Etere Divino

Cultweek: su “Etere Divino”

etere-divino-397x550“Etere Divino” di Giuseppe Genna e Andrea Gentile è un’opera perturbante, sinfonia del mondo contemporaneo e coscienza che si fa, testo che si crea, buio che si guarda

di GIUSEPPE CARRARA

«Questa prosa, scusate, indigna». Così Andrea Gentile e Giuseppe Genna scrivono alla fine di uno dei tanti capitoletti che compongono Etere Divino. Indigna perché la loro scrittura disarticola il linguaggio, elimina i nessi di consequenzialità, è potentemente evocativa, fitta di citazioni, non risponde alle linee della narrazione classica. È una scrittura non focalizzata, perché non si riesce a individuare un punto di vista, ce ne sono troppi, le voci che parlano si moltiplicano, le frasi si contraddicono: eliminato il narratore, il testo si fa da sé…

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Da “Etere Divino”: Etere Divino Incatenato

Etere-divino

ETERE DIVINO INCATENATO

di ANDREA GENTILE e GIUSEPPE GENNA
[da Etere Divino, il Saggiatore, 2015 – http://amzn.to/1mLEIoQ]

Con tutti quelli che deve sopportare, inchiavardato alla roccia finale delle Scizie infernali dopo di cui finisce tutto il mondo e è vuoto, ridotto dalle chiavarde di Efesto e nudo al vento, infisse nella roccia dura insieme a Ermete, dopo tutto quello che ha fatto, per ordine di Giove Pluvio che lo vuole lì in castigo, e per di più i rapaci vanno a mozzicargli l’epa, ché tanto di fegato ce n’è sempre in sovrappiù, come dimostrano i fegatini dentro la minestra di brodo e di riso con i pezzetti di prezzemolo verde scuro tra i fegatini che non vuoi, bambina, e dopo che la vacca Iò è venuta a raccontare a lui, proprio a lui, che l’attizza un punziglione di bombo da qui alla fine del mondo solo perché con Giove Pluvio lei proprio non voleva dare la carne, ti pare che al Prometeo Incatenato dopo tutte queste cosalità gli arriva lì davanti, come se nulla fosse, e in effetti è nulla, e in effetti nulla è, il nostro Etere Divino, reduce da una escursione tra dolomie e da una curiosità di mitologia greca? No, lui è qui venuto su per il sentiero tra alpestri spezzettate e ciuffi di prezzemoli e si pianta lì, senza colpo ferire, davanti al Prometeo Incatenato e gigantesco, cui l’aquile non risparmiano il tessuto soporoso di sabbia di rognone e d’interiora che è il fegato: non sente niente, non ha l’innervatura, come il cervello, un falchetto può beccarlo spora per spora e lui non sente niente: è un organo cretino, come il cervello. Per di più è marrone e ci passa la vena porta. Si rigonfia se t’infurii, se lo invidii sprizza bile, tra l’erbe in un aere marzolino vedi le viscere verdiviola e screziate di rame di un qualche animale notturno tra stecchi a croce di legnetti e la vescica tutta d’oro: questa è la natura, delle cose. Per questo crescono comodi a tradimento i cancri. Si possono magnetizzare con terapia frazionata e cauterizzare con degli spilloni elettrici lunghi che ti si infilano per cauterizzarli quei pallini epatici così morbidi e letali, così a vedersi, nelle ecografie. Forse Etere Divino Prometeo Incatenato lo scambia per una roccia un poco adunca a forma grezza umana del granito scizio: sta lì e non gli dice niente. Ma la scoscesa d’un K2 per caso urla così? Fa rimbombare le brezze verso la conca del metallo in Cielo, con quelle urla epatiche di dolore vero, eschileo, Incatenato, Prometeo. Che cecità quando si urla, quando si prova il dolore vero. Bada te che non si pensa niente, quei gravi istanti che dura. Lo scorticano strigiformi con i becchi adunchi che indagano tra i fegatelli e l’urlo arriva fino a Crescenzago e oltre, rimbalzando dalle colze occluse dei cieli a bitumi, sopra le città degli uomini, cui rubò il fuoco. Vedi: il brando mistico lo portava a noi e, fedele spennato arcangelo, cade nel vano. Ghiacciato è il fulmine, le Meteore pallide, pianeti spenti, piovono tutti gli angoli da tutti i firmamenti nella materia che mai non dorme e tiene l’impero nel lampo tremulo e umido provoca e insiste. Questo era Prometeo prima che fosse Incatenato.
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Su Blow Up: Giossi su “Etere Divino”

Si parla di “Etere Divino”, il libro di Andrea Gentile e me, appena pubblicato presso il Saggiatore. Io sono abbastanza commosso da questa intercettazione di Giacomo Giossi su “Blow Up”. Giacomo Giossi è un intellettuale che stimo e non da oggi. Uno dei momenti qualificanti della scrittura è l’impatto con lo sguardo altrui, che è uno sguardo altro, uno dei molti sguardi altri possibili. Qui io e Andrea Gentile veniamo visti nelle intenzioni e negli esiti di quelle intenzioni. Se ciò bastasse a decretare che si tratta di letteratura, la letteratura non esisterebbe. La letteratura è una proposta dell’impossibile, da parte dell’impossibile, potenza che utilizza il materiale umano che trova, il quale si mette a disposizione dell’impossibile, volente o nolente. Un neurone è per sempre: al servizio della letteratura. Ora, né io né Gentile né Giossi sappiamo se l’impossibile ha utilizzato questi poveri neuroni, non sappiamo se la letteratura parla in “Etere Divino”. Sappiamo soltanto che Etere Divino parla in “Etere Divino”. Etere Divino è personaggio e non personaggio, mondo e più che mondo e meno che mondo – questo è certo. Non esiste nemmeno il problema se “Etere Divino” sia bello o meno. Al massimo, può essere perturbante. Dal mio punto di vista di autore, che ovviamente è molto sospetto e anzitutto per il fatto che può essere inquinato dalle tossine del narcisismo, si tratta della proposta poetica e affabulativa e narrativa più radicale che io ho effettuato nella mia vita. Il giudizio va allo sguardo altro, che sono le lettrici e i lettori, nel tempo e cioè fuori dal tempo, tra i quali è certissimo che Giacomo Giossi è stato ed è stato uno dei più amati, e non perché abbia parlato bene del libro. Il punto non è questo: il punto è l’amore.

Etere Divino su Blow Up

Divagazioni sparse per l’Etere (Divino) – CrapulaClub

Come accostarsi a “Etere Divino”, il poema latente e il romanzo nascosto che io e Andrea Gentile abbiamo allestito, come forma ultrema di quanto pensiamo che sia ciò che è letterario e italiano? Constato che il libro risulta poco presente nelle librerie a Milano, poiché i professionisti del bancone considerano “respingente” il tutto. Certo, è “alto”: e quindi? La ricezione dovrebbe non essere? Invece è. Ecco, per esempio, la reazione scomposta, e quindi perfettamente allineata, che Alfredo Zucchi di Crapula testimonia con queste strepitose riflessioni e citazioni. Non so come ringraziare, quindi ringrazio. Per noi “Etere Divino” è esattamente questo. Ricordo che il libro, appena uscito per i tipi de Il Saggiatore, se non lo si trova in libreria, lo si trova su Amazon e tanti saluti ai librai che sono respingenti.

Il pezzo su Crapula: http://bit.ly/1M0g6o6

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Con Andrea Gentile: il poema latente “Etere Divino”

E’ in tutte le librerie da oggidì “Etere Divino”, poema latente e romanzo nascosto di cui sono autori Giuseppe Genna e Andrea Gentile, edito presso i tipi de Il Saggiatore, fabbrica letteraria e intellettuale radicata in Milano, sotto l’egida di Luca Formenton. Qui la lettura di un brano, “Bambino”, ovviamente per Alfredino: https://www.youtube.com/watch?v=HGn_SJnZbsQ. Il testo della quarta di copertina, di cui è autore Andrea Morstabilini, a cui il libro è dedicato:

“Etere Divino nasce, e nascendo genera il mondo in cui viene al mondo. Etere Divino, astro di terracotta, singolarità gravitazionale, si muove in questo mondo creato da sé medesimo – un po’ Walser un po’ flaneur – e il mondo si fa intorno a lui, così che tutto si dispiega davanti al lettore un universo che nasce, si espande, va morendo; un universo a cui capita, per clinamina imprevedibili, di essere il nostro. Al centro di questo poema cosmogonico, punto omega delle sue costellazioni immaginali, sta appunto Etere Divino: incontra la morte ma la dimentica, sperimenta il sacro rigettando però il barocco, saetta furioso sopra mari salgariani e infine – protagonista della più celebre e imitata delle catabasi letterarie – rinasce al mondo pronto per l’esperienza del tragico che, dell’esistenza innocente degli inizi, è il puntuale, necessario, doloroso controcanto.
Etere Divino è un congegno testuale che, ora aprendosi in diastole vertiginose e immaginifiche, ora contraendosi nelle sistole di una lingua densissima ma pronta ad accogliere il proprio sfacelo, porta il lettore a fare, attraverso la lettura, esperienza di sé nel tempo. E di quel tempo assoluto in cui le categorie di presente, passato, futuro, prima e dopo, smettono di avere significato che è il tempo della letteratura: vivono allora in queste pagine Esiodo e Kafka, Eschilo e Melville, poi Omero, Dante e Shakespeare, Leopardi, Carmelo Bene, tappe erratiche di un’odissea contemporanea che è anche, e prima di tutto, odissea della lingua.
Prosa se la natura della poesia si identifica nel suo darsi per versi; poesia se la radice della poeticità è la «sublime esitazione fra il senso e il suono», Etere Divino stupisce per l’imprevedibilità dei toni e delle soluzioni, dimostrando per virtù stessa della propria esistenza l’imperfezione e l’obsolescenza di generi e registri letterari, diaframmi che dividono, veli che separano la lingua dall’assolutezza che, sola, è vera cifra della letteratura.”

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