“I vivi e i morti” di Andrea Gentile

E’ in libreria I vivi e i morti di Andrea Gentile, edito da minimum fax (qui la pagina dedicata). Ne scriverò prossimamente in maniera più complessa e meditata, ma inizio a segnalare l’eccezionalità del testo e dell’autore, del quale fui editore per il suo titolo di esordio, L’impero famigliare delle tenebre future (il Saggiatore), sorprendente e letterario a un livello intenso, in qualche modo rivoluzionario.
Ho avuto la fortuna di scrutare all’interno de I vivi e i morti, quest’opera che è summa, ovverosia universo che non si comprende se sia in espansione o in infinito collasso: la leggevo, vocalmente indistruttibile e certa, quando ancora germogliavano parole violente e visioni di tenerezza struggente, su cui Gentile andava costruendo la struttura del tremendo. E’ un capolavoro dell’epica italiana, una scrittura tra le più affascinanti di questi anni, un immaginario impossibile e coerente, una collettività di fantasmi faulkneriani, continuamente smentiti dal mondo, continuamente capaci di smentire il mondo. Tra sotterranei carcerari piranesiani, galee che solcano un mare che non esiste, tratturi su cui si avventurano giganti e bambine, apoteosi di quel personaggio rabelaisiano che è Gianni Sannio, i senzaterra arrivano a popolare Masserie di Cristo, un ipostatico paese del Centritalia colpito dai fulmini dell’apodissi, una delle figure centrali nella prosa di Andrea Gentile. E’ da leggere, non so come essere più persuasivo di così: è necessariamente da leggere, per esserne necessariamente invasi, per partecipare all’epopea di un’umanità derelitta, in cui Béla Tarr incontra Franz Kafka, più che László Krasznahorkai. E’ un torrido, glaciale momento della prosa italiana contemporanea, della narrazione che si rinnova in forma sorprendente e granitica, del sogno materico che mette in luce uno scrittore importante, un libro imprescindibile, trasformativo, integralista, fondamentale e fondamentalista. Questa, secondo me, è la letteratura. Cibatevene, bevetene: questo è il suo corpo e il suo sangue, offerto in memoria di voi stessi.

Annunci

Finisce l’esperienza al Saggiatore. Un ringraziamento ai saggiatoriani

saggiatore_twitter_400x400Termina la splendida esperienza che mi è stato permesso di compiere al Saggiatore. Da fine marzo non sarò più consulente ed editor della narrativa italiana. Sono stati anni esaltanti, a contatto con un gruppo umano eccezionale, sotto la regia accorta del presidente Luca Formenton, l’editore, personalità capace di un illuminismo d’eccellenza e di intuizioni folgoranti, oltreché dotata di un amore sconfinato per la letteratura e la sua declinazione editoriale: un intellettuale che non smetterò mai di ringraziare per le possibilità datemi e le esperienze concessemi. Ho avuto l’occasione di lavorare con autori diversi tra loro e ognuno capace di segnare la narrazione con profondità e stile, lavorando sui generi e oltre: desidererei ringraziare ciascuno scrittore saggiatoriano, ma la lista, dopo più di cinque anni, sarebbe troppo lunga per un post. Mi sia permesso di ringraziare lo staff del Saggiatore, dal direttore editoriale Andrea Gentile agli editor Andrea Morstabilini e Matteo Battarra, così come i componenti della redazione e dell’ufficio stampa e diritti, di quello tecnico e di quello commerciale, oltre che dell’amministrazione. Un ringraziamento ammirato e grato va alla mente che concepisce la grafica d’insieme della casa editrice. Si è trattato di uno dei periodi più arricchenti e dinamici della mia vita professionale. Il Saggiatore, lo dico senza remore e sospetti di malizia, mi sembra in questo momento una delle realtà migliori e più continue del panorama italiano, non c’è cedola editoriale che non contenga testi fondamentali e/o interessantissimi. Un ringraziamento finale, ma che non è ultimo in importanza, alle lettrici e ai lettori che hanno scelto di seguire le scelte e il lavoro che sono state effettuate in questi anni presso i tipi de il Saggiatore.
E ora? Ora si va in mare aperto, intuendo i contorni dell’isola che non c’è e che sta per esserci.

Da “Etere Divino”: Etere Divino Incatenato

Etere-divino

ETERE DIVINO INCATENATO

di ANDREA GENTILE e GIUSEPPE GENNA
[da Etere Divino, il Saggiatore, 2015 – http://amzn.to/1mLEIoQ]

Con tutti quelli che deve sopportare, inchiavardato alla roccia finale delle Scizie infernali dopo di cui finisce tutto il mondo e è vuoto, ridotto dalle chiavarde di Efesto e nudo al vento, infisse nella roccia dura insieme a Ermete, dopo tutto quello che ha fatto, per ordine di Giove Pluvio che lo vuole lì in castigo, e per di più i rapaci vanno a mozzicargli l’epa, ché tanto di fegato ce n’è sempre in sovrappiù, come dimostrano i fegatini dentro la minestra di brodo e di riso con i pezzetti di prezzemolo verde scuro tra i fegatini che non vuoi, bambina, e dopo che la vacca Iò è venuta a raccontare a lui, proprio a lui, che l’attizza un punziglione di bombo da qui alla fine del mondo solo perché con Giove Pluvio lei proprio non voleva dare la carne, ti pare che al Prometeo Incatenato dopo tutte queste cosalità gli arriva lì davanti, come se nulla fosse, e in effetti è nulla, e in effetti nulla è, il nostro Etere Divino, reduce da una escursione tra dolomie e da una curiosità di mitologia greca? No, lui è qui venuto su per il sentiero tra alpestri spezzettate e ciuffi di prezzemoli e si pianta lì, senza colpo ferire, davanti al Prometeo Incatenato e gigantesco, cui l’aquile non risparmiano il tessuto soporoso di sabbia di rognone e d’interiora che è il fegato: non sente niente, non ha l’innervatura, come il cervello, un falchetto può beccarlo spora per spora e lui non sente niente: è un organo cretino, come il cervello. Per di più è marrone e ci passa la vena porta. Si rigonfia se t’infurii, se lo invidii sprizza bile, tra l’erbe in un aere marzolino vedi le viscere verdiviola e screziate di rame di un qualche animale notturno tra stecchi a croce di legnetti e la vescica tutta d’oro: questa è la natura, delle cose. Per questo crescono comodi a tradimento i cancri. Si possono magnetizzare con terapia frazionata e cauterizzare con degli spilloni elettrici lunghi che ti si infilano per cauterizzarli quei pallini epatici così morbidi e letali, così a vedersi, nelle ecografie. Forse Etere Divino Prometeo Incatenato lo scambia per una roccia un poco adunca a forma grezza umana del granito scizio: sta lì e non gli dice niente. Ma la scoscesa d’un K2 per caso urla così? Fa rimbombare le brezze verso la conca del metallo in Cielo, con quelle urla epatiche di dolore vero, eschileo, Incatenato, Prometeo. Che cecità quando si urla, quando si prova il dolore vero. Bada te che non si pensa niente, quei gravi istanti che dura. Lo scorticano strigiformi con i becchi adunchi che indagano tra i fegatelli e l’urlo arriva fino a Crescenzago e oltre, rimbalzando dalle colze occluse dei cieli a bitumi, sopra le città degli uomini, cui rubò il fuoco. Vedi: il brando mistico lo portava a noi e, fedele spennato arcangelo, cade nel vano. Ghiacciato è il fulmine, le Meteore pallide, pianeti spenti, piovono tutti gli angoli da tutti i firmamenti nella materia che mai non dorme e tiene l’impero nel lampo tremulo e umido provoca e insiste. Questo era Prometeo prima che fosse Incatenato.
Continua a leggere “Da “Etere Divino”: Etere Divino Incatenato”

Prodromi alla rivista “Il Saggiatore”

Schermata 2016-01-25 alle 18.18.30Qualche tempo fa ho chiesto a quanti sarebbe interessata una rivista culturale fatta seriamente. Risposero in più che seicento persone. Da oggi sto lavorando a questo progetto. La rivista sarà editata presso Il Saggiatore e si chiamerà “Il Saggiatore”. A pensarla e dirigerla sarà un comitato a quattro, composto dal direttore editoriale della casa editrice, Andrea Gentile, dagli scrittori e intellettuali Giorgio Vasta e Giancarlo Liviano D’Arcangelo e dal sottoscritto. Si tratterà di un quadrimestrale cartaceo, accompagnato da un sito ad aggiornamento continuo. L’oggetto cartaceo sarà pensato come un’opera, con fattezze di libro ogni volta concretamente spiazzante, come nel caso di riviste americane a cui si è guardato. I numeri saranno monografici, con interventi inediti di intellettuali e artisti, spesso stranieri, altrettanto spiazzanti. Si porterà avanti il discorso del contemporaneo, che noi intendiamo come presente avanzato, sguardo sul futuro, complessità, discipline divergenti e convergenti in dialogo reciproco e in osmosi continua, dall’intelligenza artificiale all’economia alla nanotecnologia alla letteratura alla neobiologia al cinema ai big data all’arte alla nuova politologia alla musica alle scienze della psiche. La rivista è saggiatoriana anzitutto in questo: esprime il discorso del contemporaneo che stiamo cercando di rappresentare con scelte di catalogo. Sguardi sul futuro e dirottamenti del passato fungeranno da modalità essenziali a un discorso che vuole consistere, vuole avere consistenza: che cos’è il contemporaneo. L’abbonamento annuale ammonterà a una cinquantina di euro per tre numeri e un libro in omaggio. A quota 100 abbonamenti si avrà la sostenibilità del progetto, sul quale inizio da oggi a lavorare, per allestire una realtà di rete che comunichi approccio e rigore dei contributi. Chiederò in un post, prossimamente, una volta volta realizzati alcuni significativi numeri zero, quante persone sono effettivamente disposte ad abbonarsi. Detto ciò, un’osservazione del tutto personale, che non impegna le altre menti al lavoro su questo progetto. Nell’impegnarmi in prima persona su una simile iniziativa, parto dall’insoddisfazione che genera in me constatare da anni che le pubblicazioni italiane, suppostamente di livello, non lo sono affatto. Sarei stufo e stremato dall’indecenza contenutistica che si sta proiettando da anni in un àmbito editoriale, quello delle testate culturali, che, se pure può sembrare non fondamentale, mentre è davvero fondamentale, arreca tuttavia avvilimento per assenza pressoché totale di valore e di adeguatezza culturale. Come detto, è un’osservazione che pertiene me e, giuro, è l’unico momento a carattere *destruens* che mi concedo. La rivista “Il Saggiatore”, e questa è una posizione comune, e dell’editore e dei realizzatori, lavora al positivo, all’espansione, all’analisi e alla sintesi. Fate sapere se la cosa vi interessa e fatelo sapere a chi può essere interessata/o.

da Facebook http://on.fb.me/1OK2f3v

Su Blow Up: Giossi su “Etere Divino”

Si parla di “Etere Divino”, il libro di Andrea Gentile e me, appena pubblicato presso il Saggiatore. Io sono abbastanza commosso da questa intercettazione di Giacomo Giossi su “Blow Up”. Giacomo Giossi è un intellettuale che stimo e non da oggi. Uno dei momenti qualificanti della scrittura è l’impatto con lo sguardo altrui, che è uno sguardo altro, uno dei molti sguardi altri possibili. Qui io e Andrea Gentile veniamo visti nelle intenzioni e negli esiti di quelle intenzioni. Se ciò bastasse a decretare che si tratta di letteratura, la letteratura non esisterebbe. La letteratura è una proposta dell’impossibile, da parte dell’impossibile, potenza che utilizza il materiale umano che trova, il quale si mette a disposizione dell’impossibile, volente o nolente. Un neurone è per sempre: al servizio della letteratura. Ora, né io né Gentile né Giossi sappiamo se l’impossibile ha utilizzato questi poveri neuroni, non sappiamo se la letteratura parla in “Etere Divino”. Sappiamo soltanto che Etere Divino parla in “Etere Divino”. Etere Divino è personaggio e non personaggio, mondo e più che mondo e meno che mondo – questo è certo. Non esiste nemmeno il problema se “Etere Divino” sia bello o meno. Al massimo, può essere perturbante. Dal mio punto di vista di autore, che ovviamente è molto sospetto e anzitutto per il fatto che può essere inquinato dalle tossine del narcisismo, si tratta della proposta poetica e affabulativa e narrativa più radicale che io ho effettuato nella mia vita. Il giudizio va allo sguardo altro, che sono le lettrici e i lettori, nel tempo e cioè fuori dal tempo, tra i quali è certissimo che Giacomo Giossi è stato ed è stato uno dei più amati, e non perché abbia parlato bene del libro. Il punto non è questo: il punto è l’amore.

Etere Divino su Blow Up

Con Andrea Gentile: il poema latente “Etere Divino”

E’ in tutte le librerie da oggidì “Etere Divino”, poema latente e romanzo nascosto di cui sono autori Giuseppe Genna e Andrea Gentile, edito presso i tipi de Il Saggiatore, fabbrica letteraria e intellettuale radicata in Milano, sotto l’egida di Luca Formenton. Qui la lettura di un brano, “Bambino”, ovviamente per Alfredino: https://www.youtube.com/watch?v=HGn_SJnZbsQ. Il testo della quarta di copertina, di cui è autore Andrea Morstabilini, a cui il libro è dedicato:

“Etere Divino nasce, e nascendo genera il mondo in cui viene al mondo. Etere Divino, astro di terracotta, singolarità gravitazionale, si muove in questo mondo creato da sé medesimo – un po’ Walser un po’ flaneur – e il mondo si fa intorno a lui, così che tutto si dispiega davanti al lettore un universo che nasce, si espande, va morendo; un universo a cui capita, per clinamina imprevedibili, di essere il nostro. Al centro di questo poema cosmogonico, punto omega delle sue costellazioni immaginali, sta appunto Etere Divino: incontra la morte ma la dimentica, sperimenta il sacro rigettando però il barocco, saetta furioso sopra mari salgariani e infine – protagonista della più celebre e imitata delle catabasi letterarie – rinasce al mondo pronto per l’esperienza del tragico che, dell’esistenza innocente degli inizi, è il puntuale, necessario, doloroso controcanto.
Etere Divino è un congegno testuale che, ora aprendosi in diastole vertiginose e immaginifiche, ora contraendosi nelle sistole di una lingua densissima ma pronta ad accogliere il proprio sfacelo, porta il lettore a fare, attraverso la lettura, esperienza di sé nel tempo. E di quel tempo assoluto in cui le categorie di presente, passato, futuro, prima e dopo, smettono di avere significato che è il tempo della letteratura: vivono allora in queste pagine Esiodo e Kafka, Eschilo e Melville, poi Omero, Dante e Shakespeare, Leopardi, Carmelo Bene, tappe erratiche di un’odissea contemporanea che è anche, e prima di tutto, odissea della lingua.
Prosa se la natura della poesia si identifica nel suo darsi per versi; poesia se la radice della poeticità è la «sublime esitazione fra il senso e il suono», Etere Divino stupisce per l’imprevedibilità dei toni e delle soluzioni, dimostrando per virtù stessa della propria esistenza l’imperfezione e l’obsolescenza di generi e registri letterari, diaframmi che dividono, veli che separano la lingua dall’assolutezza che, sola, è vera cifra della letteratura.”

da Facebook http://on.fb.me/1OwWoAD