Mese: febbraio 2009

Saremo una sola carne

di Giuseppe Genna
[Apparso su “L’Europeo”, luglio 2008]

frecciabr.gif Il racconto nell’impaginato de L’Europeo in pdf [1.1M]

Giuseppe Genna sta scrivendo un romanzo (che non coincide con il prossimo che pubblicherà…), dal titolo Il cannibale, a partire da questo racconto, ispirato a un fatto reale di cronaca nera, su cui è stata spesa oscenità e morbosità a intensità apicale, come testimonia il video qui sotto riprodotto.

Il racconto, sotto l’immagine di Armin Meiwes:

meiwes

E’ un marzo freddo a Rotenburg. E’ sera e l’etere è denso e scuro, più densa e scura è l’acqua del fiume Fulda, sulla quale si affacciano villette monofamiliari in stile tirolese. Quando splende il sole, la vegetazione è lussuriosa e gli abitanti si danno a un ciclismo allegro, questo paese dell’Assia al centro preciso della Germania irradia una gioia discreta di vivere. Irradia la tranquillità che si può godere dopo gli sterminii nazisti.
E’ il 9 marzo 2001. E’ marzo, e non aprile, il più crudele dei mesi. La primavera si fa sentire con la violenza dei suoi germogli e le carni umane si intridono di ormoni. La chimica ha i suoi imprevisti effetti. Il regno umano sul pianeta è intriso di chimica dagli esiti ambigui, e si può riassumere in due attività: mangiare e procreare. Su queste due apparentemente banali attività, che hanno creato una civiltà barocca sempre più tesa all’annullamento di sé e del pianeta su cui è evoluta, si è costruita l’intera tradizione filosofica e letteraria dell’occidente. Molti buchi neri ha questa tradizione umanistica. Uno, per esempio, si apre a Rotenburg, proprio in questo 9 marzo di inizio millennio – il giorno in cui i cattolici festeggiano San Fracesco, l’illuminato che si denudò di tutto e ammansì il lupo che non lo divorò. (altro…)

Intervista audio a RadioAlt su Italia De Profundis

Giuseppe Genna - ITALIA DE PROFUNDIS - minimum faxIl sito ufficiale
ITALIA DE PROFUNDIS su minimum fax
Rassegna stampa e materiali
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Ipertesto della Scena italiana come inferno
I booktrailer: 1234
Videomeditazioni: La storia non siamo noiStoria di fantasmi
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Giuseppe Genna: Requiem per uno Stivale.
di di MARIA ANTONIETTA GIUDICISSI
[da RadioAlt]

L’intervista completa in mp3

Ovvero Italia de profundis (edizioni Minimum Fax). Parliamo con il bravo e prolifico scrittore del suo ultimo libro, cogliendo l’occasione per fare assieme a lui alcune riflessioni sul Paese in cui viviamo. Un paese – dice Genna – la cui narrativa, oggi, è quanto di più all’avanguardia si possa trovare al mondo. Peccato che – continua il nostro – venga fatto poco o nulla per promuoverne la consapevolezza. L’Italia è – nelle parole di Genna – “un luogo che ho disimparato ad amare”.
Un romanzo che è “un’autobiografia impazzita”, recita la bandella. Impazzita – aggiungiamo noi – nel senso proprio in cui si potrebbe dire che impazzisce una maionese sbattuta nel verso sbagliato, un’autobiografia in cui un IO appena dissimulato (Genna nell’intervista mette i puntini sulle “i”, però, rivendicando il diritto ad una coincidenza solo parziale tra scrittore ed io narrante) attraversa i segni di un disfacimento che non è solamente morale, ma è anche linguistico e antropologico.
Una scrittura densa, densissima, per raccontare una storia che è collettiva prima che individuale.

Hitler negli Oscar Mondadori

hitler_oscar

E’ in tutte le librerie, al prezzo di euro 11, l’edizione economica Oscar Mondadori del romanzo Hitler. A corredo, il che mi fa molto piacere, è uno strillo in quarta di copertina, firmato da Franco Cordelli sul Corriere della Sera, che ringrazio:

“Ogni frase, come nella psiche di Hitler quale descritta da Genna, è un inizio e una fine, una fine e un inizio. Rapidamente, si passa dagli espressionisti tedeschi ai romanzieri storici di oggi. Hitler davvero non è più una biografia, bensì un libro forsennato e, più precisamente, un allucinato libro di storia allucinatoria”.

I materiali sul romanzo Hitler sono reperibili qui.
Faccio seguire il bellissimo intervento che Stefania Ricchiuto ha pubblicato su Cool Club.
(altro…)

Funzionamento di un simbolo

Un Maestro disse:

“Tutte le esperienze di piacere e dolore hanno origine nei pensieri dell’uomo. Un pensiero è come il seme di un albero che, a tempo debito, produce rami, foglie, fiori e frutti. Tutto ciò che vedete in un albero è scaturito da un piccolo seme; similmente, il pensiero dell’uomo, sebbene sia immateriale, contiene potenzialmente l’universo intero. L’atomo è il microcosmo dell’Universo. Forse avete notato l’enorme dimensione dell’albero banyan; eppure il suo seme è molto piccolo. Intrinsecamente, il seme e l’albero sono uno”.

Cristo disse (Marco 4,30-32; Luca 13,18-19; Matteo 13,31-32; e il qui riportato Vangelo di Tommaso, 20):

“I discepoli dissero a Gesù, “Raccontaci com’è il Regno dei Cieli”. Egli disse loro ‘È come un granello di senape, il più piccolo dei semi, ma quando cade su terreno preparato, genera una pianta grande e diventa riparo per gli uccelli del cielo'”.

Sul simbolo: il medesimo significa due verità apparentemente opposte – il banjano è il mondo a partire dalla sua genesi in forma di seminale; il grano di senape è il sorgivo del Regno dei Cieli, cioè ciò da cui scaturisce il mondo successivamente. Lo stesso albero ha radici in terra e radici in cielo. Il simbolo irradia: mondo e Regno dei Cieli hanno la medesima struttura dinamica di sviluppo. Salire o scendere (parole che sono simboliche) predispongono a un medesimo itinerario. A un livello di comprensione inferiore: macrocosmo e microcosmo sono strutturati analogicamente allo stesso modo.
Qui il simbolo raggiunge la sua massima espressione in quanto entità pensativa e linguistica: è un’allusione. A cosa? A ciò che è e che non si può descrivere.
Limitazione del pensiero, del nome e della forma – l’allusione, come più alta forma di retorica, allude a questa fine che è l’inizio di una comprensione più profonda, che viene prima e durante e dopo il linguaggio ma non gli appartiene, piuttosto è il linguaggio che le appartiene.
Ultimativo importo delle due parabole: l’essere non è lo stato definitivo. Bisogna leggere con sguardo acuto per comprendere ciò. Avviene che, essendo qualificato, l’essere è uno stato metafisicamente transitorio, anche se fuori dal tempo. Ci sono fasi anche fuori dal tempo: fasi non temporali. Di qui fu elaborata la nozione occidentale metafisica di “eone”, che è un’altra allusione.

Crime: un bilancio

di Giuseppe Genna
[da “il manifesto”, 17.2.2009]

crime.gifMUTAZIONI DI RETORICA NELLO SPETTRO DEL NOIR
Oscenamente più splatter e abissalmente più nera di ogni genere narrativo, la morbosità derivata dalla esibizione della morte, che ci viene compulsivamente propinata dai media, sta modificando il genoma di correnti letterarie che vanno dall’hard boiled al romanzo epico. Contribuiscono alla mutazione le fiction, spesso apologetiche nei confronti delle forze dell’ordine, e le strategie dei nuovi serial tv

Più o meno da sempre i critici letterari italiani hanno inveito contro il successo di massa di alcuni libri: thriller o noir che fossero, i loro autori provenivano da zone troppo lumpen della narrativa. Ma l’onda lunga dei «libri neri» non sembra essersi perciò arrestata: la trilogia “Millennium” di Stieg Larsson, e tutto lo tsunami svedese, sono una conferma, almeno apparente, di questa vitalità.
(altro…)

Italia De Profundis libro dell’anno 2008 su Rodeo

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ITALIA DE PROFUNDIS su minimum fax
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Giuseppe Genna – Come si disimpara ad amare l’Italia
di ENZO MANSUETO
[da Rodeo – versione cartacea, 2.09]

frecciabr.gif L’intervista completa in pdf

La definizione di autofiction restituisce solo pallidamente ciò che Italia De Profundis, l’ultimo oggetto narrativo firmato Giuseppe Genna (minimum fax, pp. 352, euro 15), è. Un’instabile scrittura di sé, che sutura storie e memorie personali indicibili, dal ritrovamento del cadavere del padre nella solitudine domestica del Capodanno a degradanti esperienze sessuali a esperimenti con l’eroina, l’eutanasia, sino ad un infernale e grottesco viaggio fi nale in un villaggio turistico siciliano. Il tutto composto con frammenti eterogenei di cronaca, echi massmediali, protesi web che ci sbattono nell’inferno contemporaneo. Una scrittura che si fa carico delle mutazioni profonde in atto nella società e che supera d’un balzo ogni cerebralità neoavanguardistica e ogni residuo ideologismo. Anche per questo il libro sta avendo ampia
risonanza. Italia De Profundis è il testo narrativo italiano più importante dell’annata appena trascorsa. (…) [CONTINUA]

Il corpo e il sangue di Eluana Englaro: lo stupro assoluto

di Giuseppe Genna
eluana_englaro.jpgPrima di iniziare qualunque discorso sulle drammatiche ore che sta vivendo il Paese, poiché queste ore si scatenano utilizzando in maniera oscena e quasi triviale il corpo e il sangue di Eluana Englaro, è a lei – a quello che è stata e a quella crisalide abbandonata che è ora – che dovrebbe andare un silenzio meditativo e privo di giudizio. Il suo corpo e il suo sangue non sono offerti in dono, e comunque non affinché l’eventuale dono si tramuti nel massacro volgare a cui stiamo assistendo. Il suo corpo inabile poiché inabile è il suo organo cerebrale, e quei 17 anni di pura vegetazione: la tragedia prima è questa, cioè l’artificialità con cui la natura è stata soppressa da una seconda natura, violentissima, che ne ha stuprato la volontà certa, comprovata, che lei non avrebbe desiderato per sé l’artificio che mantenesse respirante un corpo incapace di sopravvivere, nemmeno di vivere, senza l’ausilio di questo emblema della tragedia tutta, che è “il sondino”.
Davvero non coglie pietà a fronte di un corpo rattrappito, una persona che non detiene più il principio di personalità? Pietà pura, intendo: non giudizio pietoso o pietistico, e tantomeno ideologico.
Raffiguratevela mentalmente e sentitevi lei. Perché, se non si riaccende l’empatia e la pietà, cioè l’amore stesso, ogni parola è vana e ciò che si sta per leggere diventa ulteriore rumore nella lugubre e drammatica caciara di queste ore italiane – nell’espropriazione definitiva dell’Italia repubblicana da se stessa, che è la fase che ci stanno facendo vivere: a noi, non a Eluana.