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Incipit “History”

Correggere le bozze di un libro è revisionare se stessi, i moti dell’animo e le strategie della psiche, le aritmie cardiache e i prolassi interni. In un’epoca che non propala più lo stile come esperienza di conoscenza, facendo dello stile una riverniciatura della realtà gentrificata, la correzione delle bozze si pone al centro dello spettro che va dal narcisismo all’autopunizione. E si presenta, sempre più annichilente, un altro tipo di spettro, un autentico fantasma: che è il compiacimento del lettore, una tipica neurosi collettiva di questo tempo. Resistere a questi sommovimenti del tutto interiori, giudicati perlopiù come masturbazioni di un singolo disadattato o in cerca di successo, è penoso quanto esaltante. E tuttavia si va: cercando il senso, tentando la musica, dando il sempiterno addio alle sorelle parole, posponendolo sempre, un tale addio, anche se l’epoca mi dice che questo addio giungerà a uno stato effettivo di abbandono della lingua per come la intendiamo, delle immagini per come le abbiamo intese. Il libro si gioca su questo discrimine, che è la mutazione da noi tutti subita e che stiamo subendo. E’ il solito: buonanotte, bambini…