GMR recensito su Il Messaggero

GMR_coverbig-thumb2.gifUn boato a Milano
Esplode il palazzo di giustizia

di RENATO MINORE
messaggero.gifUn undici settembre milanese, esplode il Palazzo di Giustizia, più di mille morti e qualcuno pensa anche di usare le scorie nucleari. L’occhio caldo e appassionato e la voce onnisciente accompagnano la mostruosa deflagrazione, scena primaria e apocalittica, grande incipit da vero scrittore del romanzo di Giuseppe Genna Grande Madre Rossa. Le indagini sono prima orientate sulla pista islamica e, poi, deviate verso la misteriosa consistenza di un’organizzazione, o setta segreta, che vuole, con la distruzione totale, rigenerare il mondo partendo dalle cose di casa nostra e stringendo in un cappio la memoria basculante e intermittente di medaglioni di famiglia, da Marx alla Meinhof.
Indaga l’ambiguo Guido Lopez, vecchia volpe dei romanzi di Genna. Deve recuperare un misterioso schedario che cela le nefandezze italiane di ieri e di oggi. Usa metodi inconsueti: anche una versione singolare de I Ching, con auratiche bottiglie fatte a pezzi. Il ritmo spezzato e incalzante, paratattico e avvolgente dei capitoli, come una lava continua che avvolge la continuità della storia, è la scrittura che meglio sorregge la percezione paranoica di un immenso complotto che inghiotte se stesso. Genna scardina la frontiera dei generi ampiamente usati e combinati, il noir, la spy story, la fantascienza per tentare un nuovo capitolo di una controstoria nostrana, alimentata da una realtà putrescente che diventa «finzione letteraria al cento per cento». Una via che non ha altri esempi di tale vigore espressionistico e visionario nella nostra narrativa più giovane.

Corri, Cesare, corri!

di Valerio Evangelisti
[da Carmilla]
battisticorri.jpgMentre scrivo non so che fine abbia fatto Cesare Battisti. Se sia in effetti fuggito o se, come affermano i suoi avvocati, possa essere vittima di una crisi depressiva.
La mia speranza è che la prima ipotesi sia quella vera. Che ancora una volta l’eterno fuggitivo sia scivolato dalle mani dei suoi eterni aguzzini e si trovi lontano, lontanissimo. Momento, certo, terribilmente doloroso per lui. La prima volta che scappò di prigione era appena ventenne, adesso ha cinquant’anni e due figlie, una di nove e l’altra di diciannove anni. Meglio però questo distacco che venire seppellito per sempre in un carcere. Cesare non è tipo da carcere. Nessuno lo è, in effetti, ma lui meno di tutti. Eppure è da quando era adolescente che pesa su di lui l’ombra della prigione. Vi è finito in Italia, in Messico, in Francia. Ogni volta è riuscito a tornare in libertà, per vie legali o illegali. Ha praticato con sistematicità il diritto all’evasione, e ha fatto benissimo. Questa volta soprattutto.

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‘Il caso Battisti’

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IL CASO BATTISTI
L’emergenza infinita e i fantasmi del passato
di Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna e Wu Ming 1
NDA PRESS
€ 8.00
2004

Il 10 febbraio 2004 la polizia francese arresta Cesare Battisti, scrittore italiano reduce degli “anni di piombo”, da tempo esule a Parigi dove ha avuto due figlie. La capitale francese l’ha accolto in base alla celebre “Dottrina Mitterrand”, che da vent’anni garantisce diritto d’asilo ai fuggiaschi della lotta armata, purché rinuncino alla clandestinità e alla violenza politica. Oltre a ciò, nel 1991 la magistratura francese, dubbiosa delle circostanze in cui Battisti era stato processato e critica nei confronti delle condanne definitive in contumacia emesse dai tribunali italiani, aveva dichiarato Battisti non estradabile. Stavolta, a chiedere la sua estradizione per delitti avvenuti nel 1979 è il ministro della giustizia Castelli. Il governo di centro-destra francese vorrebbe accontentarlo, ma moltissimi intellettuali si mobilitano a difesa della “Dottrina Mitterrand” e di tradizioni di accoglienza e asilo risalenti almeno alla guerra civile spagnola. Mentre in Francia la protesta ottiene grande visibilità, qui da noi (benché un appello contro l’estradizione raccolga oltre duemila firme di scrittori, registi, deputati e semplici cittadini) si fatica a perforare lo “scudo stellare” del giustizialismo. La società italiana non ha ancora fatto i conti con le conseguenze delle leggi speciali anti-terrorismo, e la classe politica si rifiuta di rileggere gli anni Settanta senza inforcare gli occhiali del vecchio “partito del rigore”. Infatti, quando i magistrati francesi mettono in libertà provvisoria Battisti, in Italia tutti i media convergono in un attacco alla personalità dello scrittore, sovente attribuendogli opinioni non sue e azioni che nemmeno i tribunali gli addossarono. Questo libro, curato dalla redazione della rivista Carmilla, cerca di esercitare la ragione, sollevare dubbi, far sentire “l’altra campana”.

‘Ishmael’ sul Guardian!

guardiannp.gifThe Guardian, 3.7.2004
THE ITALIAN MOB
petit.jpgIl regista e scrittore Chris Petit, autore di The Human Pool, è esaltato da Nel nome di Ishmael, la cospirazione europea di Giuseppe Genna, che paragona a un incrocio tra Dennis Wheatley e ‘La dolce vita’.
di Chris Petit
Spider’s Web di Alan Friedman, un libro inchiesta sull’entusiasmo di Londra Washington e Roma nell’armare Saddam Hussein durante gli Ottanta, inizia proprio a Roma, in piena deferenza al primato dell’Italia in fatto di cospirazioni. Per le stesse ragioni, Nel nome di Ishmael, thriller politico picchettato di eventi storici, definisce l’Italia come la nazione della cospirazione, precisando: “Gli Stati Uniti della Pubblicità sono dilettanti quando si parla di cospirazioni. Gli Italiani hanno una storia. Disporre di una storia significa disporre di cospirazioni”. ishmaelguardian.gifLa cospirazione tratteggiata da Genna è un affaire compulsivo, perfino voluttuoso, che corre in parallelo a quelli esplorati nel cinema da Francesco Rosi, come Cadaveri eccellenti o il caso storico de Il caso Mattei. Mattei, a capo della compagnia petrolifera di Stato, l’Agip, e grande oppositore del cartello delle multinazionali, descritto ai tempi dal Time come l’italiano più potente dai tempi dell’imperatore Augusto, morì in un incidente aereo nel 1962. La sua morte gioca un ruolo centrale nel romanzo di Genna.
Nel nome di Ishmael è un thriller sofisticato e cinematografico, proprio alla maniera di Rosi, che con agilità incrocia due indagini a Milano, a distanza di quarant’anni, incentrate sul sacrificio rituale di bambini, omicidi politici, un network sadomaso e una setta di killer professionisti – tutti connessi a “un potere occulto e tentacolare”, un’organizzazione religiosa segreta guidata dal misterioso e invisibile Ishmael.

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Intervista a Time Out su ‘Ishmael’

[In the name of Ishmael, versione inglese del thriller mondadoriano, è uscito in Inghilterra. Il settimanale londinese Time Out mi ha chiesto un’intervista. La pubblico qui. gg]

Nel suo libro Il cuore oscuro dell’Italia lo scrittore inglese Tobais Jones chiede: “Come mai ci sone cosi tanti misteri in Italia?”. Lei pensa che tutti queste domande senza risposte spiega la voglia del pubblico di leggere gialli?

Non credo, altrimenti avremmo un pubblico di lettori che frequenta la letteratura per una sorta di impegno civile. La politicizzazione del genere nero è più un fatto di scrittura, che di ricezione della narrativa da parte degli italiani. Per quanto l’Italia sia un Paese la cui storia è fitta di trame nere, resta tuttora una nazione a bassa intensità culturale.
Ha ragione Jones, nella sua incursione straordinaria nella cultura italiana, a puntare il dito sulla pervicacia di una politica di imposizione della sottocultura, attraverso l’apparato mediatico che il premier Berlusconi detiene in modo quasi esclusivo.

Sente affinita` per altri scrittori come Massimo Carlotto, Andrea Camilleri, Carlo Lucarelli e Marcello Fois?

No, essenzialmente io scrivo thriller e spy story, mentre sia Camilleri sia Carlotto sia Fois si occupano di poliziesco all’italiana. Se c’è affinità, è con Carlo Lucarelli, che dopo avere contribuito al successo della letteratura nera in Italia, sta ora imponendo una forte attenzione alla ricerca storica e alla creazione di un nuovo genere storico, meno fantastico ma sicuramente più importante per la ricerca delle radici del presente italiano. Io mi muovo al di là dell’orizzonte italiano: per me il panorama e il teatro narrativo è l’Europa, i suoi rapporti con l’America e l’oriente, ma anche con l’anomalia inglese.

Questi scrittori perferiscono l’etichetta ‘noir’ a quella di ‘giallo’. Vale anche per Lei?

Io sono decisamente un autore di thriller geopolitici – se la definizione non spaventa… 🙂

Ha detto Andrea Camillieri che la realta` politica in Italia ha superato, so non abolito, l’immaginazione. Lei e` d’accordo? Se e` d’accordo, quali sono le conseguenze per il romanzo italiano?

Una conseguenza fondamentale: è grazie a quella situazione denunciata da Camilleri che ora, in Italia, disponiamo di un capolavoro di genere come Romanzo criminale di Giancarlo De Cataldo, il quale è anche un magistrato – forse in Italia non basta essere ottimi scrittori per scrivere un ottimo romanzo nero, bisogna anche essere giudici. Credo invece che nel mio caso non basterebbe nemmeno essere giudice oltre che scrittore: io mi occupo di un problema filosofico che ha nome Henry Kissinger…

Qual è dunque il rapporto tra la realta` e l’immaginazione nel suo libro?

L’invenzione è declinata in due sensi in Ishmael. Da un lato c’è un aspetto simbolico, direi filologicamente esoterico, che costituisce un continuo richiamo della grande sapienza simbolica di matrice massonica ed alchemica. Per esempio: in una scena centrale appare una mummia, che esprime più significati di una mummia reale. E’ un appello quasi evangelico: chi ha orecchie per intendere intenderà.
C’è quindi un secondo piano su cui viene giocata l’invenzione: ed è una sorta di ucronia politica, come se Philip Dick si fosse messo a scrivere thriller storici (e l’ha fatto, dopotutto), con l’intento di percorrere i molti rami possibili di una storia nazionale che è stata per cinquant’anni un buco nero della geopolitica (non va scordato che in Italia erano dislocati agenti segreti in numero molto maggiore rispetto che a ogni altra nazione europea). La realtà storica stimola un’invenzione simbolica e un’invenzione storica – non poi così distante dalla realtà. E’ una lezione che John LeCarré non ha mai smesso di impartirci.

C’e` uno stile paranoico della politica italiana che e` rispecchiato nel suo libro?

No. Il complottismo italiano è ridicolo quanto la politica italiana. Direi che la paranoia, almeno nelle mie intenzioni, viene utilizzata come lente deformante della realtà che permette di osservare l’incredibile miracolo della storia umana. Il modello è più Pynchon che Andreotti.

Puo` spiegare la struttura di Nel nome di Ishmael per quanto riguarda lo schema temporale?

Anche in questo caso, devo richiamare Pynchon e il suo canto della paranoia, che è anzitutto il romanzo V. Due tempi distanti tra loro convergono attraverso coincidenze, strane sincronicità, ricursioni, ritorni dei medesimi personaggi. Il libro è un imbuto, chi legge scivola verso un’unica uscita pur provenendo da due direzioni diverse. Il fatto che le storie siano due – quella dell’ispettore Montorsi nel 1962 e quella dell’ispettore Lopez ai nostri giorni – permette di osservare tempi diversi negli stessi luoghi e luoghi diversi nel medesimo tempo.

Mi sembra sbagliato discrivere il Suo libro come hard-boiled, dato che ha una visione casta e cinica. E i brani descrittivi sono spesso dettagliati e lirici. Le interessa ritrarre l’esperienza quanto le interessa la trama del libro? Ha mai scritto poesia?

Va detto che la mia cultura di formazione è essenzialmente poetica. Sono estremamente convinto che la poesia italiana costituisca una zona privilegiata dell’esperienza letteraria a livello planetario. Per un italiano, leggere oggi Heaney fa una strana impressione: sembra di leggere un poeta italiano dell’Ottocento. Lo stesso valga per Walcott o per Pinsky. Non per Brodsky o, per stare all’attualità, Armitage. E’ un fatto che la prosa, in Italia, non sia una prosa d’arte e che i miei colleghi narratori facciano davvero fatica a sentire la lingua e a lavorare sul piano stilistico – con le ovvie eccezioni, come dimostra Q dei Luther Blissett. Quanto al fatto che io ho una propensione per castità e cinismo, questo conferma che sono uno scrittore moralista e, in fondo in fondo, più anglosassone di quanto possa ritenere.

Esce ‘Catrame’ in francese: ‘Sous un ciel de plomb’

sousuncieldeplomb.jpgMentre si attende l’uscita dell’edizione paperback di Ishmael negli Stati Uniti (il che è davvero un eveto) e quella hardcover inglese, è arrivata ieri la prima copia dell’edizione francese di Catrame, il cui titolo è stato modificato in Sous un ciel de plomb dall’editore Grasset (12.90 €). Il traduttore è il bravissimo Julien Gayrard, il medesimo di Au nom d’Ismaël, uscito sempre per Grasset. Sous un ciel de plomb è il quarto titolo della nuova collana ‘Grasset noir’. Riproduco la quarta di copertina:
“Ciel de plomb sur Milan. Goudron collant et fumant dans l’exténuante banlieue de la ville. Entre les logements sociaux de Calvairate, la cité dortoir de Quarto Oggiaro, et la prison d’Opera, d’étranges événements se produisent : un homme se suicide, laissant un mensonge pour explication ; un réseau de pédophiles est découvert ; et un ancien terroriste s’évade… Au cœur des services secrets – pris entre des vérités inavouables et d’inquiétants mots d’ordre, tels l’indulto, cette loi d’amnistie attendue par les prisonniers politiques, vingt ans après l’affaire Aldo Moro – l’inspecteur Guido Lopez pressent un complot. Mais sait-il seulement sur qui ou sur quoi il enquête ? Pour découvrir ce qui se trame, Lopez va être contraint d’exhumer ses vieux souvenirs et des connaissances du passé… Un polar explosif dont le scénario plonge dans l’histoire récente de l’Italie, et restitue une ville de Milan intense, poétique et trouble”.

‘Ishmael’ nel Regno Unito

Sta per uscire l’edizione inglese di Nel nome di Ishmael, presso Atlantic Books. Questa accanto (ingrandibile cliccandoci sopra) è la spiazzante copertina, che per me costituisce un enigma che sfiora il complotto. E questa è la scheda di presentazione, reperibile su Amazon:
“A savage and complex thriller set in fogbound, wintry Milan, In the Name of Ishmael is the story of a secret cult of assassins and the two detectives who set out to reveal the truth about Ishmael, the group’s heavily protected and enigmatic leader. Expertly weaving apparently unmatched threads in two separate time periods – mysterious child murders, a series of seemingly unconnected assassinations, the accident that killed Princess Diana, a disturbing society of sadomasochists, and the death of an Italian press magnate – Genna crafts a chilling and utterly compelling tale of political conspiracy and serial murder. Terror and spellbinding literary gamesmanship are at the heart of this daring fiction debut. In the Name of Ishmael is a gripping whodunit and stunning work of literary fiction”.
Giuseppe Genna – In the name of Ishmael – pgg. 400 – Atlantic Books – £ 12.99