Grande Madre Rossa

“Grande Madre Rossa” negli Oscar Mondadori

96c1fb5127b737953b9877f2f81ba1ceA dodici anni dalla sua pubblicazione, Mondadori riedita negli Oscar “Grande Madre Rossa”, che costituì la mia fuoriuscita dall’apparenza del lavoro su thriller e spy story (la stesura della parte nera de “Le teste” era precedente). Vi si miscela l’arcaico e il novissimo. Un complotto più generale di quello che prende corpo in questa narrazione mi sarebbe stato francamente impensabile. A Milano, davanti al sempre attonito e azzerato ispettore Guido Lopez, esplode il Palazzo di Giustizia: collassa con una deflagrazione mai vista. Le intelligence vorticano in una Milano stravolta e sepolta dalla polvere di marmo che permane nel fall-out, mentre intervengono tutti gli attori che sarebbero in effetti intervenuti nel passaggio storico che da quel libro arriva a oggi: la bella borghesia, la McKinsey e i revisori che incisero nel corpo sociale la crisi economica e sociale, la modernizzazione del controllo militare e della privacy, il premierato, il fenomeno neoterroristico che si struttura come hacking di una nazione, il crollo dell’ideologia d’amore. Si culmina al Cimitero Monumentale: la città dei vivi si oppone a quella dei morti, ma non si sa chi siano i vivi e chi i morti. E’ la fine di tutti i simboli, con Ulrike Meinhof a fare da dea ctonia e genitrice del nuovo. Mi pare di ricordare che lo stile secco e superparatattico indispose certi critici. E’ tuttavia un romanzo a cui tengo moltissimo e di cui nel tempo certi lettori mi chiesero copie. Ora torna disponibile. Sono felice e ringrazio l’editore!
(PS. Sul sito è disponibile una zona con materiali collaterali, inediti e recensioni)

Una lettura personale di “Grande Madre Rossa”

gmr_piccAvendo pubblicato il booktrailer dell’edizione Segretissimo Mondadori di Grande Madre Rossa anche su Facebook, esso è stato variamente commentato. Estraggo due commenti ai quali tengo: per rispondere e anche fare un po’ di chiarezza interiore, senza alcuna pretesa di autocommentare un mio testo – soltanto chiarire cos’è per me il libro in questione. Lo sguardo che lancio non è sull’esito testuale, sulla riuscita effettiva del libro, sulla sua letterarietà. E’ semplicemente una prospettiva intima, estranea alle logiche del successo e della valutazione. Mi serve scrivere, per meditare.

Vanja Farinovskij mi scrive: “Credo fosse il libro che mi mancava per comprendere quello che è stato il tuo ‘abbandono’ del genere noir, se così si può definire”.

Luca Giudici mi scrive: “Mi piacerebbe sapere cosa pensi tu, Giuseppe, di GMR. Io lo avevo letto quando è uscito e, rispetto a ‘Ishmael’ bè … devo dire che mi erano nate molte perplessità (forse un progetto troppo inattuale, in quel momento). E’ interessante quello che dice Vanja: GMR è fondamentale non tanto in sé, quanto per capire a posteriori lo sviluppo della tua scrittura.”

Compio due generi di precisazioni: una storica (il contesto in cui Grande Madre Rossa è nato) e uno interiore (in cosa si è trasformato e cosa volevo indagare attraverso la scrittura).
Grande Madre Rossa è il terzo “thriller” dopo Nel nome di Ishmael e Non toccare la pelle del drago (il quarto “nero”, considerando Catrame). Se Catrame era nato per omaggio a mio padre, amante dei Maigret di Simenon, che aveva riletto tutti più volte, ed era stato scritto (e si vede…) in quattro giorni, Nel nome di Ishmael era stata un’occasione offertami dal direttore generale di Mondadori, Gian Arturo Ferrari, che mi aveva chiesto quale libro volessi fare e me lo aveva fatto fare, fornendomi tutto il supporto emotivo e cognitivo di cui uno scrittore ai primi passi avrebbe bisogno in un mondo ideale – cosa di cui sarò per sempre grato a Ferrari, che è in pratica il padre putativo del romanzo, non quanto a trama e sviluppo, ma certamente quanto a valutazione, editing e strategia. (altro…)

“Grande Madre Rossa” booktrailer

Prima che un’assurda forma virale non australiana, ma italianissima e fascistissima, mi prostrasse e continuasse a prostrarmi, rendendomi letteralmente Miserabile senza infingimenti, avevo preparato un booktrailer per l’edizione Segretissimo Mondadori di Grande Madre Rossa (euro 3.90; in edicola fino a fine mese). La miserabilità indotta al sottoscritto, che permane inalterata nel momento in cui debolmente sto digitando, ha fatto sì che ritardassi la messa on line. Ecco, dunque il trailer del libro. Sotto la finestra video, gli elementi da cui è composto:

– nelle immagini, un montaggio di stralci di filmati d’epoca sulla Baader-Meinhof, immagini dalla serie dedicata a Ulrike Meinhof e i suoi compagni di lotta armata da Gerhard Richter, foto di detenzione e morte degli appartenenti RAF, simulazione video e 3D di attentato a Milano, ricostruzione di un’esplosione nucleare in 3D, video di normale esistenza milanese, video dell’esplosione atomica nell’atollo di Bikini, distorsione video dell’impatto del primo Boeing contro la Torre Sud del WTC a New York l’11/9/2001, effetto video su foto del Palazzo di Giustizia a Milano, effetto video sul Miserabile Scrittore;
– la colonna sonora è costituita da un campionamento del loop iniziale di Al centro della fiamma dei Subsonica (dall’album L’eclisse), lettura del sottoscritto dall’incipit di Grande Madre Rossa, reprise del loop dai Subsonica;
– i testi a video sono gli exergo di Grande Madre Rossa e apoftegmi estranei al libro.

La domanda finale di GRANDE MADRE ROSSA

gmr_segretissimo_miniOnoratissimo dell’uscita di Grande Madre Rossa in nuova edizione, in edicola a 3.90 euro, nella collana Segretissimo di Mondadori guidata dall’impagabile Sergio Altieri, riproduco qui il capitolo semifinale del libro, che non fa spoiler né rovina la suspence, la quale suspence è peraltro uno degli obbiettivi polemici dello pseudothriller. Mi importa la domanda finale: nel capitolo semifinale è posta proprio la domanda finale, che avrebbe sortito sviluppi in seguito, ne L’anno luce, in Dies Irae, in Italia De Profundis.
Questa domanda finale, che sembra avere mosso un racconto apparentemente autoreferenziale, è tutto fuorché autoreferenziale.
Buona lettura agli interessati Miserabili aficionados, con inchino di gratitudine da parte del Miserabile sottoscritto.


da GRANDE MADRE ROSSA

E’ sempre Milano, tuttavia è differente.
E’ l’Italia, non è l’Italia precedente.
Tutto tornerà come prima. Calma. Tutto sarà come prima. Le stesse azioni, gli stessi personaggi. Quello a cui eravamo abituati. Bisogna coltivare le abitudini. Bisogna nutrirsene. L’abitudine, questo mercato segreto, è l’alimento, è il motore energetico. L’abitudine, la chiave del segreto in mano agli stolidi che l’hanno scoperta, che sentono di detenere il segreto.
Questo mondo che reinizia di continuo. Guardalo. Nutritene. (altro…)

Torna in edicola GRANDE MADRE ROSSA

gmr_segretissimo_miniNell’allucinante situazione distributiva in cui versano i miei libri (si trova pochissimo in giro: a questo verrà data soluzione a breve e progressivamente), sono onorato che Grande Madre Rossa, il penultimo pseudo-thriller prima del definitivo Le teste (che verrà prossimamente pubblicato da Mondadori) trovi una collocazione in edicola da lunedì 6 e per un mese a euro 3.90, nell’amatissima collana Segretissimo, curata da Sergio Altieri. Sono in clamoroso ritardo nel fornire elementi e materiali al blog ufficiale di Segretissimo, per cui fornisco una rivisitazione del sito che montai intorno a GMR (a cui manca il sonoro e un link ai materiali per via di successive migrazioni di server), una versione grande della splendida copertina che si mangia quella dell’edizione originale, e – qui a seguire – un estratto dal libro mai pubblicato on line prima.

da GRANDE MADRE ROSSA

“Il vero nome dell’uomo è: liberazione
Ramana Maharshi

“Punto di vista e movimento si escludono l’un l’altro.
Come dice Jackson dei Black Panthers: ‘Connections, connections, connections’ – dunque movimento, interazione, comunicazione, coordinazione, combattere insieme. Strategia”
Ulrike Meinhof, ultima lettera prima di essere uccisa, 13 aprile 1976

Notte.
Milano è spirituale, quasi.
L’elettricità illumina soltanto alcune zone: si passa dalle tenebre fitte alla luce e ancora alle tenebre.
La polvere bianca di marmo sui cementi, sugli asfalti: illumina anche nel buio.
Ora che è notte, è possibile in alcune zone girare liberi in auto, indisturbati.
Nelle arterie principali, anche a questa ora, il traffico in uscita da Milano è intenso.
Guido Lopez naviga come una bolla in un liquido viscoso: vede tutta la città.
(altro…)

Funerali, Papa

papagmr.jpg[Questo è un capitolo di Grande Madre Rossa, il mio ultimo romanzo edito da Mondadori. Si tengono i funerali di Stato in Duomo, a Milano, per le 1.087 vittime di un attentato al Palazzo di Giustizia. Ai funerali appare il Papa, vecchio, parkinsoniano. Poi, una serie di omaggi alle vittime. I ruoli, oggi, potrebbero essere invertiti, ma solo apparentemente. L’esito finale è comunque identico. gg]

I funerali di Stato a Milano.
La mattina è umida, polvere di pioggia, il grigio cupo.
Il Duomo è squallido.
Sono quasi le nove e mezzo, la celebrazione sta per avere inizio.
Piazza del Duomo: una folla compatta, silenziosa, ombrelli aperti, non molti, il selciato è umido e scivoloso.
Ventimila persone circa.
Hanno dovuto superare, dalle sei del mattino, i controlli del cordone di sicurezza: una per una perquisite.
La piazza è un tappeto umano di teste, vista dalle guglie della cattedrale.
In chiesa, non c’è nessuno.

(altro…)

Il capitolo fantasma di Grande Madre Rossa

Il commento meno azzeccato su GMR l’ha formulato un mio amico, il quale mi ha detto: “Non è il tuo libro migliore, si vede che ti hanno massacrato, ti hanno tagliato, le tue accelerazioni non decollano”. Tutto sbagliato. Grande Madre Rossa era ancora più striminzito e balbettante, intere pagine sembravano graficamente un lungo irritante e smilzo poema, e la visionarietà non si sfogava mai. L’editore è intervenuto affinché io aggiungessi e non perché togliessi.
Si sa: le contratture non vendono.
Comunque, in effetti, qualcosa da GMR è stato tolto. E lo è stato senza che l’editore se ne rendesse conto anche se, in un certo senso, l’editore stesso me lo ha imposto. Accadde tutto in una telefonata del 22 dicembre 2003. Enunciai, in quella telefonata, quale era il terzo finale che avevo in mente per questo romanzo che, di finali, non ne ha. “E’ troppo”, venne detto. Acconsentii: quando è troppo, è troppo.
Pubblico perciò questo capitolo fantasma, che dovrebbe mutare completamente la percezione di GMR da parte di chi l’ha letto, mentre non rivela alcunché a chi non ha letto né ha intenzione di leggere il libro che, sia detto così, per puro gesto estetico, è il libro che, dopo Assalto a un tempo devastato e vile, mi ha più soddisfatto (il che non significa che sia il migliore).

IL CAPITOLO FANTASMA DI GRANDE MADRE ROSSA

Perché il San Raffaele?
Sempre il San Raffaele. Un via vai dal San Raffaele al San Raffaele.
La creatura bassa, i sottotetti incendiabili, dell’ospedale San Raffaele: la clinica pubblica e privata, erta sui bastioni che erano stati nuda proprietà del premier, donati al prete della medicina, l’uomo che condusse Castro dal Papa e viceversa.
Il prete indagato.
Il prete che odia la donna ministro della Salute.
Il prete che vive con le donne nella sua comunità.
Quel prete mutò il paesaggio. Il premier non era premier, non era il primo, non c’erano i pari, eppure prese a cuore la partita.
Partecipò con la donazione di Costantino.
Nudi terreni neri e fradici d’acque, fuori Milano la Seconda, verso Segrate, donati, prepagati, rilottizzati.
E il prete disse: qui sorga l’aiuto, qui si installi la terapia.
E la terapia sorse.
Il San Raffaele fu costruito esterno, trionfante.
Oggi è anche l’università.
Il gotha ci insegna, il gotha ci apprende.
Il filosofo di Venezia che disse che il Papa deve smetterla: sta lì. La moglie del premier, ha detto il premier, lo ama, è la sua amante.
Ci insegna il filosofo vecchio, che si identifica con Aristotile.
Ci insegna il grande manager che commissaria tutto, che ha in casa sua, con le pantofole, prestigiosi Richter&Melotti.
Ci insegnano tutti.
Accanto, muoiono.
Le stanze sono pulite e dimostrabili. Le stanze sono l’Era del Disgelo, dopo glaciazioni che sembravano perenni.
Molti i tecnici di laboratorio.
Molte le scorie.
Dalla Gobba con la metro è un attimo, esiste il bus.
C’è una Guzzi parcheggiata fuori, lì.
Un enorme poster all’entrata.
Il prete mutò il paesaggio perché dalla sua casa il San Raffaele rovinava l’orizzonte, e si alzò un pontile.
Sotto il pontile ardono i fuochi freddi di spettri detti barboni, commentano il Milan e anche Zaccheroni, e bruciano fogli della Gazzetta.
Trasudano lo sporco dai pori immensi. Puzzano.
Tramano nell’ombra.
Il prete trama alla luce la luminosa ragnatela. Al centro della tela non è nessuno e nemmeno un filo della bava concrezionata.
E’ vuoto.
Margaret Leicester Savioli è qui giunta a recuperare scorie. Grande Madre Rossa ha ordito il piano con efficacia che assomma decennii. Ha appreso i gradi della pazienza sfinita. Ha corroborato le ipotesi soltanto dopo che la fine fu consumata.
E l’Italia arde, arde, trasuda sporco dagli immensi pori dei suoi vulcani. Che sono ovunque, ora.
Dov’è il presidente della repubblica?
Dov’è il premier?
Il premier è in sala operatoria.
Attende nell’incoscienza che l’ordigno, l’ultimo, che viene dopo la fine, sia installato. Attende i precursori della fine, dopo la fine.
Osservate il suo corpo orizzontale sotto il sudario.
L’anestesista pilota le sue turbe.
Le macchine distillano epidurale.
I denti sono separati da dighe artificiali. Irrompono le scosse, il sistema è neurovegetativo.
Non è coma.
Voi non potete capire quanto io ho sentito i maestri accanto a me mentre ero in anestesia, totale.
Non si vede né sa di esserci.
Il coma è bello, questo no.
E’ nell’incoscienza e non è morto.
Vive senza saperlo.
Attorno a lui tutti si muovono: fanno il suo bene.
Il primario di urologia è stato reclutato quattro anni addietro. Lo hanno avvicinato ed era uno dei responsabili del servizio d’ordine, al tempo. Sta lì. Non è vero, ma non importa.
Tutto si inventa, siamo al penultimo passo.
Assaggia il filo mentre cuce.
Il tumore era in atto e tramava dal suo centro vuoto.
La prostata, eccola, viene schiacciata.
Dove sono gli altri?
Dov’è il presidente della repubblica?
La prostata non è vista perché cuce, e mentre cuce viene schiacciata, e le cellule iniziano a fluire nella linfa e dentro il sangue.
Esplode.
Si risveglia dalla totale imbambolato.
L’Italia esiste ancora, nonostante egli fosse in sonno.
Ecco il sollievo.
Si ricomincia.
Non è mai finita.
La fine non esiste.
E mentre si muove, si muove il sangue e a impulsi netti e forti viene fatta defluire la linfa.
Le cellule nere sono impazzite. Silenziosamente esplodono nel corpo.
Fanno rete.
Fanno network.
Questo è necessario fare: connessioni, connessioni, connessioni.
E’ un network nero e segreto, di cui si osserveranno tra tanto tempo gli esiti. Tanto?
E, satelliti impazziti, una galassia in espansione assoluta, meteoriti oscuri in velocità a impatto multiplo e letale, esse si spostano alla velocità dei suoni e delle luci. Essi, bui, si schiantano luminosamente contro i tessuti.
Li attaccano.
Si attaccano.
Si abbarbabicano.
Preparano il crollo.
Essi sono i dominatori dell’Universo.
Demoni che si avvertono con febbricole e ascessi. Cose strane. Svisamenti di percezione. Vertigini. Acufemi. Crediti di energia. Tremiti. Sinusoidi della linfa. Impulsi che scattano.
La prostata schiacciata è il cratere, è ground zero.
Il corpo crolla.
Egli sorride dopo la fine dell’Italia: guardate, siamo all’inizio.
E’, questo, un nuovo inizio.
Per tutti noi.
Per tutti voi.
Per me che sono io.
E intanto le esplosioni a catena nel silenzio avvengono, è un nuovo inizio, questo.
E’ iniziata la metamorfosi.