E’ uscito da Cortina La mente di John R. Searle, un riduzionista non-riduzionista, tra i massimi esponenti della filosofia della mente. Medita su quanto si può estrarre dalle parole di chi, in prima battuta, percepisci e consideri come un nemico. In sede di epilogo del libro, che vale comunque come ottimo compendio sullo stato dell’arte delle neuroscienze, Searle scrive:
“A questo punto, ho svolto il compito che mi ero prefisso nel primo capitolo. Ho tentato di fornire una spiegazione della mente per la quale i fenomeni mentali siano parte del mondo naturale. La nostra spiegazione della mente in tutti i suoi aspetti – la coscienza, l’intenzionalità, il libero arbitrio, la causalità mentale, la percezione, l’azione intenzionale, ecc. – è naturalistica in questo senso: in primo luogo, tratta i fenomeni mentali come parte della natura”.
E’ precisamente questo – queste parole – il momento critico di una guerra tra visioni del mondo in un àmbito di cui gli intellettuali si stanno occupando superficialmente. Questo àmbito – coscienza/mente secondo le neuroscienze – è campo di battaglia come lo fu la filosofia ai tempi della disputa sull’innatismo o la letteratura ai tempi del prevalere dello stile classicista su altri possibili stili. E’ questo il perno che fa ruotare il mondo oggi verso il mondo domani. Considerando Searle un nemico umanistico, ne traggo domande che, per me, sono decisive:
– E’ corretto considerare la coscienza una funzione mentale e non viceversa?
– Da dove proviene la potenza che è la volizione spontanea e preterintenzionale di quella che Searle chiama “intenzionalità”?
– Da dove e come si desume l’idea di una totalità ralistica che Searle chiama “natura”?
– E’ un “io” che tenta questa spiegazione “naturalistica” della mente?
Medita sul fatto che le funzioni linguistiche sono qui considerate come non primarie. Il naturalismo di Searle mette a un suo posto gerarchicamente definito e secondario la letteratura, ma solo se si pensa che la letteratura faccia leva su funzioni linguistiche.
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