March 14, 2015 at 05:35PM


Adesso stavo parlando con Clovis, il mio vicino alto due metri e dieci, sul pianerottolo fumando, parlavo di Brunetto, mi ricordavo una sera che entro in casa di Brunetto e non c’è nessuno, dov’è?, si avverte uno strano sentore di ferro nell’aria dolce di cera e miele del suo immodesto appartamento, non c’è, chiamo, “Brunetto!”, si sentew gorgogliare nella stanza da letto, vado, non deve esserci nessuna, in quel periodo non c’era nessuna, quindi gorgoglia da solo, allora vado ed entro e lo vedo in piedi, enorme e ingrassato per via dell’operazione che gli ha sballato il sistema ormonale: è in piedi, l’anta dell’armadio aperta, con lo specchio interno, lui gorgoglia scavandosi con un ago una gengiva ed estraendo un moncone di dente con l’ago, spruzza, gorgoglia e dice: “L’ho ammazzato, il bastardo!” e poi siamo andati da Viel in Buenos Aires a prenderci un frullato di frutta mista che, come al solito pagavo io perché Brunetto non lavorava mai da anni, e c’è stata una rapina da Viel in Buenos Aires, ma hanno sbagliato, hanno fatto la rapina con dentro Brunetto, c’ero anche io, ma Brunetto era più importante dire che c’era, lì, infatti al rapinatore ha detto una cosa su Sendero Luminoso, quello era un sudamericano e quindi niente rapina, perché era un parente di uno di Sendero Luminoso che era a sua volta parente di uno che Brunetto conosceva, quindi abbiamo preso sulla Uno Bianca di Brunetto il sudamericano, un infermiere di una coop legata al San Raffaele, e siamo andati a buttare via la pistola, che non funzionava e quindi era dannosa per il tizio, siamo andati al Forlanini e era inverno, c’era una nebbia spessa e quasi grassa, se non fosse che l’idea di grasso è associata al calore, quindi era una nebbia spessa e basta, la terra era dura e abbiamo scavato con un piccolo piccone che aveva Brunetto non si sa perché proprio nel portapacchi, un po’ lui un po’ io un po’ Eduardo, che era il rapinatore infermiere sudamericano, che ci insegnava le bestemmie peruviane, viete-lammierda etcoetera, con quel piccone piccolo Brunetto aveva scheggiato il Duomo di Milano una volta, e poi siamo stati a casa di Eduardo alla Trecca dietro viale Ungheria, c’era la sorella di Eduardo, una grassona con un bambino di quattro anni, il bambino beveva un po’ di birra calda e avevano questo televisore Minerva arancione fluo optical tipico dei Settanta in Italia e dovevano smerciare della roba, avevano un gaboscio strapieno di bamba, una quantità inverosimile, allora siamo telati via, io e Brunetto, non era aria ma era bella quell’aria che non era, comunque abbiamo saputo che la sorella di Eduardo è morta di infarto di lì a poco e dopo qualche settimana è morto di infarto anche il bambino e hanno beccato il tizio a fare una rapina, di nuovo da Viel ma quello al Castello, era andato al Forlanini a dissotterrare la pistola che non funzionava, pezzente!, manco i soldi di una pistola che funziona!, pezzente!, e, diceva Brunetto, un enorme coglione, perché, diceva Brunetto, se ancora ancora scavava di una ventina di centimetri, sotto la sua pistola del cazzo che non funzionava, ne trovava quattro che Brunetto aveva sotterrato lì, più profondo, alla fine degli Ottanta, e funzionavano. La pula ha beccato Eduardo, noi quella notte siamo andati a prendere una puttana amica di Brunetto a cui avevano fracassato la faccia e Brunetto ha ritrovato il pappone che aveva fatto questo e lo ha fracassato in un campo dietro Cesano Boscone, e poi siamo andati a tirare i sassi verso la Borsa ai tizi che ci andavano, leccatissimi, non capivano cosa succedeva, arrivavano queste sassate fortissime contro le pareti dell’edificio della Borsa, così anche io, un anno dopo, quando mi annoiavo dentro Montecitorio, ho preso una fionda professionale e ho spaccato quattro vasi stando attento alle telecamere di controllo, sono andati avanti settimane a parlare dei vasi spaccati al quinto piano di Montecitorio e, quando ho fatto venire lì Brunetto di nascosto, e nemmeno gli avevo detto dei vasi, lui ne ha spaccato un quinto e si è messo a masticare uno dei cocci ridendo. A me manca tanto Brunetto, quando imbiancò la casa, mia, in Sabotino, a 500mila lire per fargli guadagnare qualcosa, entrò Mario, Brunetto non lo conosceva ancora, stava pittando e disse a Mario con deferenza “Sono qui incaricato dal locatario” e Mario stupiva e Brunetto no, inforcava la sigaretta danese magrissima e fumava, due minuti dopo parlavano dei compagni e dei camerati a Padova insieme, passavano il testimone, il testimone ero io.

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