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LA VITA AI TEMPI DELL’IMPERO

Per la cura di Francesca Borrelli, il manifesto ha pubblicato e sta tuttora pubblicando una serie di racconti d’autore, che vertono sullo stato attuale della nazione: una sorta di narrativa antropologica ma non per questo meno fantastica dell’usuale. La serie di racconti è titolata “Derive italiane” ed è illustrata dagli splendidi collage fotografici di Gianfranco Botto e Roberta Bruno. Ecco, in formato pdf, la pagina del manifesto col mio racconto, pubblicato il 17 agosto scorso. A seguire, il testo leggibile senza effettuare alcun download.

Giuseppe Genna – LA VITA AI TEMPI DELL’IMPERO [3.6M]
La pagina illustrata de ‘il manifesto’

LA VITA AI TEMPI DELL’IMPERO
di Giuseppe Genna
Se devi arrivare al luogo della terapia, svolta a destra della immensa piazza dove correre è impossibile. Spezzata, diffranta piazza: ha eletto il marciume a sua natura seconda, uno strato di scaglie plastiche e organiche tra ricordi di aiuola. C’è una scuola verso l’angolo con Pellegrino Rossi. Davanti sono schierati i militari che il sindaco richiese, le tute mimetiche, i baschi scuri, l’indolenza di una foga trattenuta. Si tengono lontani oramai gli egiziani, i marocchi, anche i turchi.
La piazza è gremita, interrotta dalle rotaie dei tram lunghi e verdi, acquistati da una controllata Fiat, deragliano spesso, molti feriti a Milano per i tram che sono deragliati da quando sono entrati in funzione. Una strada verticale attraversa e si spegne nella piazza stessa al passaggio pedonale, verso la buca della metropolitana, da cui soffia un vento caldo e carico di polvere chimica. I giornali free press, invecchiati in poche ore, pagine calpestate nella fretta da centinaia di persone, stanno ingricciati tra dente e dente della griglia orizzontale gialla per lo scolo dell’acqua al termine della scalinata di granito della linea tre, la gialla.
Si prende per la pista piatta e sconnessa di Pellegrino Rossi. Passava di qui un tram, quattro binari sulla sinistra della carreggiata puntando verso fuori città. Hanno seppellito con l’asfalto quei binari rugginosi, nemmeno li hanno estratti dalla loro sede, per allargare via Pellegrino Rossi, e dopo un anno emergevano pezzi di rotaia ossidata arancione, a passare in moto si scivola, si muore.
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