blog · Poesie

“Momento obituario”: una poesia

MOMENTO OBITUARIO

Lo scatto della porta a difesa dell’infanzia
l’uomo nero conosce chi sa e sa che morire è tumefatto
dall’alcool e dal volto che è viola scuro, livido
come un uomo che ha fatto il dovere nella vita:
fare incudine, fare martello, crescere i figli e un figlio segreto
con i risucchi della minestra la domenica investito di luce
dai cortili dei suoi nord privati e stare zitto a dire
che non esiste niente se non un euromissile o il comunismo.
Canone inverso è fare pietà.
Senza stile o metro è di sillaba in sillaba ad andare.
Così porta cadavere il corpo al letto
per fare crepitare andare a portare
un corpo come una volta nel delirio tremens, che portava
a me lamette inesistenti in una allucinazione molto poetica:
“Tieni, – mi diceva – te le dò, sono taglienti” come la mia parola
quando si occupa di te, padre.
Febo che tutto domina ondeggia e si volge a me.
Cinto di salici sono in piazza Martini senza nessuno io.
E’ notte. Fa neve. E’ stanco aere
e fosco. Chiara. E’ qui che crepa e stona
la luce artificiale, nella piazza, senza vita
appariscente. Le persone portano i cani, i latrati.
La radura ha accettato, si avvicenda.
Torno al suo corpo dopo la sigaretta in anticamera, dài.
C’è una polvere medica boracifera tra la sua toeletta fuori luogo.
Che grettezza a restare qui che tu andato vai dove non so.
Perché come se fossero vivi vestiamo i vivi io non so.
Questo era precipitare inerte, dunque: questo.
Compagni amici, denari simbolici
sono i momenti della morte, stati,
e si prende vita in tali stati una luminosità
fatta di miele d’ossa, di catalizzare, di mussola e camola
e sfarinare, che non so dire
incendiario e lento e tale il momento e va
di padre in padre fino a inizio o termine delle umane cose, va.

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blog · Cammelli Polari

Il testo integrale del “DISCORSO FATTO AGLI UOMINI DALLA SPECIE IMPERMANENTE DEI CAMMELLI POLARI”

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Questo è un post eccezionale, in quanto è storico: mai è stato pubblicato un intero libro in un post Facebook. Lo pubblica l’Italia, nella persona di me stesso. Il libro in questione si intitola “Discorso fatto agli uomini dalla specie impermanente dei cammelli polari” e fu pubblicato nel 2010 da :duepunti edizioni di Palermo. Si tratta di una sorta di operetta morale, i cui protagonisti sono strani animali pensanti e parlanti, ovvero cammelli candidi che risiedono al Polo. Oggi questo testo torna disponibile, il che significa che nessun editore lo stamperà, perché nel corso di cinque anni si è trasformata radicalmente la scena culturale, cosicché a pochi interessa di un testo e ad ancora meno di un nome, in questo caso il mio. Tuttavia ad alcune persone potrebbe incuriosire. Per questo lo metto a disposizione qui e anche fuori dal social network. Ecco dunque un intero libro in un post.
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Da “L’uomo di Londra” di Béla Tarr a un libro

Che cosa intenderei fare in letteratura: intenderei fare alcuni movimenti, tra cui questo nel video tratto da “L’uomo di Londra” di Béla Tarr, che è illegittimo proporre isolato. Ciò che intenderei realizzare non può semplicemente avere la forma dell’allocuzione o del finto discorso e, necessariamente, dovrebbe fare intendere che si sta fuori dal simbolico e che l’universale era una categoria che aveva un senso altro rispetto a ciò che si è considerato il classico nel secolo in cui mi sono formato, il quale secolo è trapassato, sta trapassando ora. Per questa ragione, essendo davvero difficile stare ad altezza di una retorica che si sta trasformando ai margini della fine della lingua e dell’orizzonte degli eventi di un trascendimento storico non soltanto inimmaginato a oggi, ma davvero inimmaginabile in quanto pertiene allo sviluppo di una intelligenza che non è affatto biologica per come è stato inteso finora il biologico, e cioè in maniera stolida e semplicistica – per questa ragione, dico, non sono paralizzato, bensì proprio immobile. C’è grande differenza tra paralisi e immobilità. Mi percepisco, linguisticamente e immaginalmente, in una fascia di Kuiper che nemmeno è il limbo. Non ho alcuna ambizione di proporre poetiche e nemmeno di comunicare messaggi. La proposta poetica che intendevo avanzare è stata formulata con “Etere Divino”, il libro scritto insieme ad Andrea Gentile e uscito a ottobre presso il Saggiatore, da cui non mi attendevo minimamente riscontri critici pubblici, mentre me ne attrendevo di privati e sono arrivati (le lettere del massimo critico italiano vivente e di uno dei più prestigiosi romanzieri e intellettuali della nazione sono impagabili). Non è più affatto questione di proporre alcunché. Non è questione di imitare o di emblematizzare o di fornire piacere o dolore. Non è mai stata questione di fare stile nella direzione di un canone surreale, che la mia generazione si era messa in mente di allucinare, spacciando la chimera per una realtà realistica o scientifica. Qui è questione del “me stesso” attraverso un testo che è indifferente ai fatti chimerici dell’origine e della fine. Non è trama e non è nemmeno questione di forma. Ciò che Béla Tarr fa nel e col suo cinema è invece, ovviamente per me e soltanto per me, qualcosa che potrei definire: il cruciale. Questa crucialità è di ordine e narrativo e poetico, ammesso che ci si ponga nella prospettiva in cui il narrativo è la stessa vicenda del poetico. Tutto deve essere messo a fuoco, esiste soltanto fuoco, incolore. Realizzare questo è per me molto difficile.

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Verso l’Intelligenza Artificiale Forte

Questa notizia è pazzesca, ma in pochi mi pare che se ne accorgano e traggano le dovute conseguenze, che sono profonde e tutt’altro che coincidenti con la paura delle macchine. Va sottolineato che è Google ad avere prodotto questa strepitosa accelerazione, su cui farebbero bene a meditare le anime candide che, da quanto vedo, si dedicano alla lettura. In pratica un software ha battuto l’uomo con lo schiacciante risultato 5-0 nel Go, il gioco cinese simile alla dama. Nemmeno un anno dopo essersi cimentata nel primo videogioco e dopo aver dimostrato di saper valutare un testo meglio di un uomo, l’intelligenza artificiale raggiunge un altro traguardo grazie al programma chiamato AlphaGo, che ha conquistato la copertina della rivista Nature. E’ stato messo a punto dall’azienda specializzata in intelligenza artificiale, la DeepMind di Londra, acquisita da Google nel 2014.
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Man in Black

071004773-d398a765-ee97-4bc1-b124-2022f53c119fAllora, è morto Black. E’ morto, ieri oggi, 53 anni, io 46, 7 più di me, avevo 17 anni e lui cantava. Un grandissimo. Tu non te lo ricordi, non lo sai, hai 29 anni e vivi in una innocenza che ti stermina, stai malissimo e quindi fai di sentire un cotone idrofilo della vita di anestesia di un misterioso etere etilico che ti mettono nel sangue respiro, ma prima c’era Black. Cantava “Wonderful life” e Black era nero e poi Zucchero gliela rubava in una cover di struggimento che era più in Black che nella romagnola delizia di gnocco fritto con su dello zucchero troppo. E’ morto Black e David Bowie e tutti e io ESATTAMENTE UN ANNO FA scrivevo questo di Black: che non c’era amore e era colpa di Black. Leggetelo, vedetelo nella canzone https://www.youtube.com/watch?v=oTljsiwkVqA, altrimenti non capite l’eccezionale di tutto questo che spettacolarmente vi propongo oggi, avendolo già proposto UN ANNO DI ESATTEZZA FA! E’ morto, w lui, la terra, ti, sia, lieve. E’ questo:
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Prodromi alla rivista “Il Saggiatore”

Schermata 2016-01-25 alle 18.18.30Qualche tempo fa ho chiesto a quanti sarebbe interessata una rivista culturale fatta seriamente. Risposero in più che seicento persone. Da oggi sto lavorando a questo progetto. La rivista sarà editata presso Il Saggiatore e si chiamerà “Il Saggiatore”. A pensarla e dirigerla sarà un comitato a quattro, composto dal direttore editoriale della casa editrice, Andrea Gentile, dagli scrittori e intellettuali Giorgio Vasta e Giancarlo Liviano D’Arcangelo e dal sottoscritto. Si tratterà di un quadrimestrale cartaceo, accompagnato da un sito ad aggiornamento continuo. L’oggetto cartaceo sarà pensato come un’opera, con fattezze di libro ogni volta concretamente spiazzante, come nel caso di riviste americane a cui si è guardato. I numeri saranno monografici, con interventi inediti di intellettuali e artisti, spesso stranieri, altrettanto spiazzanti. Si porterà avanti il discorso del contemporaneo, che noi intendiamo come presente avanzato, sguardo sul futuro, complessità, discipline divergenti e convergenti in dialogo reciproco e in osmosi continua, dall’intelligenza artificiale all’economia alla nanotecnologia alla letteratura alla neobiologia al cinema ai big data all’arte alla nuova politologia alla musica alle scienze della psiche. La rivista è saggiatoriana anzitutto in questo: esprime il discorso del contemporaneo che stiamo cercando di rappresentare con scelte di catalogo. Sguardi sul futuro e dirottamenti del passato fungeranno da modalità essenziali a un discorso che vuole consistere, vuole avere consistenza: che cos’è il contemporaneo. L’abbonamento annuale ammonterà a una cinquantina di euro per tre numeri e un libro in omaggio. A quota 100 abbonamenti si avrà la sostenibilità del progetto, sul quale inizio da oggi a lavorare, per allestire una realtà di rete che comunichi approccio e rigore dei contributi. Chiederò in un post, prossimamente, una volta volta realizzati alcuni significativi numeri zero, quante persone sono effettivamente disposte ad abbonarsi. Detto ciò, un’osservazione del tutto personale, che non impegna le altre menti al lavoro su questo progetto. Nell’impegnarmi in prima persona su una simile iniziativa, parto dall’insoddisfazione che genera in me constatare da anni che le pubblicazioni italiane, suppostamente di livello, non lo sono affatto. Sarei stufo e stremato dall’indecenza contenutistica che si sta proiettando da anni in un àmbito editoriale, quello delle testate culturali, che, se pure può sembrare non fondamentale, mentre è davvero fondamentale, arreca tuttavia avvilimento per assenza pressoché totale di valore e di adeguatezza culturale. Come detto, è un’osservazione che pertiene me e, giuro, è l’unico momento a carattere *destruens* che mi concedo. La rivista “Il Saggiatore”, e questa è una posizione comune, e dell’editore e dei realizzatori, lavora al positivo, all’espansione, all’analisi e alla sintesi. Fate sapere se la cosa vi interessa e fatelo sapere a chi può essere interessata/o.

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