Per Carlo Arturo Sigon

La scomparsa del regista milanese, 61 anni, autore del film dal celebre romanzo di Sandro e Dazieri, “La cura del gorilla”, docente alla civica Luchino Visconti e presidente dell’Associazione Registi Italiani.

Ci sono interventi che la misura e un corretto distacco sconsiglierebbero di essere emessi pubblicamente. Però in un tempo di morbose esequie digitali, gli affetti avranno pure le loro ragioni e la legittimità di fuoriuscire dall’imbra della opportuna discrezione. È per me il caso della scomparsa del regista Carlo Arturo Sigon, non nato a Milano ma regista milanese *a palla*, come avrebbe potuto chiosare con smaliziata baldanza da frequentatore della Barona. Regista pop per eccellenza e formazione, spugna ed emittenza dell’ultima fase del postmoderno, prima che la produzione cinematografica diventasse ostile alle avventure in solitaria nella rappresentazione del “campo culturale” inteso come declinazione mainstream, ha intercettato l’ intercettabile almeno degli ultimi tre decenni. Carlo Arturo Sigon, anche grazie alla matura esperienza di regista pubblicitario, era dotato dello sguardo che ibrida azione, epica, incubo, sogno, filosofia popmoderna, simbolo contemporaneo. Una rara lucidità di sguardo, la capacità di connettere ogni ovunque a ogni chiunque, perché la relazione è il motore di creatività e arte. La capacità di inserire le mani nel fango e nell’ oro della realtà, del cinema – dell’esistenza. Lo piangono in tante e tanti, rimpiangono in tante e in tanti il suo entusiasmo trascinante, la sua irrefrenabile capacità progettuale, la sua umanità così profonda e tenera, così bambina e piena di *sgamo*, come avrebbe benissimo potuto chiosare dopo avere abitato a lungo tra Navigli e Cassala. Abbracciare l’aria per festeggiare ancora, Carlo, sarà un rito ripetuto, ricordato.


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