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#Aquarius e l’Italia chiusa all’umanità

C’è poco da indignarsi, se quelli che dichiaravano con vanto la loro disumanità, invertendo la scala degli universali valori di base, ora si mettono a fare impunemente il male. C’è anzitutto il problema di una nazione, incattivita e in preda alla ferocia più immorale, che questi capitani di sventura li ha votati. Sono al governo, attaccati agli scranni come mitili in eterna mitilanza incivile, uomini e donne coerenti nella malvagità e incoerenti per impreparazione al regime dell’azione politica. Un Paese, ridotto da sempre allo stato di subalternità all’uomo qualunque del destino, vocia e bercia, mentre la Grande Proletaria, nazione costiera e ininterrottamente hotspot di partenza per viaggiatori e migranti italianissimi, si chiude nella cupaggine e nell’assenza di sentimento dell’altro. A farne le spese sono al momento 629 umani, lasciati a macerare su una nave che ha spazio per ospitare cento persone in meno di quelle attualmente a bordo. Chi è al potere ora, che sono delle impersone le cui parole grondano sangue da sempre, non racconta mai la verità. Per esempio, che Malta è grande come Palermo e i migranti fanno il 30% della popolazione isolana. L’Italia che fa la voce grossa con Malta, rappresentata da un uomo di paglia il cui cuore “batte a sinistra”, sostenuta dalla cattiveria e dall’autoritarismo e dalla corrispondente passività ciarlante, il che è da sempre una naturale cifra dell’italico fenomeno, appare nella luce più livida, in tutta la sua crudele meschinità. Un profluvio di balle, un’esasperazione della dispercezione collettiva, un fare la voce grossa con i maltesi e i disperati, ché con Trump sopravviene la pavidità, che per questa gente è una forma di saggezza. Approfitto di un grafico approntato dalla BBC e da Eurostat (qui sotto nell’immagine), dove si mostra quanto Malta surclassi l’Italia per impatto di migranti sulla popolazione residente, oltreché quanto il nostro Paese abbia accolto poco o niente, mentre tutti sbraitano che il negro, i migranti, il buonismo e rosicate. Grafico o non grafico, gli italiani ululano contro scuri nembi che rattenebrano il cielo sopra la Penisola, inventando di tutto, pur di strepitare le loro brutture e atrocità, in un avvitamento che rende davvero conto della landa devastata che è questo bimillenario esperimento sociale: è un posto abitato da semimortuari corpi in preda al vampirismo morale e all’arrivismo materiale, all’esclusivismo privo di redenzione e alla reiettitudine costante. A rappresentare questo abominio di gente, una sorta di Popeye che è al contempo Bluto, insieme a un peregrino privo di arte (il che è ovvio) ma anche di parte, poiché non sta dalla parte delle persone, dell’umano, dell’amore. Questa è gente schierata preventivamente contro qualsiasi forma di amore. Queste sono frange delle tenebre italiche, mai dome. Questi sono manichini dell’EsseEsselunga. Queste sono persone incapaci di avvertire fraternità, abbraccio, pietà, passione per l’altro. Con un corredo simile, sono destinati al più spaventoso degli hellzapoppin, che purtroppo è già qui e ora: si chiama Italia.

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