ATTENZIONE: SPOILER DELLA SESTA PUNTATA DI “TRUE DETECTIVE”
La sesta puntata di “True detective è formidabile, non dal punto di vista dell’action thriller e stando ben distante da quell’eccezionale climax che nel quarto episodio assumeva caratteri da pop artistico definitivo. La sesta puntata, “Haunted Houses”, prolunga e rovescia le modalità retoriche e strutturali dell’episodio precedente: è un grande avvallamento scavato attraverso una miriade di riempimenti, fatti e storie, velocissimi, senza trasmettere la percezione del disinteresse narrativo. Qui si procede oniricamente nel melodramma borghese, è un continuo “in & out” di situazioni e psichismi, lentissimi e potenti, “Beautiful” condotto come fosse una tragedia classica. Impressionante un coito davanti a immagini di donne e bambini scomparsi, foto segnaletiche appese a una parete domestica, in una stanza enorme e vuota, con un crocifisso solitario arredo in un muro bianco. Impressionante un colloquio con una bambina in stato di catatonia regressiva. Impressionante l’allucinato sembiante in un colloquio con un religioso traboccante colpe e sudore. Impressionante l’incontro postumo, a quindici anni dai fatti che apparivano come scena principale e non era la scena principale. Harrelson e McConaughey danno qui una prova attoriale devastante: interpretano lo stesso personaggio a tre altezze temporali differenti e lontane tra loro, sono tre stadi di personalità e fisiognomica del tutto eterogenei. Debolezza nei passaggi: un rapporto sessuale che potrebbe anche non consumarsi e viene sbandierato come casus belli. O è un buco di sceneggiatura o si tratta di una apparente trasandatezza da giocarsi nelle ultime due puntate – esattamente come la scomparsa del criminale Ginger, quello col barbone da ZZ Top, liquidato con una battuta in precedenza; oppure come la testimone interrogata circa la scomparsa di Dora Lange nel secondo episodio, la quale risultava tatuata con quel simbolo a spirale che fa da filo rosso alla narrazione dei fatti criminosi. Si conferma, in ogni caso, questa serie prodigiosa firmata dall’autore Nic Pizzolatto e dal regista Cary Fukunaga, come un punto di non ritorno di certa serializzazione televisiva, perlomeno quella a sfondo nero. Ne sono estasiato.
da Facebook http://ift.tt/1evEHdo
Scopri di più da Giuseppe Genna
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.