Una poesia: Lo stato intermedio


Questa è una poesia mia, di questi giorni, la pubblico qui.

LO STATO INTERMEDIO

Tutto occhi eri e sole
parole
vivendo in una carta, che è corteccia
impallidita ai fasti del sole
di inverno, alle tue nevi eterne
molto orizzontali e improprie
alla profondità, i cui cristalli aprivi
con i sillabi del pontefice poeta
in una lirica sottomessa a cosa? A niente
serve attenzione o tristezza
fino a che il teschio sia tanto preciso nell’essere
qui e ora sollevandosi con un ritmo di noia
e orrore o tenebra potente, il brivido
di chi totalmente vivo non è ancora e guarda
verso l’angolo superiore sinistro di tutto l’ospedale.
Continui a essere lo scherzo birichino
che scintilla nell’ombra meridiana
tentando l’asfalto e vedendo un dente scintillare
sopra il selciato lindo in via dell’Alta Guardia
una accelerazione una tristezza compunta
una acribia un puntiglio ben oltre
la commozione e è oro
dal callo livido della corteccia
prefrontale, amore, disperazione mia
qui sta oscenità: un fervore nuovo,
una costanza, un errore
quando avviene la mitrididatizzazione
e lo sguardo vede tutto avvicinarsi paurosamente
alla macula dell’occhio: la mamma, il papà, il colpo della tosse
e incredibili tra le erbe i luvini
che facevamo schiumare con i mucchietti di sale
quando il pallore del volto si avvicinava alla luna
presso tutti i torrenti della tua terra in questo transito atterrito
pietra su pietra ricomporre cattedrali, porpora, sclera
e l’esalazione continua, la pressione
ciclicamente dice
ciclicamente deve
tesoro delle altitudini e dei morbi
dammi testo, fammi uomo prego.

da Facebook http://on.fb.me/1u5YjBS


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