Giulio Mozzi (che nella mia formazione ha contato almeno quanto Donata Feroldi, Valerio Evangelisti, Tommaso Pincio, Wu Ming 1, Antonio Franchini, et alii che non riesco qui a nominare) mi ha fatto un onore. Mi ha chiesto di raccontare la mia formazione. L’ho fatto, un po’ vergognandomene. Mi pare davvero delicato e complesso delineare cosa contribuisca alla formazione di un intellettuale e per di più anche scrittore. Io spero possa essere utile. La formazione oggi che cos’è? Lavoro in diversi gruppi giovani, sul versante dell’editoria e della filosofia e della neopsichiatria e ravvedo una differenza sostanziale e di ordine emotivo, rispetto a quanto accadde a me e altri in un preciso orizzonte storico, quello degli Ottanta/Novanta. Come entrano oggi in gioco (entrano in gioco?) incontri, suggestioni, rischi, vergogne, sentimenti di inadeguatezza e coraggio della saccenza, avventatezze, rigore, discipline – cioè come entra in gioco l’esistenza? Questo volevo chiedere, enunciando me.
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