Mese: febbraio 2014

Un sms inviato a un amico


Sms inviato a un amico (come passiamo il tempo noi? Così: fornendoci risate franche metricamente tesi a uscire dalle meschinità dell’uomo e della donna): “Beppe Fioroni è la pasta del pane per fare la pizza: parla come essa, con enormi dittonghi gravi onirici trascinati a lungo, esiste per via di uno strano lievito e crede a un dio totalmente errato. Il suo intimo è un uovo dalle pareti mobili. Sa di vaga ammoniaca. Sua moglie non esisterà mai”. Così, reinterpretando il mondo nonostante noi.

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True Detective – Episode 1×07 – “After You’ve Gone”

Grazie alla perizia di Andrea Morstabilini, desidero condividere con voi amanti di “True detective” l’iperbole del malessere e della morbosità che si esercitano su di noi, spettatori assetati di episodi, succubi dell’eroismo dei sottotitolatori anonimi che ci salvano dal biaschìo della Lousiana, anime graziate dalle piraterie leggere e digitali, formidabili mentori della pazienza, piccoli idioti che temono l’irruzione del salvaschermo. Ecco il trailer dell’episodio settimo, “Dopo che te ne sei andato via”, che scioglie dubbi ponendone di più vasti:

Facce ride


Io mi chiedo come è possibile che esistano ancora delle vignette di Vauro, di Staino, di Vincino. No, dài, mettete anche Forattini a bagno nell’Oil of Olaz, date degli omega-3 pure a Ellekappa, ricomponete la proditoria lega che ci forniva tante spassose occasioni di un sano e spensierato sorriso negli anni Ottanta, evviva… Si salvano solo Altan e Bucchi, lasciate spazio ai nuovi, santocielo.

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True Detective – Episode 1×06 – “Haunted Houses”


ATTENZIONE: SPOILER DELLA SESTA PUNTATA DI “TRUE DETECTIVE”
La sesta puntata di “True detective è formidabile, non dal punto di vista dell’action thriller e stando ben distante da quell’eccezionale climax che nel quarto episodio assumeva caratteri da pop artistico definitivo. La sesta puntata, “Haunted Houses”, prolunga e rovescia le modalità retoriche e strutturali dell’episodio precedente: è un grande avvallamento scavato attraverso una miriade di riempimenti, fatti e storie, velocissimi, senza trasmettere la percezione del disinteresse narrativo. Qui si procede oniricamente nel melodramma borghese, è un continuo “in & out” di situazioni e psichismi, lentissimi e potenti, “Beautiful” condotto come fosse una tragedia classica. Impressionante un coito davanti a immagini di donne e bambini scomparsi, foto segnaletiche appese a una parete domestica, in una stanza enorme e vuota, con un crocifisso solitario arredo in un muro bianco. Impressionante un colloquio con una bambina in stato di catatonia regressiva. Impressionante l’allucinato sembiante in un colloquio con un religioso traboccante colpe e sudore. Impressionante l’incontro postumo, a quindici anni dai fatti che apparivano come scena principale e non era la scena principale. Harrelson e McConaughey danno qui una prova attoriale devastante: interpretano lo stesso personaggio a tre altezze temporali differenti e lontane tra loro, sono tre stadi di personalità e fisiognomica del tutto eterogenei. Debolezza nei passaggi: un rapporto sessuale che potrebbe anche non consumarsi e viene sbandierato come casus belli. O è un buco di sceneggiatura o si tratta di una apparente trasandatezza da giocarsi nelle ultime due puntate – esattamente come la scomparsa del criminale Ginger, quello col barbone da ZZ Top, liquidato con una battuta in precedenza; oppure come la testimone interrogata circa la scomparsa di Dora Lange nel secondo episodio, la quale risultava tatuata con quel simbolo a spirale che fa da filo rosso alla narrazione dei fatti criminosi. Si conferma, in ogni caso, questa serie prodigiosa firmata dall’autore Nic Pizzolatto e dal regista Cary Fukunaga, come un punto di non ritorno di certa serializzazione televisiva, perlomeno quella a sfondo nero. Ne sono estasiato.

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Dagli Euromissili all’EuroRazzi.


Ha dichiarato il senatore Razzi a Radio24: “Renzi vuole emulare il suo maestro che è Berlusconi. Però ne deve magnà ancora di sale questo qui prima che arrivi a Silvio. Renzi non può arrivare al maestro e genio Berlusconi, quelli ce ne sta uno solo in Italia. E questi l’hanno tirato fuori dal Senato, ma è una cosa vergognosa! Ma i cittadini gliela fanno pagare se si va a votare, perché quello è un genio, mica è stato sfiduciato. Anzi, Silvio è stato coraggioso a ritirarsi per forza”. Quindi ha dichiarato il senatore Razzi: “Io da 1 a 100 voglio bene a Berlusconi 110. Io gli voglio bene come quando fosse uno di famiglia: un mio padre, mia mamma. Gli voglio bene uguale a mia moglie. L’altro giorno l’ho visto e lui mi ha abbracciato e gridato: ‘Grande Razzi!’. Ma io in confronto a lui sono solo un piccolo pesciolino. Noi siamo tutti figli suoi”. Ha inoltre precisato su questa falange che definisce dei “nuovi renziani”: “Ho sentito il ministro tot che parlava male, poi adesso ci lecca il lecca-lecca. Tutti fanno così per salvarsi la poltrona. Questi sono tutti raccomandati”. A proposito dei Marò: “Se i Marò stavano in Corea del Nord, già erano liberi, perché ci pensavo mi. Ci pensavo io. Anzi, se ci stava Berlusconi, è sicuro che da due anni i Marò stavano a casa. Non ci stavano neanche un mese. Berlusconi è un genio e come tutti i geni tira fuori dal cappello il coniglio”. Il parlamentare quindi confonde il senatore a vita Renzo Piano col deputato Pd Emanuele Fiano e si giustifica: “Questi c’hanno tutti nomi ‘stramballati’“. Infine: “Io non sono un artista, però mia moglie è un’artista, sa pitturare, lei potrebbe fare la Cappella Sistina. Crozza ha ragione. Io al posto della Cappella Sistina c’avrei fatto ‘na pizzeria, tanto il forno c’è già per il Papa”. [Qui l’audio della puntata della trasmissione in onda su Radio24, in cui il senatore Razzi è stato intervistato, dandoci un saggio della sua strepitosa interpretazione di De Saussure: http://bit.ly/1prUa7b%5D. [Invece qui un ulteriore capitolazione davanti l’incanto a cui il senatore Razzi ci costringe: http://ift.tt/1fSVoR8%5D

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Cipiglio alfaniano


Il cipiglio di Angelino Alfano seduto accanto a Matteo Renzi, il quale è garrulo e vintage-pop nell’aula del Senato, stabilisce una convergenza parallela con la fisiognomica di Gianfranco Fini nell’europarlamento quando Silvio Berlusconi insultò quantisticamente Martin Schulz ed elogiò dadaisticamente le più brutte bellezze dell’Italia, compreso il sole. Il cipiglio alfaniano non instaura soltanto una parallela da universo lobacevskiano, ma offre anche un prolungamento in uno spazio non euclideo del sembiante biliare e somatostatinico di Enrico Letta quando ha passato una campanella al suo successore l’altrodì. Dico ciò non perché mi interessi, ma perché il lombrosianesimo, applicato su emuli psichedelici di Gui e Tanassi, mi diverte.

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