July 14, 2014 at 05:36PM


Continue suggestioni dal libello successivo a “La vita umana sul pianeta Terra” (Mondadori), con immagini e ritagli di prosa improvvisata, a modello di quella che vorrei scrivere, lessicale e un po’ buia, un po’ stolida, fatta di manganese e di fosforo bruciato, alla maniera di questo passo che qui accenno al volo, il quale non fa parte del libro, detto “atro” in quanto cupo e di humor nero:
“Devo essere definitivo e, in un certo modo, anche sgradevole. I moralismi non mi interessano, ma ciò perché non mi interessano le morali. I grandi sistemi si sono dimostrati fole e non hanno apportato al consorzio umano un grammo del beneficio che intendevamo spartire con i nostri sodali di pianeta, sferuncola cupa che come gran biglia la continua a rotolare per i gran spazi universali! Dunque, definitezza, spietatezza, maggior età nel giudizio. Prendiamo i balocchi. E’ innegabile lo scempio che la produzione odierna di giocattoli ha fatto di bambolotti e cavallini di porcellana, Madre. Viviamo tempi obbligatori e contrasburgici, io l’ho capito da tempo. Le tue ciprie mi affascinavano per la consistenza, cinerea e pastosa, oltreché per i colori pastellati: per un bimbo esse costituiscono un paradiso a sé, con quell’odore screziato e timido, di incenso impuro e aggraziato dalle essenze indiane, dagli olii profumati che obnubilano i sensi, sembra che siano della consistenza di un fantasma bonario ma impedito nell’accesso al tavolo in radica e ottone di questi medium d’oggi, di cui Parigi è strapiena: eretici!, oserei chiamarli, se accarezzassi una qualche forma di ortodossia. Madre, tu sai bene che non è così. Il tuo figliolo si contenta di un tozzo di pane e di una scodella di latte a lunga conservazione, qua nel dispensario il pane si macchia di fioriture muffite, verderame, soffi fungini a chiazze sulle croste, che noi la mattina cancelliamo con una robusta immersione nei grassi del latte, che è spesso e buono, a volte un po’ salato, ma sempre accettabile. Ma che dico?, non esiste accettabilità senza progresso, anche gustativo, e non esiteremmo a dichiararci entusiasti della calda bevanda, se interrogati a dovere, in piedi, diritti, un po’ rigidi forse, le mani appoggiate alla tavola lunga, niente di scarruffato addosso, marsine ripiene di bambini giudiziosi che tessono le lodi delle panne e dell’uht. Soltanto permetteteci l’indignazione per questa produzione massiccia di bamboli e ninnoli! Noi credevamo che il nostro balocco fosse unico, totalmente dato a noi, totalmente dedito a noi, un cavalluccio di natura artigianale, dipinto con vernici fresche da un vecchio che ha conosciuto, del mondo, soltanto la combriccola alpigiana del suo paese, dove è nato e cresciuto senza balocchi, sferzato dai venti anticiclonici di quella sorte che tutti investe, fatta di tumori e apoplessie. L’universalità in forma di morte non ci interessa. La produzione industriale ci irrita. Non ci consola affatto sapere che a casa pensa a noi la Madre e quindi chiudo bruscamente questo biglietto che invio segretamente, per essere un po’ più presso il cantuccio del Vostro cuore e farvi sapere che un figlio perdona tutto, tutto, anche l’interesse bancario che sopravanza l’amore e il rispetto, anche la carne dolce di una sorellina e, infine, non sa rivendicare con verecondia grande le sue polluzioni notturne, tormento sregolato di tutti i sensi interni, di cui Voi siete in qualche modo responsabile, sia pure pudicamente, sia pure non sapendo di sapere, Madre. Salutatemi il Padre e inviatemi notizie del Molosso Piero: egli vigila bene sulla magione? Vorrei essere steso con lui a pressargli la giugulare con i polpastrelli, sentendo l’intermittente flusso del sangue, caldo e ferroso, mentre digrigna e si agita, facendo una vita da impostore, da benandante…”

da Facebook http://on.fb.me/1n2nIt5


Scopri di più da Giuseppe Genna

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Scopri di più da Giuseppe Genna

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere