La pagina che non c’era

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Ieri sono stato, insieme a Nicola Lagioia, a Napoli per l’iniziativa bellissima “La pagina che non c’era”. Al liceo Pitagora, nel rione Toiano di Pozzuoli, davanti a una platea effervescente di studenti a vario titolo interessati, si è parlato di anni Ottanta, di scelte stilistiche, di opere aperte, di paradigmi storici, di quel cretino che è Francis Fukuyama, di quel sondatore delle profondità che è Primo Levi, quell’inquietante guru dell’immaginario che continua a essere William Burroughs, di tropi retorici, di confondere le cronologie, di Stock84, di Reagan e Thatcher, di eroina, di libertà, di guerra preventiva, di Verlaine, dei noi stessi, di mio nonno in Sicilia a inizio Novecento, di trauma, dell’antro delle tessitrici, di plastilina e Das, di Calvairate is burning, di “True detective”, di catene di pizzerie pseudonapoletane a Milano, di nebulizzazione degli schermi, di metrica latina, di bellezza e desiderio, di Battiato e Sgalambro, della storia contro la lingua, di bradisismo, di Seveso e diossina, di vampirizzazione dell’autobiografia, di mimesi, di petrarca e Foscolo, di Andrea Pazienza, di Donald Rumsfeld, di Justin Bieber e di molto altro. E’ un progetto davvero stupendo, “La pagina che non c’era”. Le organizzatrici, facinorose rivoluzionarie culturali, sono splendide. Una di loro, Delfina Curati, ha offerto del libro “Fine Impero” (minimum fax) una lettura che mi ha affascinato, con una strutturalista e una ricognizione stilistica impressionanti – la ringrazio, e, insieme a lei, ringrazio Diana Romagnoli, Maria Laura Vanorio, Elisabetta Himmel e Brunella Basso, Donatella Brindisi e Giuseppe Girimonti Greco. Grazie a tutte le studentesse e gli studenti che hanno partecipato, e in particolare Chiara, Giovanni e Silvia che non è potuta venire. Grazie al preside del Pitagora, assai illuminato, Cesare Fournier.
Lì dietro, verso la solfatara, che Stefano Porro conosce molto bene, il tempio di Serapide e il fantasma della Sibilla cumana stendono la loro ombra luminosa. C’era un vento freddo. Il convoglio ad alta velocità Italo, che mi riportava a Milano, è un treno che fa schifo: ciò va detto. La nuova generazione ho notato che veste stranamente, in particolare indossa scarpe sportive bizzarre. Nella segreteria scolastica era appesa una foto di Napolitano che pareva Perry Mason pelato, flegreo e con bassi livelli di oligoelementi. E tornando verso Napoli si diceva con Nicola: “Cosa sarebbe il politico, oggi, se non questo?”…
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