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October 22, 2015 at 12:56PM

L’unico autentico modo di leggere “Etere Divino”: con questa voce. Un audiofile sconvolgente. Qui sotto, il testo letto dal bot.

“Dissolte le immagini del tempo, andate. Dietro ai campanili si nascondeva certamente l’uomo dall’orecchio a metà. Barba grigia, occhi divelti: così lo conoscevo. Dentro studiavo e fuori giocavano i coetanei. Come avere un cancro e non potere uscire, mentre fuori si giocava a campana. Quanti lidi fa, si svelava il gioco delle tre carte. La mamma lava i piatti con l’aconitina. Squilla il teledrin del padre, è la donna a tradire. Passa l’autobus per la contrada Saluzzo, là dove si erigono i centri diurni per i non pensati. Siamo soli e niente in nessun tempo mai. Il plurale è uno scudo della fantasia. La lotta interna dei pupazzi di gomma, lottatori di wrestling alieni. Non vince mai il più forte: tra questi scatti la mia vita è chiusa. Il movimento non è il tempo. Il vinto non è mai l’osceno. Si può andare, camminare dentro gli antri bui, come piccoli Etere Divino in tempesta. Lo sguardo dell’infante non è che una sequenza a scatti tra il martirio della notte – morire è non esistere, quella vetta suprema di un concetto che non c’è – e il risveglio, nient’altro che un piccolo morire nell’azoto, io, inghiottito dentro il gelo aguzzo del mattino feroce”.

(da “Etere Divino”, di Andrea Gentile e Giuseppe Genna, Il Saggiatore, ora in libreria)

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