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Singolarità domenicale

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Vado nell’unico tabaccaio aperto della zona la domenica, è un bar dei ricchissimi, io sempre mi sento a disagio, un toast costa 22 euro, l’uomo alla cassa è un dipendente pluriennale che sta lì nei millenni ed è di fiducia del padronato e sembra Dodi Battaglia fatto di oro. Allora sono lì con il Corriere già letto in un altro bar, perché mi sono svegliato prestissimo, da due giorni ho un’ansia non facilmente contenibile, dove sono contenute molte cose, molte persone, tra cui: io. Incredibile lettura de La Lettura come sempre, nel senso che fa schifo, tranne la parte della poesia, molto bella, con incredibile una poesia molto bella, ma da tagliare in alcuni versi, dell’anziano poeta Giancarlo Majorino, il cui libro dice che non ci sono più le collane di poesia dei grandi editori, ma non è questo il punto, in quanto esiste questo futuro che emerge da presente e conferma la metafisica: su questo arruffatamente ragionavo e devo anche lavorare all’incipit del libro difficilissimo che ho scelto di fare, per cui non sembro io e uno dice: “Che cazzata ha fatto?”, ma perché non si capisce, inoltre non riesco proprio a arrivarci e, senza sigarette, allora andavo nel bar degli ultraricchi, lì entrano solo gli Elkann, sembrano tutti John Elkann, anche le donne, sono tutti con un cappotto di strano cammello e lisci. Avevo questo Corriere, al barista chiedo se gli va bene che lo lascio per gli Elkann che vengono, così lo leggono e lui dice: “No, ce lo abbiamo, non legge nessuno, ma grazie del pensiero”. E’ vero, non legge nessuno, lui mi dice che per informarsi ha la app di TgCom24. Ha 27 anni. Alle elementari, dico io, è peggio e lui ha vent’anni di più, è giovanissimo ma è già vecchio: figurarsi io quanto sono vecchio!, con questi capelli brizzolati moltissimi, tipo le ciglia di Elio ma tutti sul cuoio capelluto, che a me vanno bene perché prima avevo la frezza di Aldo Moro e adesso sono tutti brizzolati, a me va bene, ma chiunque mi dice che sono invecchiato tanto. Mi sento macilento tantissimo. Anche quello di 27 anni lo sente e mi dice: “Figurarsi mio zio! Faceva il venditore, venti anni fa, lasciò tutto per investire in un robot che cucinava, ma non tipo il Bimby, invece tipo proprio un umano, e vanno ancora avanti a farlo. C’è Google con il robot Atlas. Lei lo cerca su Google, è un robot di Google, si vede il video. Ci sono gli umani che gli rompono le palle e gli spostano le cose che deve sollevare, le casse e gli scatoloni, lui ricalcola e non si spazientisce, ma a un certo punto si spazientisce e ti uccide: sembra che adesso uccide tutti gli umani, che gli hanno spaccato i coglioni. Entro vent’anni non c’è più questo mio lavoro di barista perché lo fanno loro. I robot diventano anche gentili, magari delle mattine io non sono gentile, ma loro sì. Quelli delle elementari sanno già che è così, è un altro mondo, non escono il pomeriggio con le bande a tirare i bussolotti nei giardini agli altri, non sanno le vie, le piazze, gli va bene così. Chissà che esperienza ci sarà!”. Agli Elkann accanto a me che prendo l’acqua gasata nella bottiglietta blu e il decaffeinato, e questi Elkann sembrano chiamarsi tutti Jaki Lupu Oceano Gigliata e Spado, a questi Elkann di questo futuro di adesso non gliene fotte niente, perché lo possiedono e cambiano nel possedimento: sono indifferenti. Poi torno a casa e c’è un microscopio che hanno scoperto, dove vedono in tempo reale dentro una cellula tutto quello che succede. Inoltre devo fare il libro, arriva l’algoritmo Milo De Angelis e fa una poesia più pazzesca di Milo De Angelis e tu: cosa fai? Ragionavo così, sentendomi di andare, soffocando andare…

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