Gigantesco Domanin su Facebook: un racconto in 21 status – DO YOU REMEMBER MAGNUM P.I.?

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Igino Domanin è probabilmente il mio migliore amico e quindi ciò che scrivo di lui (in sintesi: per me è uno dei più importanti autori italiani contemporanei) può apparire viziato a priori. Lascio a lui descrivere cosa ha fatto ieri su Facebook e, in seguito, copio e incollo l’incredibile operazione di performance narrativa web eseguita in tempo reale sul celebre social network, attraverso la pubblicazione di “status” in due giorni e mezzo, a tambur battente.

Questo era un pezzo apparso su Nuovi Argomenti un po’ di anni fa, solo che l’avevo perso, allora l’ho copiato ed editato appositamente per vedere come rendere fruibile un contenuto di questo genere su FB, utilizzando una specie di microserialità frammentata in moduli che non superino i 420 caratteri!

Senza un’evidente poetica, risulterebbe inesplicabile perché Domanin abbia fatto questo (così come è inesplicabile il motivo per cui termina con un punto esclamativo la spiegazione dell’operazione). Tuttavia, è la prima volta che vedo sul Web 2.0 qualcosa che è retorica configurante un movimento riconoscibile come arte. Inoltre questa falsa serialità con cui vengono pubblicate singole unità sintattiche e semantiche, forse, risulterà utile a comprendere che la logica di composizione narrativa è fondata su segmenti psichici che equivalgono (se non ritmicamente, di certo psichicamente; ma io credo anche ritmicamente) al verso poetico.
Ecco i 21 passi con cui jazzisticamente Domanin ha ricomposto ex novo un intero racconto.

DO YOU REMEBER MAGNUM P.I.? #∞
di IGINO DOMANIN
[pubblicato su Facebook, da lunedì 26.10.09 ore 14.27 a marted’ 28.10.09 ore 9.32]

DO YOU REMEMBER MAGNUM P.I.? #1 “Negli anni 80 cominciava il riflusso. Un’onda spontanea e devastante. La storia siamo noi che torniamo indietro. Ci siamo improvvisamente messi in marcia, levati in piedi e risvegliati dall’incubo della storia. Torniamo da un sogno per entrare in un altro sogno.”
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Almirante su Facebook ha cambiato sesso e sito

Se c’è una cosa italiana che non ho mai tollerato, sono quelli di sinistra o di centro – ma non missini – che ti dicono a un certo punto di una discussione politica: “Ah, Almirante però era un grande oratore”. Ciò non ha nulla a che vedere col fatto che quest’anno, alle elezioni, io voti Sinistra e Libertà ed espressamente Michele Dalai. Ha invece a che fare con una deriva, iniziata tantissimo tempo fa, che è risultata condurre all’oblio, incomprensibile e scandaloso, del reato di apologia di fascismo, che tuttora e motivatamente vige in Italia. Queste cazzate sono certamente tali, ma si sviluppano poi secondo storie e narrazioni che si fanno socialmente estese – vengono giù per li rami. Mi fa dunque molto piacere che si sommino due cazzate di questo tipo: il momentaneo successo mediatico e sociale di Facebook insieme con la presenza carsica di Giorgio Almirante, repubblichino, fascista, per nulla annoverabile tra i padri della patria (peraltro, una patria inesistente). Poiché il risultato che viene fuori da una simile grottesca osmosi è questo (cliccare l’immagine per una visione 1:1):

almirante_mini

Che accada di leggere su Facebook che Giorgio Almirante non ha amici (una cazzata lessicale tipica del social network) bensì tifosi, fa il paio che automaticamente risulti (testuale) che

“Giorgio Almirante ha cambiato Sito Web, Sesso e Data di nascita.”

Se Almirante non è più un azzimato signore coi baffi che combattè per Mussolini, ma un transgender che si è rifatto l’anagrafe, beh, allora a qualcosa mi pare che la tecnologia serva, no? Perché a me questo fa più ridere di una celeberrima gag di Roberto Benigni, recentemente denunciato postumo dalla consorte di chi ha mutato sesso, e quindi evidentemente dal marito di Almirante, che però non può essere Giorgio Almirante, in quanto è morto e, quindi, qui non stiamo affatto parlando di Giorgio Almirante, che al di fuori delle cazzate tecnologiche era in effetti un grande oratore, uno che ha portato il fascismo all’interno di una logica democratica ed è riuscito a evitare una deriva terroristica della destra estrema (ancor più devastante di quella realizzatasi). Così disse Benigni (sotto il file audio, il testo della filastrocca del comico toscano):

Maledetta l’ora
il giorno il secondo, toh,
in cui du’ merdaioli
ti misero al mondo.

Maledetta l’ora
il giorno e l’annata
che la tu mamma ti dette
la su prima poppata.

Maledetta l’ora buia
ancor di più la notte cupa
che un finocchio ti convinse
a esser figlio della lupa

Se dovessi maledirti
poi non saprei come finirla,
maledetto sia quel giorno
che ti fecero balilla.

Maledetta l’ora
e tutto il calendario
in cui mille finocchi
ti fecero segretario.

Maledetta la persona,
che stesse sempre male,
che ti parlò per la prima volta
della Destra Nazionale.

S’aprisse la porta,
senza tu te ne sia accorto,
entrassero le mogli
di ogni partigiano morto.

Poi t’aprissero la bocca
e da maggio a carnevale
ti facessero be’ le cose
e cantar l’Internazionale.

Poi arrivasse, come si chiama,
Terracini, no, Paietta, Natta e Ingrao
ti cacassero sugl’occhi
mentre cantan “Bella Ciao”.

Alla fine vanno via,
finalmente sei contento,
ma ti piscia addosso Lama
mentre canta “Fischia il vento”.

Ti venisse un colpo,
ti venisse un accidente,
gli uomini son tutti uguali,
ma te tu sei differente.

Ti scoppiasse la vescica (tum!),
ti scoppiassero i coglion (tum tum!)
ti scoppiassero in un mese
trentatrè rivoluzioni.

Ti venisse la febbre,
ti venisse un ascesso,
ti scoppiassero in culo
tutte le bome che tu ha messo.

Ti chiavassero la moglie (ah!)
tutti i morti delle guerre,
e ti nascesse un figliolo
che assomiglia a Berlinguerre.

Una lettura personale di “Grande Madre Rossa”

gmr_piccAvendo pubblicato il booktrailer dell’edizione Segretissimo Mondadori di Grande Madre Rossa anche su Facebook, esso è stato variamente commentato. Estraggo due commenti ai quali tengo: per rispondere e anche fare un po’ di chiarezza interiore, senza alcuna pretesa di autocommentare un mio testo – soltanto chiarire cos’è per me il libro in questione. Lo sguardo che lancio non è sull’esito testuale, sulla riuscita effettiva del libro, sulla sua letterarietà. E’ semplicemente una prospettiva intima, estranea alle logiche del successo e della valutazione. Mi serve scrivere, per meditare.

Vanja Farinovskij mi scrive: “Credo fosse il libro che mi mancava per comprendere quello che è stato il tuo ‘abbandono’ del genere noir, se così si può definire”.

Luca Giudici mi scrive: “Mi piacerebbe sapere cosa pensi tu, Giuseppe, di GMR. Io lo avevo letto quando è uscito e, rispetto a ‘Ishmael’ bè … devo dire che mi erano nate molte perplessità (forse un progetto troppo inattuale, in quel momento). E’ interessante quello che dice Vanja: GMR è fondamentale non tanto in sé, quanto per capire a posteriori lo sviluppo della tua scrittura.”

Compio due generi di precisazioni: una storica (il contesto in cui Grande Madre Rossa è nato) e uno interiore (in cosa si è trasformato e cosa volevo indagare attraverso la scrittura).
Grande Madre Rossa è il terzo “thriller” dopo Nel nome di Ishmael e Non toccare la pelle del drago (il quarto “nero”, considerando Catrame). Se Catrame era nato per omaggio a mio padre, amante dei Maigret di Simenon, che aveva riletto tutti più volte, ed era stato scritto (e si vede…) in quattro giorni, Nel nome di Ishmael era stata un’occasione offertami dal direttore generale di Mondadori, Gian Arturo Ferrari, che mi aveva chiesto quale libro volessi fare e me lo aveva fatto fare, fornendomi tutto il supporto emotivo e cognitivo di cui uno scrittore ai primi passi avrebbe bisogno in un mondo ideale – cosa di cui sarò per sempre grato a Ferrari, che è in pratica il padre putativo del romanzo, non quanto a trama e sviluppo, ma certamente quanto a valutazione, editing e strategia. Continua a leggere “Una lettura personale di “Grande Madre Rossa””

Ultimo giorno per iscriversi all’evento 2.0

ovvero: L’insuperabile Quesito della Susi: che cavolo è il Web 2.0?

n59207858993_5633[Questo è l’ultimo giorno in cui ci si può iscrivere on line per partecipare gratuitamente al convegno sul 2.0 organizzato da Siris Media Factory (se siete su Facebook, vi consiglio vivamente di iscrivervi al gruppo Siris, che mobiliterà cose che ritengo importanti) per Asseprim e Assintel, associazioni Confcommercio. Tra i realtori, i vertici di Google, Adobe, Burson & Marsteller, SAP – e me che parlerò di narrazione aperta e crollo futuro di Facebook. L’evento si tiene domani a Milano in corso Venezia 49, a partire dalle 9.00. Tutti i particolari, oltre all’iscrizione istantanea, su http://www.duepunto0.it]

susi2Cioè: a me questa cosa del 2.0 sembra in tutto e per tutto uno degli eterni interrogativi che emergono nell’altrettanto eterno salotto del Quesito della Susi: gente loungissima con la scucchia, che si aggira nel 2009 vestita vintage (in emulazione fallimentare del guardaroba più brutto nella storia del regno umano: quello italiano degli anni Settanta, a colpi di Cagi e di Facis), e formula esoteriche domande che nemmeno il Corvo Parlante o L’impareggiabile Piero. Il Web 2.0 è l’ircocervo, il patafisico e il patato, l’unicorno e un corno, il mercato rionale e – ma anche o – globale, la banda larga e quella d’Affori, YouTube e U2, podcast e casting, social network e carcere, grano virtuale ed estrattori che cercano l’oro come nel capolavoro di Chaplin. Tentare di definire il Web 2.0 è pari al comunicare che fine fa un morso di banana che inghiotto: dove va?, come?, che ci fa dentro il mio corpo?, arriva un fisiologo che mi dice cosa accade sul serio e nulla di quello che dice è sentito o visto: dove cavolo sarebbero i metaboliti e il ciclo di Krebbs? Che c’entra il mitocondrio?
E’ perciò abbastanza liberatorio andare come Don Chisciotte a illustrare che diavolo sarebbe il Web 2.0 in un convegno. Eppure lo faccio. Mi permetto anche di dire che, secondo me, Facebook crollerà in otto mesi (non sette: otto). Poi faccio l’interpretazione del video più assurdo di YouTube: ma è veramente il PIU’ assurdo che si sia visto e non l’avete sicuramente visualizzato (lo induco dalle stats).
Oh: se volete venire, è dai tempi di Clarence che non facevo una cosa del genere. L’evento si tiene a Milano, martedì prossimo. L’ingresso è gratuito, ci si iscrive on line qui, parlano anche i vertici di Google e di Adobe tra i molti altri.
Gianluca Neri sarà presente sugli spalti in ispirito, a tirarmi addosso aeroplanini di carta e verrà arrestato in qualità di membro qaedista che dirotta jet cartacei.