Un sogno: Maccanico


Nulla mi annoia e mi interessa di più che ascoltare i sogni degli altri (mi interessa soltanto per lavoro). Quindi, bisogna subito abbandonare questo post, perché adesso racconto un sogno che ho fatto l’altra notte.
Frequentavo da qualche giorno Antonio Maccanico. Pur essendo stato portavoce alla Presidenza della Repubblica, per anni, impegnato nel Partito Repubblicano e grande elettore di Spadolini, quindi rinomatamente laico, nel mio sogno Maccanico parlava meridionale tantissimo ed era un ministro democristiano escluso dall’ultimo governo, restando tuttavia una potentissima eminenza grigia della politica italiana. Aveva contatti coi servizi segreti, sapeva tutto delle collocazioni azionarie e delle strategie dei grandi gruppi, conosceva in anticipo le mosse future dei parlamentari e delle segreterie. Maccanico mi incontra la notte di capodanno, per consolarmi del fatto che passo da solo questa ridente occasione di festa. Ci incontriamo in un night assai frequentato. Beve molto, io no, però non si ubriaca mai, Maccanico. C’è confusione nel locale, molta penombra, c’è fumo di ghiaccio secco, spettacoli dal vivo provinciali e vagamente disgustosi. Maccanico mi lascia intendere di avere benevolenza nei miei confronti e di potermi aiutare, grazie al suo immane peso politico, a trovare un lavoro: sono infatti disperato, in quanto disoccupato. Mi riporta verso casa con la sua automobile di Stato e la scorta, dandomi esoterici consigli, tutti ispirati a una sfingea indecifrabilità, ammonimenti decisivi per muovermi nell’esistenza e per compiere i giusti passi onde conquistare un posto di lavoro, neanche si trattasse di diventare amministratore delegato della Nasa. Immagino che non lo vedrò mai più. Invece Maccanico si scopre che tiene tantissimo a me e mi invita a una festa nobiliare molto partecipata, a casa di suoi amici, una coppia appartenente a una inesistente aristocrazia milanese. La dimora dove si tiene il party sta verso il Castello Sforzesco ed è una sorta di reggia di Caserta. Un vasto giardino all’italiana si estende dall’ingresso. Incrocio gente ricca, non ho nulla a che fare con quell’ambiente, girovago solitario e in preda a vertigini non preoccupanti. Ecco all’improvviso Maccanico: è con molti amici suoi, indossa un prezioso loden verde! Vado da lui, mi comporto eccessivamente confidente, gli batto sulla spalla con la mano, addirittura lo chiamo “Mac”, intendendo il dispositivo Apple, mi pare una battuta esilarante, nel sogno rido e mi sento intelligente. Anche Maccanico ride. Arriva pure sua moglie, una donna in là con gli anni, che evidentemente è mossa da non sopiti istinti erotici. Il suo volto è sfigurato da un angioma mostruoso, un’escrescenza di carne violacea che termina con una cresta bianchiccia e spumosa. Mi scruta seduttiva, non del tutto a sproposito. Commentiamo la grandezza di suo marito Maccanico. Lui all’improvviso fa il vuoto intorno a sé e incomincia a cantare, non si capisce se in napoletano, qualcosa che pare strappato a forza dal repertorio di un crooner. La sua voce è tuttavia memorabile, le persone intorno a lui sono incantate. La moglie di Maccanico osserva: “Ha sempre avuto una gran voce. Anch’io, sa?” e raggiunge il coniuge, duettando con lui. E’ uno spettacolo portentoso. Finisce tra applausi scroscianti. Maccanico mi chiama: vuole presentarmi Arisa. Arisa non è Arisa, anche se ha la carriera di Arisa – ha appena vinto Sanremo. E’ una ragazza non bella, molto magra, il volto mediterraneo e spigoloso. La sua bocca risulta stranamente sensuale, pur non essendo carnosa. E’ sarda. Chiedo a Maccanico di dove sia originario lui: “Elbi” risponde. Non so dove si trovi Elbi. Arisa lo canzona, osserva che i còrsi, a differenza dei sardi, non tengono affatto a mantenere incontaminata la loro isola. Io penso: “Quindi Maccanico viene dalla Corsica!”. E’ ora di andarmene, il party è appena iniziato ma io devo recuperare una bicicletta che ho lasciato legata a un palo, al parco Sempione. Arisa mi bacia e mi chiede di rivederci. Io mi trovo rimbecillito, lì davanti a lei, senza sapere cosa fare, dovrei andarci a letto, subito, e sono del tutto impreparato, sicuramente impotente, non ce la faccio né a provarci né ad aspettare che si faccia avanti lei, devo scappare, devo andarmene… Mi sveglio.

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