Giuseppe Genna: DIES IRAE

rep.jpgdi ALESSANDRO BERTANTE
[da La Repubblica – Milano – 29/03/2006]
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gennaspettro.jpgIl 12 giugno del 1981 a Vernicino, un piccolo paese del Lazio centrale, Alfredino Rampi cade in un pozzo artesiano lasciato incustodito, rimanendo bloccato a sessanta metri di profondità. I ripetuti tentativi per salvarlo, trasmessi in diretta televisiva alla presenza del Presidente Pertini, fermeranno la nazione che, commossa e sgomenta, assisterà alla tragica morte del bambino seienne. Comincia raccontando il triste calvario di questa involontaria icona mediatica degli anni Ottanta, Dies Irae (nella collana 24/7 Rizzoli), “giorno dell’ira” in latino, il nuovo, monumentale, oltre settecento pagine, romanzo di Giuseppe Genna, trentaseienne scrittore milanese con già all’attivo diversi lavori di narrativa e saggistica. Ma questo è il libro che segna un punto di svolta per l’autore, il quale finalmente libero dagli schematismi della scrittura di genere, dà vita a una storia complessa e ambiziosa, un percorso nella memoria storica e generazionale degli ultimi venti anni.


Attraverso i suoi ricordi in prima persona, le vicende di due giovani donne, Monica e Paola, e le oscure trame di un agente legato ai servizi segreti americani, Genna compie un allucinato “viaggio al termine della notte”, dove Pynchon e De Lillo incontrano Fantozzi e la miseria culturale dell’Italia contemporanea. Nella prosa di Genna la realtà precipita e si confonde fra ricordi infantili, voci di morti, devastazioni umane e famigliari, malattia mentale, spacciatori e pubblicitari drogati, corruzione politica, televenditori e imbonitori, prima manifestazione estetica di quella follia del quotidiano che sembra essere diventata la cartina tornasole per l’interpretazione sociale contemporanea. Vermicino crea una nuova Italia, formatasi seguendo il solco tracciato della Loggia P2, dal craxismo e dalle televisioni commerciali di Berlusconi. E in questa nuova nazione plasmata dalla brutalità, Genna riesce a cogliere una poetica struggente e melanconica, espressa con un linguaggio visionario e di grande suggestione letteraria ma anche capace di momenti esilaranti, specie quando lo scrittore si sofferma sulle sue vicissitudini nello sconfortante mondo del precariato intellettuale.
Tumultuoso e magmatico, Dies Irae è un romanzo importante, nato dalla deflagrazione di un nuovo immaginario, dal quale i futuri narratori italiani difficilmente potranno prescindere.


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