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Jacob Boehme: “Dialogo tra un’anima illuminata e una priva di luce”

Per decreto divino questa povera anima afflitta incontrò una volta un’anima illuminata da Dio e rinata, che così le parlò: “Che hai, anima dolente, da stare così inquieta e in pena?”.
[…]
“Non devi fare nulla, ma abbandonare la tua volontà alla propria disposizione. Così le tue cattive qualità si indeboliranno e sfrontate morranno, e tu ti tufferai con la tua volontà nell’Uno dal quale uscisti in principio. Tu, invero, giaci prigioniera delle creature: abbandona la tua stessa volontà e morranno in te le creature e le loro cattive inclinazioni, che ti trattengono perché tu non vada a Dio”.

Jacob Böhme

1. Una povera anima, vagabondando fuori dal Paradiso, raggiunse il regno di questo mondo, dove incontrò il diavolo che le chiese: “Dove stai andando, anima cieca?”.
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Milo De Angelis: QUELL’ANDARSENE NEL BUIO DEI CORTILI

I muri sono il luogo di un racconto minore
dove si parla di sangue e di anemoni, di sangue
inspiegabile che bagna la parola, qualcosa
che ci getta negli oceani e nel peso
nudo del lampo, ma poi ritorna qui, alla radice
di una stanza e di una donna,
quell’idea sovrana e incenerita
che ci ha tenuti per un verso.

* * *

Via Selvanesco

Fu il rosa tenue del cielo, la salmodia
dei corpi vivi nella risaia, fu quel
presente di spighe
che la terra sprigionava
per noi, pattuglia di due anime:
come rintocca quell’ ostinato
silenzio dei crepuscoli,
tu ritorni da un refolo di vento
Con una sciarpa viola ti alzi
dalla risaia e mi raggiungi, drastica presa
che tiene congiunti: c’è ancora un grido
tra i chicchi incantati e consenzienti
e ogni cosa per noi sembra creata.

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Intervista ad Anselm Kiefer

“Di notte mi sposto in bicicletta da un quadro all’altro”
[Intervista ad Anselm Kiefer sul ciclo “Jason” e “Das Goldene Viels” – Süddeutsche Zeitung Magazin n. 46, 16.11.1990 – Intervista realizzata da Christian Kämmerling e Peter Pursche – traduzione e cura di Matteo Zadra]

SZ: Il viaggio degli Argonauti, che lei racconta nelle precedenti venti pagine, è un mito fortemente militare. Lei lo fa invece iniziare innocentemente da un incontro pomeridiano per il caffè…

K: Sì, voglio inserire questa storia in un contesto altamente banale e quotidiano. E proprio così è incominciato: stavo seduto con i miei collaboratori al tavolo a prendere caffè e dolcetti, e, dopo aver mangiato, improvvisamente il piano del tavolo stava davanti a me come un campo di battaglia: tazze vuote, avanzi nei piatti, briciole, tracce. Ecco: un tavolo da caffè tedesco – qualora si prenda il caffè nel modo corretto – lascia emergere Giasone.
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Oltre la lettera: ‘Lord Chandos’

Molto, ma molto più che così, oltre, davvero molto oltre, quasi sorridendo di quei pregressi stati:

entrare in un nuovo toccante rapporto con tutto ciò che comunque pulsa, solo che principiassimo a pensare con il cuore

una lingua delle cui parole neanche una mi è ancora nota, una lingua in cui le cose mi si manifestano, e nella quale forse un giorno mi troverò a rispondere nella tomba

Hugo von Hofmannsthal – La lettera di Lord Chandos [pdf 178k]