tratte da Useless e Dream On dei Depeche Mode, nella versione remixata da Kruder & Dorfmeister la prima, e da Dave Clarke la seconda.
Le immagini sono tratte dal Web, dal portfolio Flickr di Babsi Jones, da album fotografico privato e dal book di Salvatore de Rosa.
L’installazione è dedicata ad Alessandro Zaccuri, a Babsi Jones e a Donata Feroldi.
Per visionarla, è sufficiente cliccare il link qui sotto, fare doppio clic sull’icona azzurra del file.exe che si sarà downloadato e, se si vuole assistere all’installazione a schermo pieno, cliccare la freccina diagonale arancione nella barra in basso. Si consiglia il download a chi dispone di banda larga o adsl.
VISIONE PADRE – slideshow – 7.3M – 15’05”

Hotel Occidental: l’installazione

hoteloccidental.jpgE’ stata un successo la presentazione, al Teatro dell’Elfo strapieno, dell’album di Filippo Del Corno, Hotel Occidental. A seguire, ancora maggior successo per lo straordinario concerto di Sentieri Selvaggi. A intervallare i discorsi tra il sottoscritto e il compositore milanese (una fruttuosa dialettica tra incompetenza musicale e sguardo letterario da parte mia, e competenze musicali e sguardo su tecnica, immagini e universali da parte di FDC), l’installazione proiettata su grande schermo: la presento qui, è scaricabile il file .exe; una volta scaricato, doppio clic sull’iconcina blu del file e, se desiderate vederea schermo pieno, basta premere la freccina in diagonale nella barra in basso. Buon ascolto, anzitutto, poiché il brano, Hotel Occidental appunto, è eccezionale, come tutto l’album di Filippo Del Corno. E buona lettura e visione.
(Si consiglia lo scaricamento con banda larga o ADSL).
HOTEL OCCIDENTAL: l’installazione in slideshow [9.3M, 10’30”]

Il Miserabile presenta all’Elfo il cd Hotel Occidental di Filippo Del Corno

hoteloccidental.jpgDa dieci anni l’ensamble (che in termini letterari definirei avantpop) Sentieri Selvaggi è una realtà imprescindibile della musica contemporanea, non soltanto italiana: pressoché innumerabili collaborazioni di altissimo livello, da Glass a Nyman, testimoniano di un’attività e di un accoglimento d’eccellenza a livello internazionale. Filippo Del Corno [a sinistra], filippodelcorno.jpgtra i fondatori e i compositori di Sentieri Selvaggi, pubblica in cd, intitolato Hotel Occidental, una sintesi in sette memorabili pezzi (Dogma#6, La tigre nella bocca del diamante, Killing time, L’arte del funambolo, Hotel Occidental, L’uomo armato e Banda passante) della sua produzione eseguita da Sentieri Selvaggi, per la direzione di Carlo Boccadoro (RaiTrade, € 18.50). A parlare del disco ha compiuto una mossa fuori dalle regole: ha chiamato il sottoscritto, uno scrittore, non un critico musicale, non un esperto tecnico. La presentazione, a ingresso libero, avviene a Milano, al Teatro dell’Elfo (via Menotti 11 – qui la mappa), sabato 15, alle ore 20. Nel corso della presentazione, sarà proiettata una installazione composta dallo scrivente, con immagini tratte dalla Rete, testi da Kafka e Burroughs, e la colonna sonora del pezzo di Del Corno che dà il titolo al cd (successivamente, l’installazione sarà scaricabile da questo sito).
Alle 20.30, un aperitivo, e poi, alle 21, un’esecuzione dei Sentieri Selvaggi , diretto da Carlo Boccadoro, con musiche di Paolo Coggiola, di Francesco Antonioni, degli stessi Filippo Del Corno e Carlo Boccadoro, di Roberta Vacca e di Mauro Montalbetti.
I Miserabili Lettori di stanza o di passaggio a Milano sono invitati a intervenire!

Babsi Jones: in libreria Sappiano le mie parole di sangue

babsicoverrcs.jpgE’ da oggi in tutte le librerie Sappiano le mie parole di sangue, il quasiromanzo di Babsi Jones, la cui officina durante la stesura e le fasi di produzione editoriale è rimasta aperta allo sguardo di tutti i lettori che, da mesi, attendevano l’uscita di questo straordinario oggetto narrativo. Non è questa la sede in cui mi sento di dare giudizi articolati sul libro (non articolati, invece, sì: è indispensabile, è di una potenza che da anni non si riscontrava nella letteratura italiana, è fondamentale da un punto di vista estetico e ancor più politico): ce ne saranno almeno due, atte a questo (come dice Babsi nella sua newsletter, tenete d’occhio Vanity Fair; e poi Carmilla, ovviamente…). Questa è invece la sede per dire due cose. La prima: leggetelo. La seconda: Babsi Jones ha interpenetrato il suo quasiromanzo con un ulteriore capolavoro, un’autentica opera d’arte Web. L’ingresso è il sito www.slmpds.net. Da qui si diparte un labirinto estremo, sono centinaia e centinaia di pagine, in modalità html oppure scrapbook (le immagini di taccuino sono mappate con link). Sì, c’è la sinossi e tutto quanto fa sito ufficiale. babsiprofilo.jpgE’ un inganno. Provate l’esperienza. E’ possibile vedere lo splendido booktrailer ufficiale del quasiromanzo, è possibile ascoltare la sconcertante audioteca con gli incredibili mp3 recitati dall’autrice stessa dal suo libro o a partire da Beckett, Celan e Duras mixati, Sartre e moltissimi altri, oltre a un’ipotetica colonna sonora del libro. Pervaso da una miriade di link, che rimandano a riflessioni, apparati, citazioni da Handke o da Koltés (due esempi tra centinaia…), questo sito esce dalle logiche di Rete e diventa la prima autentica opera d’arte on line, annunciata da altri tentativi collettivi di giungere a un simile risultato: entrando (esiste addirittura la possibilità di una navigazione random, da quanto è impressionante il numero di pagine messe in linea…), è impossibile uscirne, tante sono le suggestioni per immagini, suoni e parole, pensieri e scarti poetici. Sappiano le mie parole di sangue comincia già non essendo letteratura: accade qualcosa, accade una tragedia (l’ossessivo riferimento all’Amleto, con l’esplosione finale dell’Amletario è significativa), e questa tragedia è metabolizzata da una scrittrice, prima di finire su pagina; e, finita su pagina, questa esperienza deborda ben al di là del confine cartaceo di una confezione testuale. E’ questo il senso profondo di una confessione iperbolica, di un’esperienza umana totale dell’umano stesso.
La proposta di Babsi Jones è scandalosa per chi vive l’esistente come esistente, e ne è pacificato o, peggio, ipocritamente e non radicalmente schifato. E’ una proposta di totalità possibile, mai chiusa. Questa proposta richiede un’accettazione o un rifiuto: richiede cioè una risposta.
Sappiano le mie parole di sangue è messo in vendita da Rizzoli, con copertina ammiccantemente fuorviante, a € 16,50.

Rondò veneziano: la nostalgia

anglee.jpg[Prima che iniziasse la kermesse cinematografica della 64ma edizione della Mostra di Venezia, il Riformista mi ha chiesto un articolo di consigli ai giurati, essendo stato giurato io stesso all’edizione precedente ed ero e sono vittima di una nostalgia dolce e infinita per quell’esperienza, la più bella della mia vita intellettuale. Riproduco l’articolo, con un addendum finale che scrivo ora. gg]
Un giorno di afa chimica, l’anno scorso, ero in treno, scaricato nel piazzale della stazione di Bologna dalla mia fidanzata, che mi aveva lasciato. Il cellulare squillò: non era la fidanzata che ci aveva ripensato, era il direttore della Mostra del Cinema di Venezia, Marco Müller. Mi chiedeva di fare parte della giuria della competizione, all’ipogeo della mia misera esistenza. Era uno choc a pochi minuti da un altro choc, ma ben meno patetico di quello che avevo subìto negli affetti. Si tende a scordare che la Mostra del Cinema, tra i festival del grande schermo, vanta la maggiore durata, un arco di vita che definire mitologico è riduttivo. Non so da quanto uno scrittore non veniva invitato a prenderne parte.

(altro…)