Mese: febbraio 2013

Il testo per “Fantasma” dei Baustelle

di GIUSEPPE GENNA

61WBZ5mMfdL._SL500_AA300_[I Baustelle hanno pubblicato Fantasma, un concept album a mia detta strepitoso, intenso per composizioni orchestrali, temi, testi, assonanze, vocalità, citazioni (dal Messiaen del Quatuor, per esempio). Sono stato invitato dalla band di Francesco Bianconi a partecipare, con un testo di carattere artistico, alla composizione della copertina del cd. Il tema è ripreso e sviluppato in due puntate di Storie di fantasmi, trasmissione tenuta dal gruppo su RadioDue Rai: qui parlo di strani sciamani e qui discetto della voce dei morti. Qui sotto, il testo edito nella cover di Fantasma].

Donna, uomo, ognuno cela in sé l’abisso: ha la forma di fantasma. Crepitii del fuoco sotto il fuoco, genti che bevono dalle ciotole di legno il sangue. Penetrare nelle ore più incerte il volto livido di chi si sta flettendo sotto il peso del mondo, scrutare in quell’anima un’oscurità senza fondo e sotto il silenzio esteriore ravvisare e contare a uno a uno i nugoli di fantasmi. Gli umani hanno in sé l’abisso, l’abisso li contiene tutti: si agitano immateriali.

Istruzione dal Libro tibetano dei morti: prestare attenzione all’avvolgente colore bianco, l’avorio indica inganni, prepara nuove nascite future, ha sete di carne, ha fame di plasma, vuole desiderare. Rinascerà in un quadrante terreno, in una famiglia stolida e beneducata, che impasta i suoi fantasmi in grandi ritratti a olio appesi nell’anticamera dell’infanzia.
Attendiamo insieme il fantasma del grande Re.
Spalanchiamo la porta stretta del mattino, fuoriusciamo dal corpo che è fatto di cibo, concrezionato, geologico: un pianeta né celestiale né sferico, irregolare e puntuto, incapace di amare.
Recidi la parola, esamina cosa resta. Divarica la ferita ed esci, fantasma, a recitare le tue preghiere sull’arco di ghiaccio. Divora le ossa il vento gelido, ossa non umane, incastonate in un pack, a fatica riportate alla luce. Sussurri di voci non umane, linguaggi indecifrati, piccole orme di fuga sulla neve. Tu sei questo spettro che raspa la lastra congelata a nude mani sopra le acque del mare nero.
Fantasma lieve immagine che raggiunge chi ha educato la vista ai padri, alle madri, all’immediatezza della gioia amorosa.
Attraversati dal fantasma Amore, crolliamo sulla pavimentazione delle macerie.
Tu, che hai sentito, mentre io chiudevo gli occhi, come la voce smise di cantare.
Interpunzioni, frammezzi, movimenti del sonno rem: siamo questa lieve fiamma che coagula nel buio, siamo pace zuccherina e cieca, stretta cerchia di pensieri: fervore, lampo, cenere, fantasma.
La crepa di fuoco da dove nasci è aperta, è infinita, io ti carezzo, ti traino alla riva umana, amore.