E’ tutto un attimo

http://www.youtube.com/watch?v=QS9fYnjEccg

Uno dei barbagli più abbacinanti di uno dei periodi più angoscianti di una delle formazioni più avvilenti che ho esperito nella mia tenera esistenza è certo pop italiano. Bisogna che io sia consapevole in un senso tutto zen rispetto al fatto che Mario Lavezzi e Umberto Smaila abbiano cospirato per generare la mia storia e la mia educazione. Composero infatti la canzone “E’ tutto un attimo” per Anna Oxa, con cui la nipote del dittatore comunista albanese Enver Hoxha sortì il quinto posto in classifica al Festival di Sanremo nel 1986.
Avevo sedici anni.
Ricordo la strana catatonia e il pallore innaturale di quella sagoma femminilissima e obliquamente androgina, ricordo il cappuccio e la fascia a “x” del suo costume da supereroina Marvel dello spettacolo italiano, ricordo la sua immobilità calcolata eppure vibratile, ricordo la percezione della differenza rispetto all’icona prepunk che fornì uno choc televisivo alla nazione e che le cucì addosso Ivan Cattaneo nel 1978 con “Un’emozione da poco”, ricordo l’esibizione tremula per l’emozione che le patinava di reflusso gastrico l’ampia superficie linguale, ricordo la sorpresa per la robusta dentatura della performer, ricordo l’imbarazzo dell’attempata corista che non riusciva a starle dietro nella stupefacente progressione vocale, ricordo la laccatura e il trucco albagioso, ricordo che il tempo si fissava in me numinosamente come era già accaduto in occasione di certe sequenze della miniserie tv “Michele Strogoff” o dello slalom parallelo tra Gustavo Thoeni e Ingmar Stenmark o, in quello stesso 1986, assistendo nel tubo catodico all’esplosione del carro celeste dello Space Shuttle Challanger o alle immagini a colori vagamente seppiati che provenivano da Chernobyl.
Così la costituzione di una individualità attraversa lampi di luce sinistra ed è attraversata da neutrini psichici di qualità incontrollabile.
Ciò indubitabilmente subirà un processo di decomposizione, putrefazione e fasi colliquative ben più sottile che quello che investirà ineluttabilmente le fibre e le molecole del mio corpo fisico.
In hoc signo vincem.


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