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Fa coming out, lo cacciano di casa E lui raccoglie in rete 100 mila dollari

Scene di un interno di famiglia allucinante e terribile: un ragazzo parla con la famiglia, dice che è gay e, oplà, si sviluppa il selvatico barbarico violentissimo conato della Natura Secondo I Presbiteri Umani. Questa violenza, questa barbarie, questa selva oscura è inaccettabile. L’orrore umano è questa sua secrezione purulenta, capace di sedimentarsi in crediti d’imposta religiosa, insostenibili e infernali. Ora, quando qualcuno mi verrà a motivare sensatamente perché, secondo gli Accusatori, sarebbe un problema che uno infila un pezzo di carne nel corpo di una persona o di un’altra, accusa sprezzante che viene articolata senza menzionare l’amore e il desiderio di una persona per altre persone mai una volta, in una disperante messa in scena di un universo cupo, in cui non ha spazio la luce se non è offuscata da nebulose tossiche – quando qualcuno verrà a spiegarmi motivatamente questo orrore, allora gli controspiegherò che l’universo è calmo e privo di drammi assoluti e che quegli è un enorme coglione che deve levarsi di torno immediatamente.
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La scandalo Inzoli, un pedofilo per il Papa, uno sconosciuto per media e magistratura

E’ incredibile che non ci sia una risposta da parte del meeting di Comunione e Liberazione, ma anche dei giornalisti, alle pressanti domande su Don Inzoli, uno dei grossi calibri di CL, condannato per pedofilia e ridotto allo stato laicale. Su Twitter ogni giorno si cerca educatamente una reazione, una dichiarazione, una riflessione su questo scandalo. Non so, sarebbe come se un segretario di Stato vaticano fosse accusato e condannato per gravi abusi sui minori e il Papa non prendesse posizione e nessun organo di stampa informasse della cosa. Sia Ratzinger sia Bergoglio hanno preso posizione su don Inzoli. Se desiderate chiedere lumi a giornalisti e partecipanti al @MeetingRimini, su Twitter lo hashtag è #Inzoli.
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August 27, 2014 at 06:25PM


Furibondo mese di dicembre 1973, interno di famiglia, foto di gruppo con signorino. Siamo a Milano, estenuata premetropoli del tutto morale, governata con piglio edilizio dal sindaco Aniasi. La location è la scena primaria: LA CAMERA DA LETTO DEI GENITORI. Fatti incresciosi e orribili avvengono in quel bugliolo spirituale e animico. Uno di cotesti fatti si è fatto reale. Provenendo dal felicissimo universo in cui i jivatman si beano della luce divina e nessuno gli rompe le palle, viene attratto sulla Terra e in Milano l’inconsapevole esserino che, assumendo un corpo fisico fatto di minerali e grassi insaturi, si qualificherà come mia sorella. Ella viene adornata con un bavagliolo intessuto ai ferri dalla zia romagnola, oltreché di una morbida copertina che solo per ventura non è riscaldata elettricamente, ma a conti fatti è uguale: la indossi ed è come indossare un’enorme pecora viva, tiene caldissimo. Congestionata dal traumatico evento del parto, la sorellina non crede ai suoi occhi: davanti a lei si parano protoscimmioni che sfoderano rictus di zanne d’avorio. E’ incredibile. Dall’eden alla famiglia Genna non è una caduta: è un crollo, uno smottamento dell’essere, un karma intiero. Infatt la sorregge il mio papà, Vito Genna, il quale potrebbe avere fondato da un paio di mesi le BR insieme a Senzani, oppure suonare clandestinamente insieme agli Area di Demetrio Stratos, poiché nessuno in una condizione usuale indosserebbe un simile maglione e pagherebbe un coiffeur per produrre quel taglio di capelli. Le basette e il contesto pilifero del mio paterfamilias sono tuttavia coerenti al decennio: chiunque si abbigli così, si acconcia in quel modo, si esibisce in maniera consona alle scarpe correttive Gusella e ai borselli in fintapelle. La fotografia prefreudiana è scattata dalla mia mamma, la quale in quei giorni soffre di montata lattea, per il disdoro di Mélanie Klein. E veniamo al sottoscrittore Giuseppe Genna, quattrenne in quell’istantanea, l’essere indefinito a sinistra. Il suo contegno è bianchiccio come quello di tutti i bambini tristi, creature messe impalate davanti a una polaroid e, se non c’è buona sorte, accanto a un pony, in quegli anni plumbei e strapolitici. Osserviamo il taglio dei suoi capelli, l’ingestibile innocenza del suo sguardo già stanco, le orecchie divergenti come quelle di Franco Nicolazzi, il tenero smorfiare del sorriso timido e incollocabile, il suo golfino da paramedico, la pappagorgia che ancora è di là dal maturare ed enfiarsi. Questo bimbo è un cocurbitaceo animale, eretto ma già cifotico, invidioso della montata lattea che vorrebbe tutta per sé, sta assistendo a una nascita quando nemmeno è riuscito a capirci qualcosa della sua, è ancora inconsapevole dell’esistenza di Goldrake ma non di quella di Giorgio Amendola. Bella, la tappezzeria: complimenti. La testa lignea del letto forse apparteneva a Don Bosco ed è comunque un elemento vagamente manzoniano. Il corpiletto testimonia di un sentimento policromo del mondo, è una fantasia vegetale che andrebbe utilizzata per la seconda edizione dei racconti di Lovecraft. Quanti palloncini, quanti scherzetti vivaci, quanta televisione a colori vi aspetta, bimbi miei! Mi raccomando: non fate i discoli, ricordate che chiunque a questo mondo rimane fanciullino per sempre, più spesso bamboccio. Non abbiate paura, ma soltanto disgusto, e in forma accettabile e gentile, per non disturbare il prossimo, che è sempre un gran signore che ha tutti i diritti di godersi il mondo senza che voi lo importuniate con fole o dispetti, imparate piuttosto da lui come si cammina impettiti e atesta alta. Non abbiate paura. Non abbiate.

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