Hotel Occidental: l’installazione

hoteloccidental.jpgE’ stata un successo la presentazione, al Teatro dell’Elfo strapieno, dell’album di Filippo Del Corno, Hotel Occidental. A seguire, ancora maggior successo per lo straordinario concerto di Sentieri Selvaggi. A intervallare i discorsi tra il sottoscritto e il compositore milanese (una fruttuosa dialettica tra incompetenza musicale e sguardo letterario da parte mia, e competenze musicali e sguardo su tecnica, immagini e universali da parte di FDC), l’installazione proiettata su grande schermo: la presento qui, è scaricabile il file .exe; una volta scaricato, doppio clic sull’iconcina blu del file e, se desiderate vederea schermo pieno, basta premere la freccina in diagonale nella barra in basso. Buon ascolto, anzitutto, poiché il brano, Hotel Occidental appunto, è eccezionale, come tutto l’album di Filippo Del Corno. E buona lettura e visione.
(Si consiglia lo scaricamento con banda larga o ADSL).
HOTEL OCCIDENTAL: l’installazione in slideshow [9.3M, 10’30”]

Il Miserabile presenta all’Elfo il cd Hotel Occidental di Filippo Del Corno

hoteloccidental.jpgDa dieci anni l’ensamble (che in termini letterari definirei avantpop) Sentieri Selvaggi è una realtà imprescindibile della musica contemporanea, non soltanto italiana: pressoché innumerabili collaborazioni di altissimo livello, da Glass a Nyman, testimoniano di un’attività e di un accoglimento d’eccellenza a livello internazionale. Filippo Del Corno [a sinistra], filippodelcorno.jpgtra i fondatori e i compositori di Sentieri Selvaggi, pubblica in cd, intitolato Hotel Occidental, una sintesi in sette memorabili pezzi (Dogma#6, La tigre nella bocca del diamante, Killing time, L’arte del funambolo, Hotel Occidental, L’uomo armato e Banda passante) della sua produzione eseguita da Sentieri Selvaggi, per la direzione di Carlo Boccadoro (RaiTrade, € 18.50). A parlare del disco ha compiuto una mossa fuori dalle regole: ha chiamato il sottoscritto, uno scrittore, non un critico musicale, non un esperto tecnico. La presentazione, a ingresso libero, avviene a Milano, al Teatro dell’Elfo (via Menotti 11 – qui la mappa), sabato 15, alle ore 20. Nel corso della presentazione, sarà proiettata una installazione composta dallo scrivente, con immagini tratte dalla Rete, testi da Kafka e Burroughs, e la colonna sonora del pezzo di Del Corno che dà il titolo al cd (successivamente, l’installazione sarà scaricabile da questo sito).
Alle 20.30, un aperitivo, e poi, alle 21, un’esecuzione dei Sentieri Selvaggi , diretto da Carlo Boccadoro, con musiche di Paolo Coggiola, di Francesco Antonioni, degli stessi Filippo Del Corno e Carlo Boccadoro, di Roberta Vacca e di Mauro Montalbetti.
I Miserabili Lettori di stanza o di passaggio a Milano sono invitati a intervenire!

Babsi Jones: in libreria Sappiano le mie parole di sangue

babsicoverrcs.jpgE’ da oggi in tutte le librerie Sappiano le mie parole di sangue, il quasiromanzo di Babsi Jones, la cui officina durante la stesura e le fasi di produzione editoriale è rimasta aperta allo sguardo di tutti i lettori che, da mesi, attendevano l’uscita di questo straordinario oggetto narrativo. Non è questa la sede in cui mi sento di dare giudizi articolati sul libro (non articolati, invece, sì: è indispensabile, è di una potenza che da anni non si riscontrava nella letteratura italiana, è fondamentale da un punto di vista estetico e ancor più politico): ce ne saranno almeno due, atte a questo (come dice Babsi nella sua newsletter, tenete d’occhio Vanity Fair; e poi Carmilla, ovviamente…). Questa è invece la sede per dire due cose. La prima: leggetelo. La seconda: Babsi Jones ha interpenetrato il suo quasiromanzo con un ulteriore capolavoro, un’autentica opera d’arte Web. L’ingresso è il sito www.slmpds.net. Da qui si diparte un labirinto estremo, sono centinaia e centinaia di pagine, in modalità html oppure scrapbook (le immagini di taccuino sono mappate con link). Sì, c’è la sinossi e tutto quanto fa sito ufficiale. babsiprofilo.jpgE’ un inganno. Provate l’esperienza. E’ possibile vedere lo splendido booktrailer ufficiale del quasiromanzo, è possibile ascoltare la sconcertante audioteca con gli incredibili mp3 recitati dall’autrice stessa dal suo libro o a partire da Beckett, Celan e Duras mixati, Sartre e moltissimi altri, oltre a un’ipotetica colonna sonora del libro. Pervaso da una miriade di link, che rimandano a riflessioni, apparati, citazioni da Handke o da Koltés (due esempi tra centinaia…), questo sito esce dalle logiche di Rete e diventa la prima autentica opera d’arte on line, annunciata da altri tentativi collettivi di giungere a un simile risultato: entrando (esiste addirittura la possibilità di una navigazione random, da quanto è impressionante il numero di pagine messe in linea…), è impossibile uscirne, tante sono le suggestioni per immagini, suoni e parole, pensieri e scarti poetici. Sappiano le mie parole di sangue comincia già non essendo letteratura: accade qualcosa, accade una tragedia (l’ossessivo riferimento all’Amleto, con l’esplosione finale dell’Amletario è significativa), e questa tragedia è metabolizzata da una scrittrice, prima di finire su pagina; e, finita su pagina, questa esperienza deborda ben al di là del confine cartaceo di una confezione testuale. E’ questo il senso profondo di una confessione iperbolica, di un’esperienza umana totale dell’umano stesso.
La proposta di Babsi Jones è scandalosa per chi vive l’esistente come esistente, e ne è pacificato o, peggio, ipocritamente e non radicalmente schifato. E’ una proposta di totalità possibile, mai chiusa. Questa proposta richiede un’accettazione o un rifiuto: richiede cioè una risposta.
Sappiano le mie parole di sangue è messo in vendita da Rizzoli, con copertina ammiccantemente fuorviante, a € 16,50.

Rondò veneziano: la nostalgia

anglee.jpg[Prima che iniziasse la kermesse cinematografica della 64ma edizione della Mostra di Venezia, il Riformista mi ha chiesto un articolo di consigli ai giurati, essendo stato giurato io stesso all’edizione precedente ed ero e sono vittima di una nostalgia dolce e infinita per quell’esperienza, la più bella della mia vita intellettuale. Riproduco l’articolo, con un addendum finale che scrivo ora. gg]
Un giorno di afa chimica, l’anno scorso, ero in treno, scaricato nel piazzale della stazione di Bologna dalla mia fidanzata, che mi aveva lasciato. Il cellulare squillò: non era la fidanzata che ci aveva ripensato, era il direttore della Mostra del Cinema di Venezia, Marco Müller. Mi chiedeva di fare parte della giuria della competizione, all’ipogeo della mia misera esistenza. Era uno choc a pochi minuti da un altro choc, ma ben meno patetico di quello che avevo subìto negli affetti. Si tende a scordare che la Mostra del Cinema, tra i festival del grande schermo, vanta la maggiore durata, un arco di vita che definire mitologico è riduttivo. Non so da quanto uno scrittore non veniva invitato a prenderne parte.

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Amoroso muro, difficoltà in abbandono, emersioni

ff2x.jpgDi come sia possibile la simile eruzione.
Di conato è la sostanza negra di immagini prive di voci. Di traslazioni.
Ciò che fu pesante è ora ricordato assai lieve, foglia di oro lavorato minuziosamente.
Di come sia vento mentale, inarginabile da mura crepate.
La Grande Muraglia erosa negli ultimi tempi per via dei grandi mutamenti urbanistici, climatici, continentali: farà riemergere i cadaveri sepolti in piedi nelle fondamenta?, tra tufo e tufo?, lo farà? Hanno atteso tanto che nessuno attendeva – o “mai più” così dolce amato…
Un metro mi è estraneo per misurare l’insorgere delle immagini di te.
Sacrosanta luce, cògli la mia pazienza in fallo, suturala, opta per la breccia, suturale.
E’ lo stare male, improvviso, privo di controllo e voce. Onirico.
Mi sottraggo al bacio in sogno ma è centrale l’attenzione sul labbro superiore roseo un poco sporgente e la pelle bianca. La leggera presenza mi preme lo sterno. Non riesco ad arrestare il processo.
Discriminazione violata, smangiata, erosa, rugginosa.
Sacrosanta luce, copri la luce falsa, che emerge in immagini prive di ricordo.
Metro che mi è estraneo. Misura impossibilitata.
Sul treno, nel vagone vuoto, al freddo, le due ore pesanti di noia e pensieri e di attesa, affiché giungessi allo scorcio dell’hotel dirimpetto alla stazione, alle curve che stavano divenendo familiari, io dò tutto.
Il parcheggio sotterraneo a fianco della mia casa, quante volte stato lì accompagnandoti nell’umido sorridendo?
Questa trasfigurazione non è sacra, non è santa.
Non giunge aiuto.
Intesa inesistente. Agnello col cartiglio. Gommalacca su piombo specchiato. Piccolo cerchio nero su fredda superficie bianca, la piastra del pavimento bianco ghiaccio, l’elastico dei tuoi capelli, più volte dimenticato, raccolto, reliquia, scordato, riemerso. Oh…
Noi con cenni e con parole a poco a poco
avremmo potuto… avremmo potuto…
Volto del sensitivo luminoso, dice: “No! Non poteva essere Lei stesso, a pena di perderla!”, dice: “Inadatta”, dice che tenere insieme parti e frammenti è il compito dell’abitudine ai corpi che si sottraggono, da grossi si fanno essi stessi sottili.
La lieve condensa sul vetro.
Memoria: odio.
Immagine: odio.
Rabbia: odio.
Abbandono: odio.
Odio: odio.
Al manifestarsi del sortilegio tu ti spaventi.
Troppo in fretta crescerei?, alla penombra che annuncia cremisi lo squarcio, la breccia cilestrina.
Tu, solitario, perché…
Il nostro è in verità un vivere in figure.
Amore perduto agisce per reale relazione.
Dalla vuota lontananza, eco assente all’urto di amore dato, così profondo e tenero, così bambino e nuovo, tanto pianto trattenuto è perdita di amore?, di lealtà? di se stessa, l’amorosa mancanza?, ama?, e tanta la finzione si è scavata.
Per arrivare al cuore: ed era “No”.
Pura tensione. Musica di potenze, forze in libero scatenamento: nel mio cuore!
Sapresti immaginare?
L’amore nasce invece quando, a partire da una forma sensibile, egli genera autonomamente al proprio interno una forma non sensibile, nella parte indivisibile dell’anima sua.
Al termine dell’amore dove si posa la forma non sensibile?, da dove fuoriesce?, come chi in quale modo spezza io il di lei calco? – Svuotato, reso abitato dal residuo , il suo nome è “No”.
Il bello suscita terrore e smarrimento. E dopo che esso stesso è sfuggito?
Terrore e smarrimento. Opera bronzea che sul mio corpo la notte riposa, come un corpo estraneo di chi è morto, di chi vivente pesantemente preme. Preme me.
Esorcismo.
Gesto apotropaico.
Blocco del Flusso sottile.
Pulizia del Cuore.
Esorcismo: “Tutte le persone di sogno del tempo passato stanno dicendo addio per sempre, Signore. Accanto a una finestra dell’Antico, in una perduta strada di camini di mattoni, fa’ che esploda una stella in mezzo a noi, che siamo il di me interno”.
Praticato, ripetuto, donato sotto l’ombra del cipresso maschio.

“La lingua italiana porta pericolo”

Thumbnail image for leopardicadavere.jpgLa lingua italiana porta pericolo, non solo quanto alle voci o locuzioni o modi forestieri, e a tutto quello ch’è barbaro, ma anche, (e questo è il principale) di cadere in quella timidità povertà, impotenza, secchezza, geometricità, regolarità eccessiva che abbiamo considerata più volte nella lingua francese. In fatti da un secolo e più, ella ha perduto, non solamente l’uso, ma quasi anche la memoria di quei tanti e tanti idiotismi, e irregolarità felicissime della lingua nostra, nelle quali principalmente consisteva la facilità, l’onnipotenza, la varietà, la volubilità, la forza, la naturalezza, la bellezza, il genio, il gusto la proprietà, la pieghevolezza sua. Non parlo mica di quelle inversioni e trasposizioni di parole, e intralciamenti di periodi alla latina, sconvenientissimi alla lingua nostra, e che dal Boccaccio e dal Bembo in fuori, e più moderatamente dal Casa, non trovo che sieno stati adoperati e riconosciuti da nessun buono scrittore italiano.

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Sororale

Bentornati a tutt*!
La Centraal Station del Miserabile Scrittore ricomincia con un’installazione testuale, immaginale e sonora estremamente privata ed esposta in pubblico. L’innesco è dovuto a un’idiosincrasia che vale la pena raccontare. Mi càpita di esplorare sensitivi e sciamani da anni. Vado per supposti operatori dalle facoltà che esorbitano le normali come potrei andare per funghi. Il tutto fa parte di un progetto che, prima o poi, si condenserà in un saggio. Tra centinaia di personalità esplorate, soltanto tre operatori sono degni di assoluta fede, nella totale inesplicabilità di ciò che hanno praticato efficacemente sul sottoscritto. Essi paiono “vedere”, non si sa come: forse mie proiezioni, forse oggettività della mia esistenza. Operano su di me, in certi casi, terapie che nessun protocollo medico moderno è stato in grado di raggiungere negli esiti. Tutti i tre sensitivi e, in aggiunta, una lettrice di linee della mano di provata fede, mi hanno indicato con certezza che la mia vita terrena si esaurirà, con doloroso decadimento fisico, prima dei 60 anni. A certe persone a me care, e a una in particolare, a cui è dedicata questa installazione, il fatto che io abbia riferito questo dato con sicura inelluttabilità ha creato una profonda sofferenza. E’ quindi per riparazione affettiva che è nata l’installazione Sororale, che potete esperire sul pc offline dopo avere scaricato il file eseguibile.
Le immagini sono di varia provenienza. Per la prima volta, il testo è incastonato nell’installazione stessa: non si tratta di frammenti da un testo scritto a parte. La musica è tratta da Remembranza di Murcof, su suggerimento di Blutarski.

Sororale: download del file .exe della slideshow [6.5M]