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“I predict, in the near future,”

W.S. Burroughs in "Drugstore cowboy"

Sarà pure vero che lo scrittore ha un ruolo sociale paragonabile a quello che ormai riveste qualunque maestro di elementari – e forse anche meno. Ciò non toglie che lo scrittore non è minimamente interessato al ruolo sociale, ammesso che sia scrittore autentico. Cosa gli interessa? La lingua. Cosa è la lingua che interessa allo scrittore? E’ ciò che sta oltre la lingua senza negare la lingua. E’ una zona interdetta e una città utopica che agisce realmente sempre e solo qui e ora. In tale qui e ora lo scrittore desume flussi di immagini e suoni e ritmi e silenzi e cecità che spesso sono scambiati per profezie. Il futuro è un accadimento del tutto naturale per lo scrittore. Egli sta come in un presente, ma avanzato. Il futuro è sempre l’ultima madre. Il parto sei tu. Può capitare che lo scrittore venga investito da un mandato sociale, che molto lo fa ridere. E’ accaduto, accadrà. Il più funereo e funesto degli scrittori autentici ride moltissimo e, se si scava nel suo testo, fa sempre ridere moltissimo. Tutto è parodia: il mondo o il testo dell’autentico scrittore? Il pasto è sempre nudo, a patto che ci si accorga che si sta mangiando. La dimenticanza è una funzione della memoria, la quale è un’ultima matrigna: oltre quel cattivo matriarcato, si spera che ci sia la possibilità di stare nel puro flusso del puro silenzio. Oltre quel cattivo matriarcato, si spera. Questa è la mia profezia: non è mia, non è profezia.

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