“Alfredino Rampi”, 35 anni dopo

Il 10 giugno, nel canone privato, che sta vaporizzando come tutti i canoni e le memorie, è l’inizio del mio centro di gravità impermanente, che è stato Alfredino Rampi. A lui è dedicata la convoluzione testuale che ho intitolato “Dies Irae”. Lui è stato rinnovato nell’ultima delle immagini sostenibili per me, quella del volto disfatto dalle torture di Stefano Cucchi, nell’evoluzione testuale che ho titolato “Fine Impero”. In quel poemetto impazzito che è “Etere Divino”, Alfredino è arrivato a essere il Babau, il Bambino che è la fine di tutti i bambini (al video qui sopra, la mia lettura del breve brano). E oggi, mentre vanamente penso al movimento testuale a cui non riesco a lavorare, è ancora Alfredino il centro: che sparisce. Ovvero: mi trovo per la prima volta nella mia vita orfano di lui, della maglietta a righe che è l’immagine postuma scattata prima. Continua a leggere ““Alfredino Rampi”, 35 anni dopo”