Prendiamo Zola. E’ il modo migliore per intenderci. “Zola=naturalismo”: è l’equazione da scuola media, inculcata, deviante, venefica. Poiché chiude un’enorme possibilità, che lo scrittore, se vuole agire nel senso in cui vorrei agire io sulla storia, deve manifestamente strappare a una tradizione che, più che morta, è mortificata: dal nostro presente. Questo tempo che non si sa leggere, che corre spedito verso il disastro, tagliando il 20% delle emissioni dannose all’atmosfera mentre già a Montreal ci sono 15° a Natale anziché i soliti -40°. Questo tempo che presume di sapere, da cui giudizi su giudizi vengono emessi: sugli altri tempi che vengono ridotti ai parametri di questo, sul presente stesso come tempo decisivo, con apocalittica nonchalance. Il naturalista sarebbe lo scientista, l’adepto del positivismo traslato, non si sa come, in spoglie letterarie. In questo “non si sa come” sta tutto l’equivoco: il mito viene spazzato via. Sostituiamo le scienze al tempo di Zola (l’approccio positivista, riassumendo grezzamente) a quanto accade oggi nella scienza: come possiamo fare a meno della fisica quantistica, della neocosmologia, dei risultati delle neuroscienze, dell’esplorazione spaziale a portata di mano (sebbene ancora qua, nei paraggi)?
Se adottassi il taglio anatomopatologico di Zola con questi ingredienti avremmo un romanzo sperimentale. Poiché questo è il punto, nello stendere un libro come quello che sto scrivendo: devo adottare un taglio anatomopatologico nel raccontare una materia storica – ma sto tagliando oggi. E taglio il cadavere della storia per estrarre il carcinoma dell’antimito, che è un mito. Tutto ha a che fare col mito: la storia è un mito, e questo non significa che essa è inerte, poiché il mito agisce. Zola, appunto, nella prefazione al romanzo Therese Raquin “Insomma, io non ho avuto che questo desiderio: dato un uomo poderoso e una donna insaziata, cercare in essi la bestia, non vedere che la bestia, gettarli in un dramma violento e annotare scrupolosamente le sensazioni e le reazioni di questi due esseri. Ho semplicemente. fatto su due corpi vivi il lavoro analitico dei chirurghi sui cadaveri”. E questo non sarebbe lavorare sul mito? Questo sarebbe il naturalismo, quando non ci si rende conto che la natura è una potenza? Chi ha compreso al suo fondo il naturalismo?
Ecco quanto sto facendo, dunque: un romanzo sperimentale che è un romanzo realista. Io sto annusando, osservando e infine estinguerò tramite soffocamento letterario la bestia. La bestia è il mito-antimito che il romanzo cerca di scarnificare: sarà sperimentale, senza che nessuno se ne accorga, perché sarà gelidamente autoptico. L’autopsia è però quella di Hubble su regioni distanti, luce del passato che investe il nostro pianeta mentre la stella è magari estinta. Il tentativo è questo.
Giuro: è difficilissimo. Speriamo riesca.
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