Hitler - romanzo

Avvicinamenti al romanzo: rappresentare le vittime del Male, rappresentare chi fa il Male

1. Avvicinamenti al romanzo: Wu Ming 1 e Piperno su Littell
2. Avvicinamenti al romanzo: Claude Lanzmann
3. Avvicinamenti al romanzo: Paolin sulla recensione a Littell di Piperno
4. Avvicinamenti al romanzo: Solinas e la conferma dell’errore di Littell
5. Avvicinamenti al romanzo: io, Littell e Leopardi
6. Avvicinamenti al romanzo: le bozze
7. Avvicinamenti al romanzo: audio – Levi Della Torre e Mengaldo
8. Avvicinamenti al romanzo: da Autet su Littell
9. Avvicinamenti al romanzo: la rappresentazione del Male
Su suggerimento di Antonio Scurati, a proposito del romanzo, di cui qui si possono visionare i materiali di riflessione che hanno condotto alla stesura, ho visionato un testo fondamentale del filosofo e semiologo Hubert Didi-Huberman, Immagini malgrado tutto, uscito per i tipi Cortina. didi_huberman.jpgE’ a partire dalle sequenze di immagini scattate all’interno del campo di sterminio di Auschwitz (nel ’44, da un deportato noto col nome di Alex) che il filosofo francese, evitando la feticizzazione dell’immagine stessa, tenta di avvicinarsi alla possibile rappresentazione dell’orrore. La rappresentabilità degli esiti del Male Assoluto è qui in questione. Qualcuno ricorda un monito di Agamben: se non fosse possibile immaginare quel Male, si darebbe ragione ai nazisti, che sostengono: “La storia dei lager la detteremo noi”.
Fatto sta che la storia dei lager non l’hanno dettata i nazisti e nessuno ha impedito a nessuno di immaginare cosa successe ad Auschwitz. E’ piuttosto nella disgiunzione tra il sentire metafisico e l’immaginarsi Auschwitz che avviene la sconfitta di tutto il protocollo umanistico occidentale – o, meglio, il suo inveramento, che è Auschwitz stessa. Poiché l’immaginare viene pensato dall’Occidente come connesso eventualmente all’emotivo, e l’emotivo non è il piano dell’ontologico, dove risiedono gli effetti del Male Assoluto. Quando scrivo “piano ontologico” non intendo qualcosa di differente rispetto alla storia umana. Se però la storia umana non è sacra in forza della pietas e dell’empatia, o se l’empatia e la pietas non giungono alla percezione dell’assolutezza del gesto umano, l’emozione e l’immaginazione e tutta la cultura divengono un campo di coltura delle premesse che giungono a una conclusione inevitabile, inevitabilmente voluta: il disgiungimento assoluto tra umano e umano. Quando Adorno sentenzia che “è impossibile scrivere dopo Auschwitz”, ha ragione – poiché ormai conosce bene il potere delle immagini, sganciate dal sacro e dal metafisico. E’ questo lo snodo fondamentale: se si perde la sacralità dell’empatia, l’umanesimo si rovescia nel suo opposto, l’antiumanesimo.
Non è perciò data, almeno per me, alcuna rappresentabilità degli esiti del Male Assoluto: non immagino, cioè non invento, l’orrore abissale avvenuto in quella breccia della storia umana che fu il campo di sterminio nazista. Se lo immaginassi, la storia dei lager verrebbe dettata dai nazisti. La rappresentazione del Male Assoluto è possibile soltanto quando la rappresentabilità stessa è nella sacralità, è nella metafisica: soltanto chi ha vissuto la storia del campo di sterminio può rappresentare. E’ questo a conferire l’unicità della Shoah. Altrimenti, all’unicità dello sterminio ebraico corrisponderebbe l’unicità di chi lo ha perpetrato – e questa è una vittoria postuma che non si può concedere ai nazisti.
A noi tocca creare all’interno di un cerchio ristretto di rappresentabilità: si esige una potente, lunga e ponderatissima meditazione sulla rappresentazione di chi ha commesso il Male, non del Male commesso. Questa rappresentazione esige lo sforzo di adoperarsi per una forma che annulli il primato ontologico di chi esercita il Male, per disgiungerlo dall’unicità dello sterminio. Se non fosse così, l’unicità della Shoah manterrebbe in vita il ricordo di chi praticò quel Male, mitologizzando. Di ritorno, l’unicità della Shoah rischierebbe di essere considerata alla stregua di un mito: ed è proprio il movimento che compie chi secerne vergognose tesi revisioniste. Bisogna andare al di là della nozione di persona, a proposito di chi compie il Male. Se è un unicum, si tratta di un unicum che non esiste, che non è, che non ha statuto di essere: bisogna sottrarre statuto di essere a colui che compie il Male assoluto. Questo zero, questa Non-Persona è una discontinuità nella storia umana: appare come umano e non è un umano. Quale forma di rappresentazione, dunque, utilizzare?

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Catrame

CATRAME: verifica dei poteri nove anni dopo

catrame.jpgCome annunciato, la nuova edizione del noir Catrame (Piccola Biblioteca Oscar) uscirà il 16 gennaio 2008: nove anni dopo la sua prima edizione. Quel libro fu scritto in omaggio a mio padre, che adorava Simenon e la serie Maigret, letta e riletta più volte. Si trattava di un regalo: un Maigret aggiornato e corretto, da ambientarsi nel quartiere milanese dove abitava. Aggiornare e correggere Maigret significava per me mutuare dalla tradizione americana: non tanto Chandler, che idolatro, poiché il suo sarcasmo e la sua ironia non si attagliavano a mio parere a quella tragedia che ha nome Italia. Piuttosto Hammett e soprattutto Ellroy, da applicare ad alcuni nodi irrisolti dei misteri politici italiani, emblematizzati dal Memoriale dei Memoriali. Milano come sfondo, la politica come cuore nero, il complotto come protocollo narrativo. A distanza di nove anni, verifico alcune persistenze: Milano come sfondo non è da aggiornare, è peggiorata semmai, ma il clima psichico è identico a quello descritto nel noir; il paradigma narrativo del complotto, che mi serviva per inscenare il verisimile e per sfondarlo emblematicamente ha ceduto, è chiacchiera da bar, siamo in un diverso protocollo psichico collettivo e, quindi, narrativo, che potrei indicare come sindrome da stress post-traumatico in attesa che il trauma puntuale arrivi, mentre un trauma più diffusivo e atmosferico sortisce i suoi effetti (il che significa che il complotto non parla più la lingua del verisimile, ma unicamente quella della fiction); e, circa il cuore nero del libro, cioè il suo snodo politico, basterà riportare un passo del romanzo, per osservare se quanto scritto in Catrame regge ancora, se in questo Paese certi nodi si sono sciolti oppure quegli stessi nodi si sono stretti maggiormente. Il passo è tratto da un dialogo che l’ispettore Lopez ha con un suo amico carcerato – un partecipante alla lotta armata:
“… ‘tutti noi’ siamo una questione irrisolta… In questo Paese di merda, i terroristi sono ancora il nodo da sciogliere, la cattiva coscienza di una nazione… Renditi conto che chi ora sta governando è ancora sotto la spada di Damocle della nostra questione irrisolta… Prodi, Ciampi… Se ti leggi il memoriale Pecorelli, sono tutti dentro… Tutta la classe dirigente del Paese… Alla Banca d’Italia, contro il candidato del Pci, la Dc aveva schierato Ciampi… Nesi, che adesso sta in Rifondazione, aveva piazzato il figlio di Ciampi alla BNL, la banca dello scandalo dei fondi neri e delle forniture di armi, con uno stipendio da favola… Li tiene in scacco tutti Cossiga, che faceva il ministro dell’interno ai tempi dell’omicidio di Moro… Altroché tecnocrazia… E noi stiamo schiacciati, in attesa dell’indulto…”

Catrame

Il ritorno di CATRAME

catrame.jpg

Questa è la nuova copertina del noir Catrame (per ingrandirla, basta un clic), il mio primo poliziesco, l’atto di nascita dell’ispettore Lopez, il libro che dà vita alla successiva Trilogia Nera composta da Nel nome di Ishmael, Non toccare la pelle del drago e Grande Madre Rossa. Da anni era praticamente introvabile nelle librerie. A differenza di Assalto a un tempo devastato e vile (attualmente introvabile e che però uscirà in versione 3.0, aggiornata e accresciuta, presso minimum fax), Mondadori non ha ritenuto di mandarmi fuori catalogo Catrame, che resta nella Piccola Biblioteca Oscar e uscirà nelle librerie il 16 gennaio 2008, il medesimo giorno in cui il romanzo apparirà sui banconi delle medesime.
Per informazioni su Catrame, cliccare qui.
Un ringraziamento dovuto: a Luigi Sponzilli, direttore degli Oscar Mondadori.

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Subsonica: nel nuovo album, L’ECLISSI, una canzone dedicata a Saviano e una ispirata dal Miserabile



[Ho ripetutamente affermato una sconfinata ammirazione per quanto i Subsonica stanno facendo, in questi anni, per la cosiddetta “società civile”, per la ripresa dell’impegno e per la nuova letteratura italiana. Apprendo oggi dal Corriere della Sera (mentre bevo il cappuccino informativo) che nel nuovo album dei Subsonica, L’ECLISSI, un pezzo è dedicato a Roberto Saviano e Gomorra, mentre un secondo è ispirato a un libro del sottoscritto (si intitola Canenero ed è ispirata a un episodio del Dies Irae). I Subsonica producono anche nuove band e nuovi talenti, attraverso CasaSonica, che ha realizzato la colonna sonora di Manituana di Wu Ming. In proprio, pubblicano: Boosta è autore di uno splendido romanzo tarantiniano, Un’ora e mezza, che ho recensito qui.
Vorrei pubblicamente ringraziare i Subsonica, invitando i Miserabili Lettori a visitare in profondità il loro sito ufficiale e a considerare che ciò che questo gruppo sta facendo è la letteratura.
Riproduco il trafiletto del Corriere della Sera. gg]

dal Corriere della Sera, 20/11/07
MILANO — Un omaggio a Roberto Saviano e una canzone sugli abusi sessuali sui minori ispirata da un romanzo di Giuseppe Genna. C’è tanto della nuova letteratura italiana nelle canzoni di «L’eclissi», ultimo album dei Subsonica che esce venerdì.
«Dopo gli Anni 90 i musicisti hanno rinunciato alla sfida di confrontarsi con l’esterno. Il vuoto lo hanno riempito gli scrittori», spiega Max Casacci, chitarrista e mente della band torinese.
«Saviano ha fatto sentire una realtà della camorra vicina anche a chi geograficamente è lontano», aggiunge Samuel Romano, il cantante.
Il titolo del cd?
«Una metafora sul nostro tempo che fatica a percepire il futuro», dice Casacci.
Musicalmente c’è un ritorno all’elettronica: «Per la prima volta la usiamo in funzione narrativa», conclude il tastierista Boosta. ( a. laf.)

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Spiritual Manituana

spiritual_manituana.jpgOberato dalla correzione delle bozze, dall’ennesima parainfluenza imperante, da impegni non classificabili che rovinano su di me, ho strappato alle ore notturne il lavoro su un’installazione particolare: è un cut-up dal bestseller dei Wu Ming, Manituana (qui il sito ufficiale), che ho titolato Spiritual Manituana. La ragione del titolo è che, nel romanzo, sono nodali i momenti in cui appare e agisce il sovrannaturale – una prospettiva che meriterebbe un saggio. Il cut-up che ho effettuato dal testo dei Wu Ming è quindi una suggestione prospettica: è un climax che parte dalla vicenda storica per risalire alle evocazioni concernenti l’immaginario che, in WM, è sempre realistico, storico e attivo. Non c’è una metafisica staccata dalla fisica, ma i fantasmi esistono, si muovono e muovono (tà fantàsmata erano per Aristotele, nel De Anima, le immagini mentali).
Una precisazione circa un trittico che si vedrà apparire dopo la frase su Betlemme: trattansi di illustrazioni di William Blake. Gli oggetti rituali sono produzioni dei popoli delle Sei Nazioni indiane. Il simbolo finale è quello di Manitù nella sua fase di manifestazione.
La colonna sonora è il pezzo Sacrifice di Lisa Gerrard e Pieter Bourke, dall’album Duality.
L’installazione è visibile per Mac e per Pc se si sceglie la versione html oppure direttamente il file in Flash da scaricare e aprire col browser, mentre il file eseguibile è visionabile solo per Pc (basta downloadarlo e, perché l’installazione sia a schermo pieno, cliccare la freccia obliqua arancione nella barra in basso).
Si consiglia il download a chi dispone di banda larga o adsl.
In calce, di seguito ai link per il download, il testo della poesia.
• Per Mac e Pc: SPIRITUAL MANITUANA – versione html
• Per Mac e Pc: SPIRITUAL MANITUANA – file.swf da aprire col browser [6.4M]
• Per PC: SPIRITUAL MANITUANA– file .exe – [7.3M]

Medium

Una mail su MEDIUM

mediumggcom.jpgIl sito di MEDIUM
Acquista MEDIUM in forma cartacea a € 9.19 (più spese postali di € 4.98) presso Lulu.com (l’autore non guadagna un centesimo né dalla vendita del libro né dalle spese)
Scarica gratis l’intero testo di MEDIUM in Word con ipertestualizzazione
Scarica MEDIUM integrale in pdf
Tutti i materiali, le recensioni, le interviste e i capitoli di MEDIUM on line e ipertestualizzati su questo sito
L’indice di tutto MEDIUM pubblicato su questo sito

Posso contare in più di 400 le bellissime mail che ho ricevuto dai lettori di Medium. Quella che pubblico oggi va però oltre la condivisione emotiva e la richiesta di dialogo di questo inatteso e benefico carteggio plurimo a cui sono stato trascinato, desiderando tanto di esserlo. L’intervento di Stefania (di cui non pubblico volutamente il cognome – basta sapere comunque che è una persona che non conoscevo prima che mi spedisse la sua mail) intercetta qualcosa che si sporge oltre il mio libro e investe tutti i libri e tutti i lettori. Venga accolta in questo modo la pubblicazione di quanto Stefania mi scrive a proposito di Medium: non come un intervento sul mio romanzo, ma come un’apertura sulla scrittura e sulla lettura.
Qui di seguito, la mail…

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Installazione da I sonetti a Orfeo di Rilke

passiglisonettiorfeo.jpgE’ impossibile compiere un cut-up dai Sonetti a Orfeo di Rilke: molti, troppi i percorsi, le accelerazioni strutturate, gli itinerari che portano là dove Rilke non c’è, non c’è più nulla. Questo Nulla, che in una celebre poesia Celan loda scrivendo che “lì è il Re”, è il principio sul quale fare perno per mutuare pochissimo dai versi di Rilke e costruirci sopra una slideshow. E tuttavia non è questo intento metafisico a spingermi a una simile operazione: è, piuttosto, un debito. Un debito che spontaneamente ho contratto nei confronti di Sabrina Mori Carmignani, che per Passigli ha pubblicato la migliore traduzione italiana dei Sonetti a Orfeo – una traduzione che mantiene in sé il movimento della lingua, ciò che è sottotraccia e preme per affiorare. Avrei dovuto, avendo tempo, affrontare la cosa in un saggio di comparatistica. Il tempo, però, mi manca, e io desidero ringraziare in qualche modo Sabrina Mori Carmignani per quest’opera fondamentale che è stata da lei compiuta sull’impossibile lingua rilkiana, che genera immediatamente quella celaniana. Mi limito freddamente a dare un esempio, con due semplici versi dal sonetto 5 nella Seconda parte, della differenza con altre traduzioni:
dall’edizione Garzanti, traduzione di Rina Rosa Virgillitto: “Tu che il mattino dei prati all’anemone | vai dischiudendo, muscolo di fiore”
dall’edizione Feltrinelli, traduzione di Franco Rella: “Muscolo di fiori, che all’anemone | l’alba dei prati dischiudi a poco a poco”
dall’edizione Passigli, traduzione di Sabrina Mori Carmignani: “Muscolo floreale che agli anemoni | schiude a poco a poco il mattino dei prati”
Non sto a motivare per via stilistico-retorica il perché la terza traduzione sia nitidamente superiore rispetto alle due che la precedono: la lingua o la si sente oppure non la si sente.
Fatto sta che, anziché un saggio di comparatistica, ho deciso di utilizzare la traduzione di Sabrina Mori Carmignani per allestire un’installazione, che utilizza una colonna sonora da Iannis Xenakis (Pòlla tà dhìna – titolo che tradurrei con Omnipotenzialità) e immagini le più varie, da Rothko a Burri a Kounellis a Kiefer a tombe etrusche e palafitte e statue egizie, coagulando il discorso rilkiano in quanto fu fatto, per la regia di Federica Restani, nell’allestimento della Fabula Orphica da me scritta. Anche per l’installazione, valga quanto detto circa la lingua: o si sente il discorso senza parole oppure non lo si sente.
L’installazione è breve (poco più di 6 minuti). E’ disponibile per Mac e Pc in versione html, oppure solo per Pc se si scarica il file eseguibile (doppio clic sull’icona del file, una volta scaricatolo, e clic sulla freccina arancione obliqua in basso per visionare a schermo intero l’installazione).
Si consiglia il download a chi dispone di banda larga o di adsl.
Installazione: da I SONETTI A ORFEO – versione html
Installazione: da I SONETTI A ORFEO – file .exe [6.6M]