Mese: marzo 2014

“Metafisica del fossile”: un brano tagliato da “La vita umana sul pianeta Terra”

Ecco un inizio di capitolo del nuovo romanzo, “La vita umana sul pianeta Terra”, che esce a maggio per Mondadori (in Strade Blu) e che ho tagliato. Non c’entra nulla con il libro. Era una tirata appositamente fastidiosa, irritante, inutilmente filosofica. Davvero non ha nulla a che vedere con stile e struttura del testo. Era un unicum, una deviazione non spontanea, priva di immaginazione e verbosa per inculcarmi il senso della fatica e frustrarmi l’invenzione. Magari fa piacere a qualche interessata o interessato, che non so perché si interessino 🙂 … Ecco il brano cancellato:

“La fossilizzazione è il principio attivo che presiede al governamento di questo universo.
L’elongazione dello spazio vitale non elimina il suo decadimento radioattivo, la sua decomposizione in monumenti organici e minerali, autentiche cattedrali di carbonio, ovverosia il fossile, secondo le linee devolutive di un rattrappimento fisico pressoché assoluto. Di qui, immensa la mole di pensamenti umani. Il fatto, definito fatale da colui che non ha compreso che la vita è un continuo privo di soste e però realizzatore di salti di qualità passeggeri o, per maggiore precisione, stati di densità transitorii, il fatto cosiddetto fatale ha spalancato da sempre al fenomeno umano i portali altrettanto fatali di una filosofia spesso approssimativa, la quale segue essa stessa la contrazione in qualcosa di minerale e apparentemente inattivo, fossilizzandosi anche essa. La combustione lenta e non percepibile della vita attiva, l’incarnarsi fisiognomico di rughe e callosità nell’apparato corporeo, la tendenza a dirigersi verso una condizione da cui sia possibile principiare processi decompositivi, questa tensione inesausta alla smaterializzazione, la brutalizzazione dei legami chimici, la meiosi che accelera e poi si rafferma per leggi interne preordinate, tutta questa fuga della materia da se stessa ha nel fossile non soltanto l’emblema supremo, bensì la realtà più duratura di un ciclo di realtà che include, oltre alla vita attiva, una vita in sonno che viene scambiata per annichilamento, rifuggita nella fantasia e nei meccanismi rettili di certi riflessi nervosi di base finalizzati alla sopravvivenza, cioè all’illusoria conservazione della vita attiva, che nell’umano evocano la presenza del rettile.
E’ perciò giustificabile che, in luogo delle nozioni non rigorose di eternamento della vita o di morte del vivente, si insinui il sogno di ripristinare l’esistenza qual essa era accettata dall’intera specie, e ciò significa sfruttare la fossilizzazione, utilizzare il minerale per revocare corpi animati nel regime dei movimenti vegetali e animali, risorgere a partire dal resto reso scabro, che affiora a pena dal terreno secco e deserto, ricco di impronte di ciò che fu e quindi di speranza che esso sarà di nuovo. Si tratta di un sogno tecnologico che permetterà all’arcaico di ripresentarsi nel futuro remoto, immensi sauropodi aggirarsi tra campi di erba bruciata dalla nuova atmosfera, corpi di gloria di antichi defunti, l’intero vasto paesaggio del passato al servizio di uno spettacolo universale, un frammento d’anca o un canino che restaurano il vivente che fu, identico e diverso, per salti di ere, ominidi che in sé rappresentano la parola di salvezza di una specie virale, l’umana, che vive attraversata da fantasie elettriche, senza posa scoccanti nel corso dell’arco incomprensibile che viene irregimentato dalla pratica delle narrazioni ed è detto “storia”.
Resuscitare da quel residuo svuotato che mantiene intatto per ere l’ultimo gesto dell’involucro corporeo, un corpo carbonizzato in forma accecante, raggrincita e definitiva, scabra e quintessenziale, su cui l’umano ha elaborato poetiche e un sogno ininterrotto: evocare il fantasma che ancora è nei pressi di quella restanza pietrificata, il fossile, la mummificazione che è pronta a ripresentarsi ristabilita, dopo il sonno misterioso e duraturo nell’inconosciuto, ora finalmente disponibile a rinnovate attività. Operazione medianica estrema, la fede nello spettro che persiste dentro e attorno alla materia. Religioni e convulsioni del tempo umano tese a garantire tale fede, una speranza solidificatasi in certezza e osso di seppia, ultimativa perché potenzialmente sempre iniziale, attualizzabile lo sconcerto del corpo risorto, automatico e svuotato nelle facoltà, convocato nuovamente nella polla sulfurea del pianeta cavo, a scontrarsi nuovamente contro le resistenze delle caldare, dei vortici oceanici, dell’avanzata delle sabbie, abbandonando lo stato scistico per ricreare un nuovo tipo umano, perfezionato, forse incapace finalmente di farsi condizionare dai sismi emotivi.
Prendere un fossile, ripristinarlo, farlo agire, insenziente, per correggere il mondo tutto.”

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Arrigo Arrigoni: “Persona informata sui fatti”


Adesso dovrei dire qualcosa su “Persona informata sui fatti” di Arrigo Arrigoni. Non mi riesce però ancora di parlarne come dovrei: cioè esondando, con una logorrea capace di imitare la totalità estesa e intensa di questo arcobaleno della gravitas e della gioia che esplode nella vita, nel secolo, nei millenni – un prodigio di memoria che mette in scena il prodigio dell’oblio progressivo. E’ stato decisivo, nel processo di agglutinamento di un super-romanzo tanto vasto, il contributo di Andrea Morstabilini, che ha lavorato fianco a fianco con questo esordiente ottantenne, un uomo stupefacente con un’esistenza altrettanto stupefacente, a cui prima o poi bisognerà accennare. Lascio dunque la parola ad Andrea, che ha curato una delle migliori quarte di copertina che mi sia capitato di leggere in vent’anni e passa di editoria. Eccola:
“Romanzo enciclopedico non per vocazione, ma per necessità, ‘Persona informata sui fatti’ è anche, e soprattutto, la testimonianza tormentata del lento, implacabile deteriorarsi della memoria: immagini ossessive, scarti imprevedibili, brusche analogie si susseguono, combinando passato e presente e futuro con lucidità innegabile eppure sottratta alle rigidità della logica. «Vedo salire il disordine che sin qui ha affollato i bianchi fogli incolpevoli» confessa il narratore, e riconosce disarmato che un caos serpeggiante sta abbattendo, una a una, le difese «delle trame che si intersecano». Allora i pensieri si aggrovigliano e, guardando indietro, sembra che tutto avvenga contemporaneamente, che si possa parlare dell’oggi con i fantasmi di ieri, che la vita si sviluppi sotto il nostro sguardo «in un frenetico rincorrersi, come in una immensa video room».Eppure, nonostante la fatica e l’affanno di ricostruire il passato, il narratore è incrollabile nella sua determinazione: persuaso che «la Vera Storia è segreta», cioè occultata, secretata, combatte una battaglia impari contro chi vuole «negare i fatti» perché non diventino mai memoria (collettiva questa volta), e non ha intenzione di darsi per vinto. Così, torna e ritorna con tenacia su alcuni momenti-chiave della storia del Novecento, dalle purghe «staliniste» di Chiang Kai-shek all’invasione del Tibet ordinata da Mao Tse-tung, dall’abdicazione di Mohammed Zahir Shah alla guerra in Afghanistan, nella speranza mai fossilizzata di scioglierne l’enigma. Un’identità sola allora non gli basta, e deve crearne di nuove, altre «persone informate sui fatti» attraverso cui indagare in presa diretta gli angoli ancora scuri della nostra storia recente. Fioriscono dunque spie e rivoluzionari, terroristi e metapsichici: tutti fingono di essere ciò che non sono, e più di tutti il narratore stesso. «Mi preoccupava molto l’essere potenzialmente riconoscibile e il venire smascherato» dice, ammettendo di aver contratto «la dipendenza dal travestimento, dallo pseudonimo, dal trucco così leggero da sembrare inesistente». Chi è allora? Chi si cela dietro il racconto di «mitobiografie false o immaginarie, relazioni e conoscenze inesistenti, esperienze mai vissute»? Anglocinese, sudamericano, italiano, agente segreto e sovversivo, giornalista e commediante, il narratore fa dell’inattendibilità la cifra del suo travagliato memoriale, del quale non sacrifica però l’onestà: si trasformano i ruoli, mutano città e continenti, si avvicendano le maschere, ma la testimonianza – lucida, perspicace, accorata – è una.”
Buona lettura, se volete.

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Tre narrazioni italiane eccezionali

Esiste un certo orgoglio nel collaborare con il Saggiatore. E’ l’orgoglio che coglie chi ha partecipato a un circo bellissimo e scoppiettante, che fu l’editoria. Oggi non esiste più l’editoria. Esiste, certamente, ma è come se si fosse passati da una mappa continentale a quella di un arcipelago. Sicuramente il Saggiatore è un’isola di questo arcipelago. E’ un luogo di confronto e di eccellenza del lavoro editoriale. Capita così che siano pubblicati, nell’arco di un mese, tre narrazioni italiane secondo me pazzesche. Ritengo che in nessuna casa editrice sarebbe accaduto. Sembra antieconomico e anticomunicativo e trascurabile, in quanto il Saggiatore non è una casa editrice di grandi dimensioni o con una fetta di mercato ampio. Invece è significativo. Proprio nel momento in cui si denuncia crisi economica, abbandono dei lettori, opponendo strategie da editor che sono surreali indegne irrazionali e cretine, ecco in libreria tre testi italiani che, almeno a me, tolgono il fiato e mi bombardano di domande, mi sfidano a oltrepassare le poetiche che sottendono, mi spiazzano e mi mostrano quanto ampio e vivente sia l’agone letterario, cioè il campo di battaglia universalistico a cui la letteratura autentica espone e l’autore e il lettore. Davvero, non sto facendo pubblicità, altrimenti direi: scusate, faccio un po’ di pubblicità. No, sto cercando di condividere lo stupore di un dramma privato esposto in pubblico, cioè lo stupore che scarnifica quando si legge un testo che è romanzo e poema allo stesso tempo. Di questi tre romanzi che stanno uscendo in libreria io non so quanti giornalisti o critici scriveranno. Ciò che è fondamentale, però, è che il Saggiatore tiene in catalogo tutti i titoli che edita, e quindi anche queste narrazioni che, ad altezza 2014, io giudico abbastanza cruciali. Siccome al Saggiatore faccio anche l’editor della narrativa italiana, si potrebbe pensare che sono titoli scelti da me e che per forza venga a dire che sono narrazioni centralissime. Ecco, non è così. Dei tre titoli, uno è arrivato in redazione attraverso Serena Casini; uno attraverso Luca Formenton direttamente ed è stato intensivamente lavorato da Andrea Morstabilini, mentre io e Andrea Gentile stupivamo nel sovrintendere silenziosamente alla tenuta della lingua, dell’esplosione di personaggi tempi e immagini; il terzo è stato scritto da un traduttore e poeta di valore assoluto, che stimo da circa vent’anni. Nei prossimi post vorrei soffermarmi un minimo a discettare su ognuno di questi libri, che qui soltanto annuncio e sui quali richiamo la vostra più affettuosa attenzione: sono tutti e tre la smentita alla finta narrativa cialtrona con cui certi editor ritengono di rispondere alla crisi, producendo cialtronerie in quantità industriale; e sono la dimostrazione che vividdio non è morto il romanzo, non è morta la poesia, non è morto il pensiero e non è morto l’incanto – è morta invece quella forma calcarea e un poco disumana che si fa il selfie con l’autopublishing e l’orrore televisivo che ha introiettato in sé. La guerra del Genio contro la Bêtise continua e a perdere è sempre quest’ultima. Ecco, dunque, le opere e gli autori che vorrei celebrare: Arrigo Arrigoni è autore di “Persona informata sui fatti” (http://bit.ly/1jHgjdl), romanzo-mondo sconcertante, una delle narrazioni italiane più sconvolgenti che abbia mai incontrato; Davide Orecchio è autore di “Stati di grazia” (http://bit.ly/1eOjrUM), iper-romanzo in forma labirintica, capace di un’oltranza linguistica impressionante (si veda qui); Massimo Bocchiola è autore de “Il treno dell’assedio” (http://bit.ly/1l3qj2i), praticamente un poema epico e lirico in prosa. Nei prossimi post, qualche parola su ognuno dei testi e degli autori, anche se il galateo editoriale imporrebbe una certa discrezione da parte mia. Però quell’editoria e quel galateo non ci sono più, il mondo cambia, soltanto l’arte muta restando identica.

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2014: l’anno luce dello scrittore Genna

Foto del 25-03-14 alle 10.10

Piccolo spazio pubblicità. Ecco l’anno luce dello scrittore Genna: come si articola e come si propone. A maggio 2014, per la collana Strade Blu di Mondadori, esce il nuovo romanzo, “La vita umana sul pianeta Terra”. Intorno alla stessa data viene pubblicata l’edizione Oscar Mondadori del “Dies Irae”, da tempo fuori catalogo. Intorno a settembre dovrebbe essere disponibile la versione tascabile minimum fax di “Italia de profundis”, titolo attualmente introvabile. E’ stato sottoscritto il contratto per la riedizione Oscar di “Non toccare la pelle del drago”, che verrà intitolato secondo quanto originariamente era: si chiamerà “Gotha” e verranno inseriti tre piccoli capitoli inediti (rimarrà come sottotitolo il titolo attuale, perché lettrici e lettori non riacquistino il libro, se già ce l’hanno). Sono stati firmati contratti per le edizioni Oscar di “Grande madre rossa” (attualmente introvabile) e “Le teste”. Sono stati depositati i contratti per l’edizione e-book Mondadori di “Catrame”, “Nel nome di Ishmael” e “Hitler”. Ringrazio tantissimo Mondadori e Luigi Sponzilli, che dirige gli Oscar, per questa opportunità: i libri passati ritornano disponibili, la backlist è viva – so bene che è un impegno non da poco per una casa editrice, in questi anni. Parimenti ringrazio molto, davvero molto, il mio agente Piergiorgio Nicolazzini di PNLA, per essere riuscito in un’impresa che giudicavo impossibile.

“True detective” e il nuovo libro

Ho finito le bozze e mi sono accorto che, in un capitolo scritto in stile giornalistico (si tratta di una cronaca abbastanza peculiare) avevo aperto una parentesi, ipotizzando la costruzione di un thriller a partire dai fatti criminali di cui andavo appunto scrivendo. Si tratta, in questa veloce parentesi, della trama abbozzata di un romanzo nel romanzo, praticamente identico a “True detective” per personaggi temi e strutture. Non è una parentesi lunga e me ne ero totalmente scordato. “La vita umana sul pianeta Terra” è stato consegnato a Mondadori a inizio gennaio 2014, quel capitolo era stato scritto ad agosto 2013. Leggerlo nelle bozze mi ha turbato. Anche il fatto che io abbia scansato a priori, e abbastanza sdegnosamente, la possibilità di narrare “alla” “True detective” mi ha turbato. Per annichilire il turbamento, mi dedico a un riassunto per video del serial tv più artistico a cui abbia mai assistito, “True detective” appunto. Serve anche a supportare un piccolo lavoro che, con un amico scrittore, sto per realizzare intorno alla serie…