Meditazione su Essere e Nonessere

parmenide.jpgMedita circa l’umana vanitas della letteratura che, meditando sul rapporto che chi scrive intrattiene col mondo, si lancia verso lo scacco della parola, della forma e dello stile, della struttura, e induce a pensare cosa sia il pensiero quand’esso non abbia oggetto, poiché questo è possibile ed è attività continua e certa, come dimostra il fatto che non ripeti in continuazione “sono un essere umano” eppure lo sai, e oltre, è possibile pensare di non essere un essere umano. Senza oggetto, il pensiero si riduce alla constatazione dell’essere e non altro. Se si è, non è detto che si pensi, ma se si pensa, è certo che si è. Affonda qui, nel buco bianco da cui, misteriosamente, emergono le saghe e le storie, e quella per noi più sorprendente, il mondo che consideriamo reale, il poema di Parmenide:
“Essendo ingenerato è anche imperituro, tutt’intero, unico, immobile e senza fine. Non mai era né sarà, perché è ora tutt’insieme, uno, continuo. Difatti quale origine gli vuoi cercare? Come e donde il suo nascere? Dal non essere non ti permetterò né di dirlo né di pensarlo. Infatti non si può né dire né pensare ciò che non è.”


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