2001: il Miserabile intervista Andrea Zanzotto

[Questa intervista ad Andrea Zanzotto fu realizzata nel 2001, in occasione della pubblicazione di Sovrimpressioni, il libro che precede la recente uscita, ancora mondadoriana, di Conglomerati, di cui su Carmilla si può leggere recensione e intervista a cura di Gilda Policastro]

Una certa critica ha pensato che Meteo equivalesse a un libretto di congedo, un po’ come fu il Composita solvantur di Fortini. Con Sovrimpressioni Lei spiazza questa critica: c’è un lavoro in corso, fluido, che agglomera nuclei. Si prepara a una nuova Trilogia, Zanzotto?

Finché si sopravvive – dico fisicamente -, c’è la spinta a dire, a reagire a ciò che accade intorno e a dare rappresentazione a ciò che si vomita da dentro. Poiché la vita si rappresenta più come spravvivenza che come vivenza, ci si abbandona a flussi di ricordi e a reazioni contro il presente: per esempio contro quello che mi accade attorno, al territorio attorno a me, e che io ho definito “cannibalismo del territorio”.
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A fine marzo, da minimum fax la versione 3.0 di ASSALTO A UN TEMPO DEVASTATO E VILE

A fine marzo, in tutte le librerie italiane e in alcune estere, viene pubblicato da minimum fax nel decennale della sua uscita Assalto a un tempo devastato e vile, nella sua terza versione, assai ampliata rispetto alla precedente (misura circa il doppio delle pagine rispetto alla precedente, uscita negli Oscar Mondadori e mandata fuori catalogo). Questa la copertina (ingrandibile con un clic), opera di Riccardo Falcinelli. A seguire, sotto, la bandella del libro, a cura di minimum fax.

Assalto a un tempo devastato e vile è il libro cult di Giuseppe Genna, l’opera che dieci anni fa, al momento della sua prima pubblicazione, fece gridare alla nascita di una voce potente e originalissima della letteratura italiana. Oggi questo piccolo classico contemporaneo torna in una nuova edizione riveduta e ampliata. Utilizzando le forme del racconto, del saggio, del reportage, Genna esplora il cuore delle città in cui viviamo e di un paese intero, componendo un vertiginoso mosaico del nostro tempo. Le storie, le parabole, le analisi, gli ammonimenti che Genna mise su carta sul finire degli anni Novanta oggi suonano paurosamente profetici. La degradazione delle periferie, l’impoverimento economico, il crollo della solidarietà e delle regole di convivenza, e soprattutto la desertificazione etica e spirituale di un intero popolo visti dalla lente deformante di una Milano fredda e inumana sono pugni nello stomaco difficilmente dimenticabili. Ma anche i racconti autobiografici, le riflessioni sulla letteratura, sulla religione, sui più scottanti temi politici e sociali, fanno di Assalto una bussola e un compagno di viaggio per tempi sempre più incerti.

‘Una veridica istoria degli aggregati umani’ – Gadda da “Eros e Priapo” e Leopardi dallo “Zibaldone”

Una veridica istoria degli aggregati umani
di CARLO EMILIO GADDA

Una veridica istoria degli aggregati umani e de’ loro appetiti, dico una storia erotica dell’uman genere e degl’impulsi fagici e de’ venerei che lo suspingono ad atti, e delle sublimazioni o pseudo-sublimazioni pragmatiche di quelli, io mi credo ci rivelerebbono le cose inaudite: altro da «non voglio udire certe cose»! Il grande valore e ’l difficilmente contestabile merito di molti mémoires, come anche di quel genere di scritture che dimandiamo «romanzi» e confessioni, ed autobiografie, o lettere di madama a madama, in ciò consiste: che ne danno in vario modo e registro una imagine totale della vita (quando la danno): le non si chetano alla simplicità d’alcuni temi, o punti, e né si contentano d’abstrarli per nobbile e pure alquanto asinino arbitrio dal totale contesto d’una biologia. Intendi romanzi e mémoires e lettere lunghe d’oratori a palazzo e imbasciatori veritieri e di chi sappî fare, e prima l’abbî l’occhî a vedere: e ’l naso aguto a fiutare.
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1966: Arbasino incontra Kerouac

Beatnik in pensione
di ALBERTO ARBASINO
[da L’Espresso, 9 ottobre 1966]

Roma – Apriamo la porta della stanza d’albergo, e quest’uomo basso con gli occhi verdi sta ronfando e ringhiando strappandosi la camicia, mostra il ventre obeso alle due ragazze salite poco fa per fotografarlo e intervistarlo. La camicia a scacchi verdi vien via, la prima cosa che mi dice è di togliermi la giacca. M’afferra la cravatta: «Io non ne porto mai, si può anche essere strangolati, con una di queste». E fa il gesto. Vorrebbe che mi togliessi la camicia. Ma per far cosa, per lottare, che non ce la fa neanche a stare in piedi? Sui tavoli, i sandwich non toccati, le birre che succhia fra un cognac e l’altro. Le ragazze fotografano. Lui fa delle corse intorno alla stanza. Non gliene importa niente se si apre la porta, non si accorge neanche se vengono dentro dei curiosi invadenti.
«…Comprare automobili, sfasciare automobili, rubare automobili, fracassare automobili, prender su ragazze, far l’amore, bevute per tutta la notte, posti di jazz, orge sfrenate, posti scottanti…». Questo dice la quarta di copertina di Sulla strada, paperback di otto anni fa, epoca ancora di jazz, non ancora di yè-yè. E subito sotto: «Questa è l’Odissea della Generazione Beat, i giovanotti frenetici e le loro donne che corrono furiosamente da New York a San Francisco, dal Mexico a New Orleans in una ricerca forsennata: di Godimenti e di Verità».
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Audiofile – Babsi Jones da “Mercoledì delle ceneri” di Eliot: ‘La parola perduta’

Di Babsi Jones [in posa autentica qui a destra], tra i migliori artisti della parola, ho detto qui e qui e altrove.
L’interpretazione del brano dalla celebre poesia di T.S. Eliot va contestualizzato all’interno dell’immane iniziativa multimediale che Babsi Jones allestì e pubblicò su Web, facendo esplodere Sappiano le mie parole di sangue (Rizzoli), il suo quasiromanzo.
Sotto il link per ascoltare la voce recitante di Babsi Jones, il testo eliotiano.

Il file audio: LA PAROLA PERDUTA – Babsi Jones da Mercoledì delle ceneri di Eliot [1.2M, file ram]

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Ennio Flaiano: Autointervista 1963

Ennio Flaiano allo specchio
Il bicarbonato di via Veneto
Scrittore acuto un po’ pigro, Flaiano è lo sceneggiatore della “Dolce vita” e dei più clamorosi film di Fellini. Le sue battute ravvivano le spente notti dei caffè romani. Con il romanzo “Tempo di uccidere” ha vinto il primo premio Strega.
[da “Panorama”, n. 11, agosto 1963]
di ENNIO FLAIANO

«Ecco come io immagino l’inferno» mi diceva R. «Un luogo dove i peccatori ripetono di continuo e per sempre le azioni che predilessero e che hanno determinato la loro condanna. Esempio: il lussurioso proverà tutti gli orrori e i disgusti degli accoppiamenti, il violento ripeterà instancabilmente le sue violenze, ma senza esito, il goloso dovrà divorarsi ripugnanti montagne di cibo e il suo stesso vomito, il traditore continuerà a tradire, sempre, persino se stesso, l’iroso…». «Basta» gli dico «che noia, tu stai descrivendo la vita».
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Franz Kafka: Frammenti per «Una relazione per un’accademia» – Una relazione per un’accademia

[Quaderno in ottavo D, aprile 1917:]
Frammenti “Rotpeter”

Tutti conosciamo Rotpeter, così come lo conosce mezzo mondo. Ma quando giunse nella nostra città per una esibizione, decisi di conoscerlo più da vicino, personalmente. Non è difficile essere ammessi alla sua presenza. Nelle grandi città, dove tutti sono uomini di mondo e cercano solo di vedere dal più vicino possibile il respiro delle persone famose, potevano sorgere delle difficoltà, ma nella nostra città ci si accontenta di contemplare le meraviglie dal parterre, e perciò, come mi disse il portiere dell’albergo, io ero fino ad allora l’unico che avesse annunciato la propria visita.
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Starobinski: Antichi rimedi per la melanconia

di JEAN STAROBINSKI

La melanconia, come tanti altri stati dolorosi legati alla condizione umana, è stata avvertita e descritta assai prima di ricevere un nome e una spiegazione medica. Omero, che è all´origine di tutte le immagini e di tutte le idee, riesce a racchiudere in tre versi tutta la miseria del melanconico.
Rileggiamo, nel canto VI dell´Iliade (versi 200-203), la storia di Bellerofonte, che subisce l´inesplicabile collera degli dèi:

Ma quando fu in odio anche lui a tutti gli dèi, solitario vagava allora per la pianura Alea mangiandosi l´anima, evitando l´orma degli uomini.

Dolore, solitudine, rifiuto di qualsiasi contatto umano, esistenza errabonda: un disastro privo di ragioni, dato che Bellerofonte, eroe coraggioso e giusto, non ha commesso alcun crimine contro gli dèi.
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Decadenza della morte spettacolare: il caso Brittany Murphy

[Questo articolo è apparso su Vanity Fair, 2/2010]

Hollywood non è più Babilonia: è peggio. Per fare piangere un americano, o si è Micheal Jackson oppure bisogna farsi botulinizzare, fidanzarsi con trans grotteschi, esprimere costantemente una dose media quotidiana di cattivissimo gusto. Ci si attendeva un’onda anomala di gossip per la prematura scomparsa di Brittany Murphy, 32enne attrice protagonista di 8 Mile (con Eminem). Sulla scena, ci sono tutti gli elementi per uno Sherlock Holmes 2.0, spettacolarmente vuoto e cinico come quello che ha strabattuto i cinepattoni. Mancano cinque giorni a Natale. Il decesso è naturale (un infarto)? Oppure dovuto ad anoressia e diabete? Droghe? Il coroner si è mantiene sul vago, attende il responso tossicologico.
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Esce la nuova edizione di NON TOCCARE LA PELLE DEL DRAGO

E’ arrivata ieri la copia staffetta della nuova edizione Oscar Mondadori (collana PBO) di Non toccare la pelle del drago (che in origine si doveva intitolare Gotha), terza stazione del calvario investigativo dell’ispettore Guido Lopez, qui in alternanza e opposizione all’agente CIA che si chiama (certe combinazioni della e sulla fiction…) James Cameron.
La copertina è finalmente rinnovata, per la volontà dell’attuale direttore degli Oscar, Luigi Sponzilli, uno degli editor che maggiormente stimo e che ringrazio davvero per il salto estetico che ha fatto compiere al libro.
Qui di seguito, un brano dal romanzo – la scena per me centrale, priva di qualunque spoiler -, per celebrare la ripubblicazione a sette anni dalla prima uscita.

* * *

GOTHA
[da Non toccare la pelle del drago]

Il Cinese – Principato di Monaco, 8 settembre 2002, 22:35

Lui è nel Gotha.
Sta assaporando questo: essere nel Gotha.
Lui è il Padrone di tutto questo.
E’ qui per fare una cosa – anzi: molte cose. E’ al di là del male e del bene, perché è qui soltanto per fare questa cosa e nel Gotha non esiste né il male né il bene. Chi giudica il Gotha?
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Tommaso Pincio: Racconti d’America

di TOMMASO PINCIO
[da il manifesto, 9.1.10]
Maestri della forma breve, il celebre Raymond Carver, di cui minimum fax pubblica nove Racconti in forma di poesia, e il pressoché sconosciuto Andre Dubus, di cui esce da Mattioli Non abitiamo più qui, cercavano di illuminare in poche pagine quegli istanti in cui la vita imbocca una direzione decisiva: per lo più quella sbagliata

Precaria è la delicata arte del racconto. Raggiunta l’età – tutto sommato non così veneranda – di quarantacinque anni, Roberto Bolaño considerò di avere accumulato sufficiente esperienza per dispensare qualche consiglio sull’arte di scrivere racconti. Nella miniera di saggi, articoli e discorsi scritti tra il 1998 e il 2003 dal poeta e narratore cileno, e poi raccolti dall’amico Ignazio Echevarría nel volume Tra parentesi (in uscita per Adelphi nella traduzione di Maria Nicola, pp. 379, euro 26), leggiamo: «Uno scrittore di racconti deve essere coraggioso. È triste riconoscerlo, ma è così».
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La Potenza Femminile in Evangelisti: VERACRUZ

Al momento Valerio Evangelisti ci ha consegnato una “diade”, piuttosto ambigua dal punto di vista narrativo, sulla congrega piratesca dei Fratelli della Costa: Tortuga prima e Veracruz poi. Sono due libri invertiti e inscindibili: prima il sequel e poi il prequel, prima la fine e poi ciò che prelude alla fine. L’ambiguità narrativa è un insieme di allusioni, in cui emergono nuclei di riflessione che possono essere connessi alle dinamiche di azione dei personaggi oppure consistere come apparenti impressioni, eventualmente rilevabili con accurate incursioni testuali. Non sono un critico e non compirò questo lavoro. Intendo soltanto, e brevemente, esprimere alcune considerazioni personali su Veracruz, prescindendo dai suoi rapporti con Tortuga, romanzo che, se letto, a mio avviso conferma le considerazioni che vado qui facendo.
E’ possibile leggere la diade sui pirati di Evangelisti come ennesima conferma (ma davvero: ne ha ancora bisogno, quest’autore così complesso sub specie secreti mentoris?) di certo salgarismo. E’ vero, è indubitabile: un piano della narrazione di Evangelisti (autore che struttura più livelli di lettura e di senzienza) è salgariano. Un salgarismo particolare, però.
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