blog · Costantino e l'impero

Con Costantino all’iper: “Fate parte dell’ambaradàn”

contantinoelimperoprima puntata di GIUSEPPE GENNA
a cui segue una seconda di MICHELE MONINA

E’ domenica, il 6 febbraio dell’anno domini 2005, sono le sette. Del mattino. Milano è una lastra di piombo allo zero di Kelvin. Il motorino è congelato come uno Stecco Algida (sorbetto al citrone, bastoncino di liquirizia). Sono in ritardo, Michele mi ammazza. Viale Sabotino è allo zenit atomico: non ci sono nemmeno le ombre dei massacrati stampate sui muri. Non passano tram. Non c’è un bar aperto. Alla fine trovo Valentino: è un cinese, ha un caffè verso Porta Romana, si fa chiamare Valentino perché il suo nome cinese è impronunciabile. Il cappuccino sa di candeggina: i sali di lavaggio della macchina del caffè.
Mi chiedo: ma perché tutto questo?
Mi rispondo: perché stamattina comincia il tour negli ipermercati. Andiamo, io e Michele, a presentare Costantino e l’impero in un iper da qualche parte sulla Milano-Genova (questo qui).
Perché ci è venuta questa idea? Nei Settanta avrei risposto: perché è politico farlo. Ora rispondo: perché siamo due idioti.
E, al momento in cui medito in questo modo davanti alla faccia roditrice del cinese, nemmeno so che io & il mio socio stiamo per spaccare lo schermo tv: entriamo in Twin Peaks, abbandoniamo il divano e andiamo a conoscere per davvero il Nano della Stanza Rossa.
Dobbiamo andare non sappiamo dove.
E’ sempre così. Prima di chiudere le bozze del libro su Costantino, ci è capitato di andare da uno che voleva venti milioni per consegnarci le supposte (no, aspettate, segue un sostantivo, questo era solo un aggettivo!) le supposte ecografie del feto del figlio di Costantino e della fidanzata di Costantino (non Alessandra, ma quella vera, quella di prima), che poi sarebbe stato abortito per problemi di isteria da carriera (i problemi erano della ragazza, la carriera di Costantino, l’isteria di entrambi: sempre secondo questo qui che ci aveva contattati). Beh, ci siamo persi: non le ecografie, ci siamo proprio persi noi, in quel di Lambrate.
Poi ho riconosciuto il Regno del Wurstel, una specie di pub davanti al deposito dei tram di Lambrate, allora siamo usciti dal dedalo e ci siamo ritrovati. Il Regno del Wurstel me lo ricordavo perché, un capodanno, finii in una festa assurda in piazzale Loreto, dove avevano appeso il Duce (nel piazzale, non alla festa). C’era la prestanome che possedeva apparentemente il Regno del Wurstel, col fidanzato mafioso, che possedeva davvero il Regno del Wurstel ed era vestito come Francis Turatello. In quella festa si sciava. Davvero.
Comunque prendiamo l’autostrada per Genova, passando accanto alla birreria Woodstock, dove il mio amico Brunetto frantumò la mano a un mio compagno di filosofia, mentre io discutevo di Sendero Luminoso con una cameriera andina. Però, prima dell’autostrada, passiamo accanto al PalaNonmiricordocomesichiamaora, enorme struttura che pare il gioco del pirata (quello della botte con i coltelli da infilare nelle fessure, in plastica, e, a un certo punto, scatta una molla, salta fuori un pirata, andava negli anni Ottanta), dove si tengono concerti. Il volto di Michele si illumina (è difficile che il volto di Michele si illumini: Michele è il sosia di Bin Laden a cui hanno fatto una permanente, è impossibile che gli si illumini il volto, se non altro per la carnagione scura. Anche io ho la carnagione scura e ormai tutti i marocchini di Milano mi approcciano in marocchino, pensano che sia uno di loro. Domenica avevo paura che ci fermasse la polizia, sembravamo due kamikaze diretti a un checkpoint israeliano). Il volto di Michele si illumina per un motivo: al PalaPirata, lui ci ha lavorato.
Elizabeth Niqvist, svedese, era quella con cui lavorava Michele. Si trattava dell’amministratore delegato di Spray, il portale svedese che aveva comprato Clarence quando lavoravo a Clarence. Era una donna altissima che sorrideva sempre e diceva sempre: “E’ bèlìsimoh!”. Il periodo svedese di Clarence fu una specie di hellzapoppin esistenziale. Elizabeth Niqvist, un giorno, mi convocò con aria afflitta nel suo ufficio di capobanda delle sintassi aziendali e mi fece sedere. Per la prima volta il suo sguardo era grave. “Ci siamo, mi licenziano” pensai. No: era afflitta perché non aveva ricavato una sauna nell’ufficio, una sauna per i dipendenti, mi aveva convocato per dirmi che le dispiaceva. Una volta venne giù dalla Svezia il superpresidente, che aveva otto anni meno di me, somigliava a Zuerbriggen bambino, andava blandito, voleva vedere il derby a San Siro, ci andammo (finì zero a zero). Io mi ritrovai seduto accanto a Elizabeth Niqvist, in onore della quale Roberto Grassilli aveva inventato Kanea, esilarante azienda di arredamenti di massa che promuoveva i prodotti locali dell’Ismizia, la nazione del celebre pino peloso (quando diramammo il comunicato che Kanea veniva quotata in Borsa, un quotidiano finanziario milanese riprese la notizia). Elizabeth, mentre Coco svariava sulla fascia, mi disse che suo marito di lavoro faceva l’architetto di campi da golf. Lo disse poi anche a Michele, quando Spray crollò e la Niqvist andò a dirigere un portale musicale costituito dagli articoli del solo Michele. E’ a questo punto, dunque, che Michele mi chiede, vedendo il PalaQualcosa: “Che fine ha fatto Elizabeth Niqvist?”.
Proseguiamo.
Non ci rendiamo conto che l’aere va facendosi sempre più brumoso, mentre ci avviciniamo alla meta. Abbiamo infatti scoperto che l’ipermercato dove presentiamo Costantino e l’impero sta a Voghera. Il pubblico sarà costituito in gran parte da casalinghe di Voghera. “Casalinga di Voghera” è una popolare espressione per definire i sottoculturati, che fu forgiata dal famoso snob Alberto Arbasino. Siamo entusiasti di andare a Voghera a presentare un libro all’ipermercato alle dieci di domenica mattina.
Faccio a Michele: “Mi hanno telefonato dei produttori tv, vogliono che faccia un soggetto. Mi danno duecento milioni forse”.
“Chi sono?”
“Quelli dei film di Tirabassi…”
“Tirabassi chi?”
“Quello della Squadra“.
“No, quello di Distretto di Polizia“.
“Insomma, quello che ha fatto in tv, come si chiama, il giudice…”
“Bassolino”.
Non era Bassolino, era Borsellino, ma ormai è fatta. Io e Michele trascorriamo un quarto d’ora a elaborare il soggetto di una fiction su Canale 5, prima serata, 35% di share, dedicata a Bassolino: gli anni della terza mozione, lo scontro col migliorista Morando, l’approdo a Napoli, Ermanno Rea e la dismissione di Pozzuoli, Nino D’Angelo lo minaccia perché lo manda Morando, la Jervolino ha un transistor al posto delle corde vocali, Antonio Franchini e la nonna nel romanzo su Siani, Bassolino che prova un giorno a farsi biondo coi riccioli, il progetto di un’Area 52 a Secondigliano, un piatto di maccheroni con il cianuro nel pecorino, i portaborse.
Di colpo, non vediamo più niente.
White out.
Tutto è bianco, come la democrazia cristiana.
Una parete spessa, umida, impenetrabile. Siamo dentro lo spettro.
E’ la bennota nebbia padana.
La nuova auto di Michele, che col libro su Vasco Rossi (Vasco chi?) deve essere diventato ricchissimo, è un prototipo Nasa, un rover da spedire prossimamente su Titano. Quindi abbiamo caldo. Però tutto diventa inquietante.
Arriviamo al casello, c’è l’organizzatore che ci attende.
Scendiamo.
“Ciao!” ci fa, “fuori sono quattro sotto zero”.
L’avevamo capito.
“Si sta alzando la nebbia”.
Ma va’.
“Dopo di voi, viene Faletti, all’iper”.
Hola del Genna e del Monina.
“E’ l’inaugurazione dell’apertura con sconto domenicale, oggi. Voi fate parte dell’ambaradàn”.
Voi. Fate. Parte. Dell’. Ambaradàn.
“Andiamo, si va per due chilometri fino alla rotonda, poi prendiamo la tangenziale intorno a Voghera”.
La. Tangenziale. Intorno. A. Voghera.
“Un altro chilometrozzo e siamo arrivati. Questa che vedete non è neve: è galaverna”.
“?”
“Seguitemi!”.
Lo seguiamo.
Nella foschia, densa quanto un milkshake, a un certo punto Michele vede nel retrovisore una macchina coperta di neve e guidata dallo Yeti. Poi guarda avanti e intuisce due archi d’oro: “E’ un McDonald”.
“Impossibile. Sarà la Fortezza Bastiani. Questo è il deserto dei tartari”.
Non sopportiamo, entrambi, la salsa tartara finta nel Big Mac. Siamo in mezzo a campi sterminati, piatti quanto le mie ex fidanzate, è impossibile che si erga qui nel nulla un McDonald.
Infatti non si erge nel nulla.
Si staglia davanti a Disneyland.
Non è Disneyland: è l’ipermercato.
centroMontebello_8Abbiamo macinato chilometri dicendoci che è ovvio che alla presentazione non ci sarebbe stato nessuno. Chi vuoi che ci sia a un ipermercato a Voghera alle dieci della domenica mattina?
Te lo dico io chi c’è: c’è la popolazione del comasco e del biellese messi insieme.
Un parcheggio immenso, gremito di SUV e neoutilitarie.
Un termitaio. Sodoma e Gomorra fanno il solletico, all’iper di Voghera. Città del Messico che parla pavese.
Questo, ci dirà un ventinovenne pelato con un golf e l’influenza, è il terzo ipermercato che hanno costruito in Italia, lo hanno inaugurato nel 1974.
Questa, è archeologia.
Scendiamo dall’auto. Straparliamo. Io fumo inalando l’Himalaya. Michele, che viene da Ancona, dice che viene da Ancona.
All’entrata, ai lati del portale con cui si fa ingresso nell’iper, ci sono due abnormi cataste di legna: tagliata in segheria e impacchettata nella plastica.
“La vendono?” chiedo all’organizzatore dell’ambaradàn.
“Penso” dice.
Mi volto verso Michele: “E’ Twin Peaks. Mancano i nani”.
Entriamo e la prima cosa che vediamo sono due anziani coniugi affetti da nanismo, che faticano a spingere a quattro mani un carrellone strapieno di merce, che li sormonta.
Il nano Mannuzzu, figura centrale della criminalità di Calvairate, che è uno dei personaggi fondamentali di Costantino e l’impero, è anche qui: a Voghera, tra le casalinghe.
AVVERTENZA: QUESTA E’ LA PRIMA META’ DEL REPORTAGE CHE GENNA&MONINA HANNO DECISO DI PUBBLICARE SUI MISERABILI, PER TESTIMONIARE DEL LORO TOUR DI LETTURE E PRESENTAZIONI NEI TEMPLI DEL CONSUMO DI MASSA. LA SECONDA PARTE, SCRITTA DA MICHELE MONINA, ANDRA’ ON LINE QUANDO PARE A MICHELE. AVANZIAMO IN QUESTA SEDE LA RICHIESTA UFFICIALE AL NOSTRO UFFICIO STAMPA: VOGLIAMO ANDARE A PRESENTARE COSTANTINO E L’IMPERO ALL’IKEA DI CARUGATE, NELLA SEZIONE IN CUI SONO ESPOSTE LE LIBRERIE BILLY. SE NON OTTERREMO CENNI DALL’UFFICIO STAMPA, TRARREMO LA CONCLUSIONE CHE L’UFFICIO STAMPA NON HA LETTO FINO IN FONDO QUESTO NOSTRO CONTRIBUTO, NON CI BADA, E ALLORA CI VADA LUI LA DOMENICA ALLE DIECI ALL’IPERMERCATO DI VOGHERA.
Note tecniche dell’ipermercato dove siamo andati
Il Centro Commerciale Montebello dove siamo andati è situato nel comune di Montebello della Battaglia (PV), all’incrocio di importanti vie di comunicazione dell’Oltrepò pavese. Nasce nell’anno 1974 il nucleo iniziale costituito da un ipermercato e alcuni negozi e successive evoluzioni porteranno nel 1991 alla nascita di un Centro Commerciale integrato con circa 30 negozi.
Il complesso commerciale è frequentato da circa 5,3 milioni di visitatori all’anno, con una media giornaliera di circa 16.500 visitatori, ed è dotato di una vasta area destinata al parcheggio con 2600 posti auto gratuiti di cui 800 coperti.
Su un’area totale di mq. 185.000 c.a, l’area edificata complessiva è di mq. 45.000 c.a. e le principali attività del Parco commerciale sono:
– Ipermercato ad insegna IPER del gruppo Finiper di 13.000 c.a. mq.;
– 3 medie superfici specializzate interne: ad insegna “Media World” (hi-fi ed elettrodomestici), “Sorelle Ramonda” (abbigliamento), “Ristò” (ristorante self-service);
– 7 medie superfici specializzate esterne: ad insegna “Iper Express – I Doc” (Acque minerali-Vini), “Castorama” (bricolage), “Botanic” (piante e giardinaggio), “Longoni sport” (articoli sportivi), “Norauto (accessori per auto), “Mc Donald’s” (fast food), “Medusa Multicinema” (Multisala cinematografica); all’interno del complesso gravitano altri importanti punti di servizio quali una pompa di benzina “Shell” e un autolavaggio “Royal wash” .

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  • [pubblicato su Web il 8.2.2005]
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Con Costantino all’iper: la seconda puntata

contantinoelimperodi MICHELE MONINA

La prima puntata di questo reportage si trova qui e l’ha scritta Giuseppe Genna. Il soggetto del reportage è la prima presentazione di Costantino e l’impero, che Monina&Genna hanno effettuato a un ipermercato di Voghera, domenica 6 febbraio 2005.

È sabato sera. Sono a casa a guardare L’infedele di Gad Lerner. Qui dovrebbe finire un mio pezzo sullo stato della cultura italiana. È sabato sera e sono a casa casa a guardare L’infedele di Gad Lerner. Invece è solo l’inizio, l’inizio della mia personale fine, e della fine del mio socio, Giuseppe. Dico che sono a casa a guardare L’infedele non per ricollocarmi in una fascia alta, non me ne fotte nulla della fascia alta. Lo dico perché i fatti qui raccontati, come spesso capita, sono stati annunciati da un’epifania televisiva, tra un commento spiritoso di Piero Fassino, e una sparata filocomunista di Alemanno. Tra una ghignata di Renato Farina e il commento sagace di De Cecco, economista abruzzese che si chiama come la pasta.
L’infedele parla dei DS. Sono bastate poche battute per stendere mia figlia, che per di più ha la febbre. Mia moglie resiste, ma le sue difese immunitarie sono vilipese da Gad Lerner, e infatti domani avrà anche lei la febbre. I miei coglioni sono scesi in cortile a fumare una sigaretta, ma piuttosto che vedere Telefaidate mi vedrei anche la rassegna stampa di Retequattro. Ecco l’epifania. Arriva sotto forma di spot. E come tutte le epifanie non la riconosco come tale. Dice che da domani, domenica 5 febbraio, iniziano le aperture domenicali all’Ipermercato. Ci sarà una grossa promozione, dice l’epifania. Verrà emesso un buono pari al 25% dell’importo speso durante le aperture domenicali, un buono che si potrà utilizzare all’Ipermercato in un’altra occasione, anche se nessuno specifica di che occasione si tratti. Penso che è una delle pubblicità più brutte che mi siano capitate di vedere, ma arriva lo spot del Processo di Biscardi, giunto alla venticinquesima edizione, e mi devo ricredere. Io voglio andare al Processo di Biscardi, questo è il vero scopo della mia vita. Come il vero scopo della mia carriera di scrittore è quello di scrivere la biografia di Carlos Aguilera, meglio noto come Pato. Ma questa è un’altra storia.
È domenica mattina. Dentro casa ci sono sedici gradi, perché la sera spengo sempre i termosifoni, vecchio retaggio della mia provenienza medioborghese. Mi lavo controvoglia. Non perché non abbia voglia di lavarmi, ma perché non ho la minima voglia di uscire di casa. La domenica mattina alle otto, penso, nessuno dovrebbe uscire di casa, tantomeno per andare a presentare un libro in un Ipermercato. Io ne vado a presentare addirittura due, figuriamoci. Sono livido. Nel senso che la mia carnagione scura tende vagamente al grigio. Sono anche livoroso, perché quando devo fare una cosa che non vorrei fare tendo a cercare colpevoli. Il colpevole in realtà esiste, ed è il mio ufficio stampa. È stata sua l’idea di presentare il libro dentro un Ipermercato. La domenica mattina. A febbraio. Il mio ufficio stampa deve morire. È questo che penso mentre mi vesto, controvoglia. Inizialmente avevo pensato di vestirmi in stile rockstar. Tanto per creare un po’ di scenografia con Giuseppe. Lui si sarebbe vestito elegante, col completo grigio, e io avrei indossato i miei pantaloni di pelle nera, la maglia nera e il maglione nero. Su tutto il mio cappotto di pelle nera. Insomma, mi sarei presentato vestito da rockstar. Avrei anche messo gli occhiali a specchio, tanto per completare il quadro. Invece alle otto di domenica mattina non me ne frega niente della scenografia. Metto quello che capita, che è poi il mio solito modo di vestire. Mia moglie dorme, quindi non può protestare per la mia sciatteria. Mia figlia, dorme anche lei. Salgo le cinque scale del mio letto a soppalco, le saluto come se andassi in guerra. Ancora non lo so, ma in effetti sto andando in guerra.
Sono a piazza Cinque Giornate. La mia Seat Alahmbra (non ho idea di dove si debba mettere l’acca), frutto degli introiti del mio libro su Vasco Rossi, è parcheggiata di fianco alla Coin. Giuseppe è in ritardo. Non me ne frega niente. Anzi, dentro di me spero che gli sia successo un imprevisto, magari un incidente col motorino. Qualsiasi cosa pur di non andare fino a Montebello di Battaglia a presentare il libro di Costantino. La radio spara la mia compilation “on the road”. Adesso c’è Favourite Game dei Cardigans. Giuseppe arriva. Fingo di essere felice di vederlo. Sale, e mi dice che ancora non si è abituato all’idea di vedermi con una monovolume.
Partiamo. A Milano non c’è nessuno. Questa non è una notizia. Nessuno può essere in giro di domenica mattina a quest’ora.
Spiego a Giuseppe che l’organizzatore dell’evento mi ha telefonato circa quindici volte, nel corso degli ultimi due giorni. Uso la parola “stalker”, ma non la faccio cadere dall’alto. Gli dico che mi ha detto in tutte e quindici le telefonate a quale uscita della Milano-Genova ci aspetta, ma non riesco a memorizzare quel nome. Giuseppe parla di difese del mio subconscio.
Imbocchiamo la tangenziale all’altezza di Famagosta. Subito passiamo davanti al Filaforum di Assago. Mi illumino. Non capita spesso che io mi illumini, ma mi illumino. Anche se mi illumino come un neon, come fossi una cucina degli anni settanta cantata da Luca Carboni in una sua canzone triste. Io lì dentro ci ho lavorato. È successo esattamente quattro anni fa. Ero il Project Manager del portale del Filaforum di Assago. Avevo anche dei biglietti da visita che dicevano che ero il Project Manager del portale del Filaforum di Assago. Visto che quasi nessuno di quelli che mi conoscono riuscivano a credere che io, proprio io, potessi essere manager di alcunché, ho usato tutti i biglietti da visita dell’azienda per convincere i miei amici che non stavo scherzando. Del resto il mio lavoro era poco più che questo, convincere i miei amici che qualcuno mi pagava per essere manager di un team costituito da me e basta. In pratica io ero il portale del Filaforum di Assago. Io decidevo che pezzi andavano messi online e io li scrivevo. Poi tanto il portale non era ancora online, quindi poco cambiava. Il mio lavoro al Filaforum di Assago è durato sei mesi, il tempo di impostare il portale, metterlo in rete e chiuderlo. Il tempo di vedermi i concerti di Eros Ramazzotti, Limp Bizkit, Madonna e pochi altri. A quei tempi mia moglie era incinta. Anche adesso che passo davanti al Filaforum di Assago, all’alba di una domenica mattina che, lo giuro, dubito vedrà mai il sole sorgere completamente, mia moglie è incinta. Chiedo a Giuseppe che fine abbia fatto Elisabet Niqvist, l’amministratore delegato ai tempi in cui ero Project Manager. Non lo sa, ma entrambi esprimiamo la massima ammirazione per il lavoro del marito, uno che progettava i campi da golf. Diciamo pure che se uno un lavoro così lo racconta in giro, nessuno ci crede, pensano a una trovata avant-pop.
Imbocchiamo l’autostrada. Nel mentre parliamo di una telefonata che ha ricevuto Giuseppe da parte del produttore di Distretto di Polizia. Non so perché ma confondo Borsellino con Bassolino, e da lì partiamo col progetto di uno sceneggiato in due puntate, da trasmettere il lunedì e il martedì, su Bassolino, interpretato da Giorgio Tirabassi. A interpretare la Jervolino chiameremmo la Pandolfi.
Bassolino assorbe tutte le nostre attenzioni. Il che è un bene. O un male. Infatti non ci accorgiamo che tutto intorno a noi l’aria si è fatta bianchissima. Sembra di essere due Warren Beatty in Il paradiso può attendere. Tutto si fa bianco e noi siamo in paradiso. Il paradiso è l’uscita della Milano-Genova dove ci aspetta l’organizzatore dellevento. Lui è Dio, o forse San Pietro. Non ricordo il nome dell’uscita, e non lo ricordo neanche un attimo prima di imboccare la rampa di uscita. Riesco nell’impresa solo perché il tipo continua a telefonarmi al cellulare per sapere a che punto sono. Mi sento Keanu Reeves in Matrix, rispondo al telefono ed entro nella Matrice. Tutto è perfetto, tutto è bianco. E qui non ci sono gatti che passano due volte, non ci sono deja vu.
Scendiamo dalla macchina per conoscere San Pietro.
“La nebbia si sta alzando,” dice.
“Sono sei gradi sotto zero, stamattina,” dice.
Mia moglie, Annette Benning, mi aspetta a casa. Io sono in paradiso.
“Oggi è il giorno di apertura dell’Ipermercato. È una cosa importante, ci sono le offerte, voi fare parte dell’ambaradan,” dice.
Poi ci spiega come seguirlo. Lo seguiamo, e solo in questo momento mi torna in mente l’epifania di ieri sera. Lo spot dell’Ipermercato. Noi siamo parte dell’amabaradan.
La nebbia è granitica. Ma io ho una Seat Alahmbra e la nebbia mi fa una sega.
L’Ipermercato ci si palesa sottoforma della EMME del Mc Donald’s.
Parcheggiamo dalla macchina.
“Qualcuno deve pagare, per tutto questo,” dico.
“Qualcuno deve morire,” ripeto.
Entriamo nell’Ipermercato, che è una sorta di cittadella molto più grande e abitata di una qualsiasi cittadella.
La prima cosa che io e Giuseppe vediamo è un carrello stracolmo di spesa spinto da una coppia di nani. Ora, se io dico che la prima cosa che vediamo è un carrello stracolmo di spesa spinto da una coppia di nani, ne sono sicuro, nessuno ci crederà mai. Tutti penseranno che sono cazzate. Che è un’allucinazione dovuta ai sei gradi sotto zero. Che è un vezzo da scrittori. Ma noi vediamo davvero un carrello stracolmo di spesa spinto da una coppia di nani. E poi stringiamo un sacco di mani. Mani di amministratori delegati, mani di direttori del personale. Mani di passanti. Arriviamo all’ingresso del supermercato contenuto dentro l’ipermercato. C’è un megacartellone con le copertine del libro di Vasco e del libro di Costantino e ci sono i nostri due nomi. Siamo parte dell’ambaradàn, ci ripetiamo come un mantra.
Io devo pisciare, temo per problemi legati al freddo e alla prostata.
Non piscerò di qui a due ore.
Ci avviciniamo al luogo dove si terrà la presentazione. Ci sono una quarantina di sedie bianche, da giardino. E poi, in fondo, ci sono tre poltrone di pelle. Sono identiche alle panchine del Delle Alpi, quelle dove ultimamente staziona permanentemente Alex Del Piero.
Ci sediamo. Io sono alla destra dell’organizzatore dell’evento. Giuseppe alla sinistra.
Davanti a noi ci sono una ventina di persone sedute. Di lì a poco moriranno sommerse dalle nostre parole, ma questo, loro, non lo sanno.
Oltre a loro c’è un viavai di gente impressionante. Centinaia di persone che passano, si fermano, stazionano per un po’, prendono in mano il nostro libro e se ne vanno.
“Poi magari lo lasciano nel banco dei surgelati,” ci ha detto un uomo pelato, sui ventinove anni, poco prima di cominciare. Lui è il capo, qui. Uno che ci ha spiegato come l’Ipermercato sia il vero centro cittadino della provincia. Come lo sia diventato per colpa degli amministratori locali, quegli stessi amministratori locali che si lamentano del fatto che nessuno bivacca più nei centri dei paesi che loro amministrano. Quei centri dove i negozi e i bar sono stati sostituiti da banche.
“Tu da che parte stai, dalla parte di chi ruba nei supermercati o di chi li ha costruiti rubando,” mi viene in mente. È una frase di una canzone di De Gregori, decisamente fuoriluogo.
È invece più consona la frase, che in realtà non ricordo bene, di Perché no?, di Battisti. Una canzone dei tardi anni 70 in cui si parlava di far la spesa ai centri commerciali una volta al mese. Io sono di Ancona, e negli anni 70 non esistevano Centri commerciali. Lo dico, ma nessuno mi sta a sentire.
Comincia la presentazione. Il nostro presentatore nel presentarmi dice che sono un ex cantante, coprendomi di ridicolo. Diverse persone si fermano, convinte che Giuseppe sia in realtà l’onorevole Landolfi di Alleanza Nazionale. O che io sia Bin Laden. Alcuni pensano che ci sia Landolfi che presenta il libro che Bin Laden ha scritto su Costantino. Nessuno sembra meravigliarsi di niente.
Il nostro presentatore, impietoso, fa domande su domande. Ha diversi fogli davanti a sé, tra cui uno su cui campeggia l’inquietante scritta “delineare le finalità editoriali della Marco Tropea editore.” Per presentare il nostro libro dice che Repubblica, proprio ieri, ha pubblicato una recensione del nostro libro nelle pagine di Cultura dal titolo “Le avventure di Costantino eroe da Ipermercato”. Il nostro presentarore ammicca. Fa intendere che fosse un messaggio subliminale, che fosse una pubblicità occulta all’apertura domenicale dell’Ipermercato, che fosse parte dell’ambaradan.
Io e Giuseppe siamo schiacciati dal fuoco di domande. Io, involontariamente, assumo la stessa posizione che Costantino ha in copertina del nostro libro. Giuseppe dice che nessuno scrittore può più assumere quella posizione. Dentro di me dico che anche Giuseppe deve morire.
La mia attenzione si concentra sulla pagina di Repubblica che il nostro presentatore ha più volte sbandierato di fronte all’uditorio. C’è la recensione del nostro libro, poi c’è un pezzo sul femminismo, credo. Ci sono braccia levate al cielo con le mani congiunte a forma di rombo. Gli indici che toccano gli indici, i pollici che toccano i pollici. È un’ora e mezzo che parliamo di libri in un Ipermercato con davanti una foto di gente che inneggia alla figa.
Io e Giuseppe siamo morti. Kate Ann Moss, da qualche parte, sta chiamando ai nostri telefoni, per riportarci sull’astronave di Zion, ma i nostri telefoni sono spenti.
Arriva il momento delle domande. Un ragazzo parla di prodromaticità. È il primo che cadrà sotto i colpi della mia furia cieca, penso.
Un signore con un loden blu si avvicina al palchetto. Afferra il microfono e, facendo riferimento al commento di Giuseppe riguardo l’attentato mafioso di cui fu vittima Costanzo nei prima anni 90, dice, “Se la mafia ti vuole uccidere, ti uccide.”
Finisce l’incontro. La prossima volta ci sarà Faletti, dice il nostro presentatore.
Stringiamo altre mani.
Devono morire tutti, penso. Voglio la testa del mio ufficio stampa su un vassoio di argento.
Sono la Salomé di me stesso.
Il signore col loden blu si avvicina. Dice la stessa cosa di prima.
Giuseppe chiede lumi.
“No, è che io sono stato in Sicilia, anni fa…”
Giuseppe di illumina.
“Ho fatto cose, in Sicilia, anni fa…”
Il nostro ospite dice, “Lavorava nel Sismi.”
Anche a questa cosa qui, pensiamo all’unisono, non crederà mai nessuno.
Vado a pisciare, non ne posso più.
Prima di entrare nei bagni incontro tre donne di una certa età. Hanno tutte e tre il cappotto col collo di pelo. Sono tutte e tre nane.
Il nostro ospite ci invita a pranzo. Accampiamo scuse improbabili. I nostri telefoni suonano. Rispondiamo. È il segnale. Scappiamo.
Mentre andiamo verso l’autostrada mi accorgo che dietro di noi, in una berlina grigia, c’è il tipo dei servizi.
Al primo incrocio lui gira a sinistra, noi tiriamo dritti.
Qualcuno pagherà per tutto questo.
AVVERTENZA: IL NOSTRO UFFICIO STAMPA NON VERRA’ UCCISO, E’ TUTTA FICTION, NOI SIAMO EROI DA FICTION. ANZI, CHIEDIAMO SCUSA AL NOSTRO UFFICIO STAMPA, PERCHE’ NELL’AVVERTENZA IN CALCE ALLA PRECEDENTE PUNTATA DI QUESTO REPORTAGE AVEVAMO MESSO IN DUBBIO LA SUA BUONA FEDE, IPOTIZZANDO CHE NON ARRIVASSE FINO IN FONDO NELLA LETTURA DI QUESTO IMPORTANTE CONTRIBUTO CHE E’ IL NOSTRO REPORTAGE. CONTINUIAMO A DESIDERARE ARDENTEMENTE UNA PRESENTAZIONE DI COSTANTINO E L’IMPERO NELL’AREA DI VENDITA DELLE LIBRERIE BILLY PRESSO L’IKEA DI CARUGATE BRIANZA. L’ALAHMBRA DI MICHELE MONINA NON ESISTE, SIAMO ANDATI A VOGHERA A BORDO DELLA SUA HARLEY DAVIDSON, ED E’ QUESTO IL REALE MOTIVO PER CUI SIAMO INCAZZATI, ABBIAMO PRESO UN FREDDO BECCO AD ANDARE IN MOTO LI’. ADORIAMO KEN IL GUERRIERO E CI SIAMO COSTITUITI IN ASSOCIAZIONE PER LA DIFESA DEI CONSUMATORI DI LETTERATURA, COL NOME SCUOLA DI OKUTO. RIBADIAMO CHE TUTTO QUANTO ABBIAMO SCRITTO (ELIZABETH NIQVIST E SUO MARITO ARCHITETTO DI CAMPI DA GOLF, I DS, I NANI, L’ANZIANO AGENTE DEL SISMI, LO SCENEGGIATO SU BORSELLINO, LA RECENSIONE SU REPUBBLICA, LA SOMIGLIANZA CON BIN LADEN E L’ONOREVOLE LANDOLFI, IL VENTINOVENNE PELATO) E’ TUTTO STORICAMENTE COMPROVABILE, NONOSTANTE NOI DUE SOCI SIAMO EROI DA FICTION.

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Con Costantino a Fahrenheit, su Radio3

contantinoelimperoTra le 17 e le 18 di oggi addì lunedì 21 febbraio, Michele Monina e il Miserabile Autore risulteranno ospiti di Fahrenheit, l’imprescindibile trasmissione di letteratura di Rai Radio Tre, laonde presentare alle masse ivi convenute tutti i messaggi subliminali contenuti nel libro a chiave Costantino e l’impero. Per l’occasione, sarà riesumata la salma di Pier Paolo Pasolini, che anni addietro girò uno spot per la Saiwa, con slogan italoamericano. Michele Monina e il sottoscritto si faranno esplodere come kamikaze all’ingresso del palazzone Rai di Milano. Poi, a brandelli, saliranno al quinto piano, dove risponderanno alle domande del conduttore di Fahrenheit come se fosse il figlio illegittimo di Eduardo Sanguineti.
Stay tuned: cliccate qui per ascoltare in diretta via Web.

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‘Costantino e l’impero’

contantinoelimperostrong>COSTANTINO E L’IMPERO
Tropea
€ 10.00
2005

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E’ l’inizio del nuovo millennio italiano quando Costantino Vitagliano – sottoproletario, ex culturista, spogliarellista, modello, playboy – irrompe nel fatiscente mondo della televisione italiana e lo sconvolge dalle fondamenta. Grazie a un sistema sofisticato di partecipazioni incrociate a programmi di richiamo, con Maurizio Costanzo per padrino e Maria De Filippi per madrina, Costantino sbaraglia ogni confronto: ottiene audience superiori a quelle del Grande Fratello, delle apparizioni di Bonolis, dei quiz di Amadeus e Gerri Scotti. L’Italia è folgorata dall’imporsi di un’icona spettacolare di nuovo tipo, il prototipo dello Spettacolo Incarnato, privo di qualunque vocazione se non quella di apparire e, come un autentico messia televisivo, di sollevare ogni indice d’ascolto senza esprimere alcun contenuto, senza eseguire alcuna performance, senza mostrare alcuna abilità: soltanto apparendo.
Costantino è milanese ed è trentenne. Nato a Lambrate, da bambino si è trasferito in un quartiere popolare, Calvairate. Da qui ha iniziato l’ascesa, la scalata al cielo. Due scrittori particolarmente atipici, Monina e Genna (entrambi trentenni, uno sbarcato a Milano a Lambrate e l’altro proveniente, come Costantino, proprio da Calvairate), scoprono di avere visto e conosciuto Costantino quando non era Costantino. L’investigazione dell’infanzia, della pubertà e della consacrazione di Costantino viene effettuata da Monina&Genna con metodi che vanno dal giornalismo d’indagine alla leggenda pop. L’ambiente e il tempo in cui Costantino è cresciuto sono esattamente gli stessi in cui sono cresciuti i nostri due segugi letterari. Ne emerge un ritratto abbacinante: non soltanto della vicenda umana di Costantino, emblematica del nostro presente più di qualunque altra, ma di un’intera nazione, della sua profonda trasformazione antropologica, dell’incredibile controstoria politica, fatta di segreti e show tv, che ne fa un’anomalia mondiale. Costantino e l’Impero è l’American Tabloid dell’Italia di oggi e di domani, la biografia non autorizzata di un’icona e di quello che rappresenta – cioè gli Stati Uniti dello Spettacolo, lo spettacolo più indegno del pianeta.

Costantino e l'impero

Esce Costantino e l’impero. Ciucciatevi l’incipit!

contantinoelimperoAllo scoccare della mezzanotte, una vasta cospirazione di furgoni ha realizzato in tutta Italia il complotto gossip più inquietante degli ultimi tempi: librerie, supermercati e ipermercati sono stati sommersi dalle copie sfolgoranti di Costantino e l’impero, l’ordigno investigativo e letterario che il Miserabile Scrittore e Michele Monina hanno approntato per i tipi Tropea.
Fin d’ora vi diciamo: il tour di presentazioni si svolgerà negli ipermercati, nei centri commerciali e negli hard discount.
Domani ne parleremo intanto su RadioDue, con Luca Sofri, a Condor, dalle 10.30 in poi (cliccate qui per ascoltare via Web).
Dopo le sapide anticipazioni di Grazia ed EvaTremila (che nel numero ora in edicola ci hanno dedicato strilli e lancioni in copertina), poniamo a fondamento del nostro edificio in stile garbagnatese questa imprescindibile pietra angolare: l’incipit dell’abissale Biografia non autorizzata del Divo nel Paese delle Meraviglie.

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Costantino e l’impero in copertina su EvaTremila!

contantinoelimperoDopo l’exploit su Gente, diretto dal geniale Umberto Brindani, Costantino e l’impero, il libro scritto dal Miserabile Autore e da Michele Monina (Tropea), viene lanciato prendendo la copertina di Eva Tremila, il mitologico magazine diretto dal geniale Silvestro Serra. In alto a destra, sopra la gigantesca figura del Vitagliano, lo strillo imperdibile: “Esclusiva mondiale di Eva“. All’interno, sei pagine con recensione, ampi stralci del libro, un corredo fotografico con un Costantino al di là dell’avantpop, un quadrotto dedicato ai “numeri di Costa”, un box che riassume “Il Costantino pensiero” e le biografie dei due loschi figuri che hanno scritto questa indagine morbosa sulle origini oscure e periferiche del Divo. Queste biografie vanno sotto uno titolo da urlo: “I due ironici, spiritosi biografi di Costa”.
Ecco dunque questo impressionante de cuius: chi sono gli spiritosi biografi di Costa.

Giuseppe Genna è nato a Milano il 12 dicembre 1969, l’ora e il minuto precisi dello scoppio della bomba di piazza Fontana. E’ cresciuto a Calvairate, lo stesso quartiere di Costantino, insieme allo stesso Costantino e ai medesimi amici. A differenza di Costantino, è cronicamente sfidanzato e ha la pappagorgia. Sembra un bravo ragazzo ma non lo è: non è più un ragazzo. Ha pubblicato 8 libri. Ha lavorato a Montecitorio come assistente del Presidente della Camera. Va spesso alla televisione, che si trova nel suo salotto su un comò bianco. Nella sua vita ha amato solo Maura e se ne vanta pure. A 35 anni, a differenza di Costantino, è ancora vergine come Arnold, il piccolo protagonista di colore del telefilm Arnold. Gli extracomunitari a Milano lo scambiano per uno di loro e hanno ragione. Tra i suoi lettori: Francesco Cossiga, monsignor Camillo Ruini e Silvio Berlusconi, che gli hanno inviato telegrammi per ringraziarlo dei suoi libri. Il suo prossimo romanzo uscirà per la casa editrice Tropea.
Michele Monina è nato ad Ancona nel 1969 e vive a Milano. Si divide tra le professioni di giornalista (Gente Viaggi, Rolling Stone, Rockstar) e scrittore. Ha scritto 8 libri, tra cui Vasco Chi. Nonostante l’aspetto, è marito devoto e padre. Sta con Marina sin da quando Costantino giocava con Mazinga. Quattro anni fa, quando Costantino ha iniziato a fare lo spogliarellista, è nata sua figlia Lucia. In concomitanza con l’uscita di Troppo belli, il film con Costantino, nascerà il secondo figlio. Gli extracomunitari lo scambiano per uno di loro e hanno ragione. Non ha la pappagorgia. Possiede una Harley-Davidson e un pitbull terrier nano di nome Bazzani.

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Il nuovo libro: Costantino e l’impero

contantinoelimperoE’ fatta: l’1 febbraio esce il nuovo libro, il primo pubblicato per Tropea, scritto a quattro mani con Michele Monina, costo 11 euro. Si intitola Costantino e l’impero e si occupa di Costantino, quello della tv.
Anzitutto va detto questo: si tratta della “biografia non autorizzata del Divo nel Paese delle Meraviglie”. Perché e percome? E’ molto semplice: Costantino viveva a 50 metri da casa mia, nel quartiere milanese di Calvairate, andava a scuola con mia sorella alle elementari, ci ho giocato insieme a pallone, i suoi amici erano i miei amici e i miei nemici nell’età dell’oro dell’infanzia. Costantino è nato però nel quartiere Lambrate, dove Michele è sbarcato per la prima volta venendo da Ancona. Michele sa tutto dello star gossip, io pure. Costantino da piccolo vedeva Goldrake, noi pure. Costantino mangiava Ciaocrem, l’emulazione fallita della Nutella, e noi pure. Costantino sa chi è Arnold del telefilm Arnold, noi pure. Costantino è fichissimo, noi no. Per quest’ultimo motivo, perché siamo invidiosi, abbiamo scritto questa indagine torbida sulla vita di Costantino. Quel che c’è nel libro è rigorosamente vero e provato. Abbiamo addirittura incrociato una Gola Profonda che ci ha detto cose pazzesche.
Oggi è uscito su Gente un eccezionale articolo di quattro pagine su Costantino, noi due e questo libro.
Adesso vi elenco alcuni dei personaggi di cui si parla in questo libro e poi pubblico la scheda introduttiva.
Per il momento…

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