Seymour Hoffmann era domenica, si annoiava, stava sul divano come una bagnarola. Fuori c’era da sudare. Voleva fare lo scherzo della Bisurata Aromatic a tutto il mondo, confondendoli con l’eroina che era falsa, essendo un grande attore li coinvolgeva in questo scherzo che era morto, ma che fatica, allora non lo faceva. Stava lì, in casa, pensava al televisore al plasma e se metteva dell’eroina nel plasma cosa succedeva: programmi stranissimi. Allora Seymour Hoffmann sbadigliava. Era ancora pomeriggio ancora di domenica e guardava fuori dalla finestra, temporale: una finestra dalle 16.30 alle 17.15, si vedevano di quei monsoni. Prendeva tempo e poi subito lo mollava. Nella madia dormiva il sonno dei gusti perfino il misterioso sostanzioso burro di arachidi, misterioso miscellanea di caramello in finta confezione Nutella con un cucchiaio, mangiarlo, ingrassare, nella macchina su un’autostrada larga, tutti gli americani con questo barattolo in quei momenti. Seymour Hoffmann no! no!, non aveva idea di cosa volesse dire essere padovano: tutte quelle nutrie, quei fumi dai canali di scolo umidi, le nebbie fredde, le sciarpe degli anni Settanta, la piazza immensa del Santo, quel biascicare tra dei bicchieri di bianco moscato. Guardò la moquette color ruggine che c’era sempre stata in ogni casa dove c’era lui, anche da bambino aveva quella forma di strano cubo della testa ma più largo, con del pelato da qualche parte sempre, quello sguardo franco assai strizzato che supera la frustrazione con un sorriso ubriaco di sorsi di birra scadente. Era sardonico, quell’uomo! Prese dall’interno del microonde dei soliti pop-corn che in America si cucinano così, si espandono con la scatola di cartone, esplodendo, mettendo a repentaglio la casa.
Insomma, Seymour Hoffmann era scazzato come una tinozza. All’improvviso entra un editor italiano e gli urla: “Truman Capote! Pezzo di merda! Hai fatto un libro con la morte! C’è tanto sangue, tutto coagulato, per via del freddo, tanta osteopatia dei morti cadaveri! Non ne vendiamo un cazzo! Neanche una copia ne vendiamo, di un libro della morte così! Sei un pezzo di merda, Truman Capote!” gli urlava, puntandogli addosso un indice accusatore, tutto nervoso.
Allora Seymour Hoffmann ha chiesto se poteva andare in bagno e, giuntovi, si sbatteva in vena una bellissima bustina di eroina allegramente, tante stelline di questo stare andando giù verso il pavimento, con un sollievo di gioia stellare, tipo tante meringhe dentro le quali in ognuna c’è dentro un piccolissimo Giorgio Moroder. Cosi è morto Seymour Hoffmann.
Dopo, lo hanno venduto.
da Facebook http://ift.tt/1f2e0O1
Scopri di più da Giuseppe Genna
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.