July 21, 2014 at 06:44PM


La meditazione sull’essere umano mi annoia, Mamma. Sul fondo del fondo si erge qualcosa: è un’umanità ridotta allo stato brado, che concepisce la propria evoluzione come un cammino tra le fosse di fossa in fossa consuma le proprie tappe, la prima identica all’ultima. Il bolo è passato da una guancia all’altra, le mucose fanno il loro lavoro, la saliva lo imbeve, lo si predigerisce e, quando è inghiottito, dopo tutta questa meticolosa ruminazione, esso rilascia il veleno e provoca il collasso gastrico. Al centro di quella pappa il virus proliferava, rilasciava acidi e butani, colpiva con un infarto l’idea, faceva dell’astro una mascherata oscena, del sole una tenebra, dell’immortale una falena, del gaudio uno struscio: era il male umano. Rùmina, rùmina, mondo!, sembrava canzonarlo. Il mondo masticava e sputava i resti: derelitti, affanni, tribolazioni. Qualcosa però lo mandava giù, il boccone spremuto sembrava talmente manducato! Invece lì si annidava un demone, un fastidio, una pozione malefica, il botulino: ecco, la realtà infartua. Questa è la colpa umana. Sovrasta l’universo, lo contamina con i suoi piccoli orrori: dalla carie alla morte, ecco il destino che attende chi tocchi l’umano. Lasciate queste bestie in pace. Ciò è immorale. Questi animali snodati sono scriteriati. Propalano le loro parole, articolazioni delle proprie morali in arteriosclerosi: chi le considera buffe è perduto. Questi comici sono tragediografi, teodofori dell’infamia. Ecco un bimbo tenero e innocente, piange, lacrimoni rigano il paffutello, si è inteneriti, lo si vuole consolare, lo si avvicina: allora egli rivela che piangeva perché ha la lebbra. La donna vi inchiavarda, il maschio è un bovino per nulla bonario e letale per i tafàni che lo bucano, il suo sangue è ferroso e indigesto. La natura si inchina a questi bipedi con il capo fisso in cielo. Gassificano le atmosfere. Inquinano i sogni. Il buio è tutto il loro sistema. Non vantano che una caratteristica poetica: hanno inventato loro la poesia. Sconcertano Golia e infieriscono su David. Non li si calcola, con loro le algebre se ne vanno gambe all’aria. Prendete la carestia russa del 1921, da cui abbiamo stravolto certi particolari di una fotografia che fu un dagherrotipo e ora è un simbolo. Non si crederà davvero che due contadini delle tundre si peritino davvero di vendere carne umana per chi voglia cibarsene in un tempo tanto frusto e sconvolgente? E’ ovviamente un trucco al quale abbiamo lavorato con alacrità, Mamma, e il risultato ci soddisfa a pieno. Ecco come andò la storia. I due villici sono crudeli, è vero, lo testimoniano le loro fisionomie lavateriane: su questo punto concediamo tutto. Ma è impossibile che tali totem intrisi di tabù siano originali tanto da cucinare davvero la carne umana di un ragazzotto e di esporre cervella e mandibole, per di più. Le hanno ritrovate nel loro campo, mentre raccoglievano le cipolle e i ràfani. Sono l’archeologia, questa scienza che specula sulla rovina universale e la rivende un tot al chilo. Hanno tirato su anche qualche pietra, dal latifondo. L’usucapione li costringe a un’esistenza magra. Stanno facendo mostra di quei resti mummificati: una tribolazione venderli ad archeologi che non degnano la isba di passaggio. Stanno lì tutto il giorno per molti giorni. Nel frattempo addentano le cipolle e si dividono un dado di lardo, altrimenti svengono. Fanno schifo. Non vi dico il puzzo di quelle mummie: muffa e cuoio scadente, sentore di granuloma, la putrefazione superata a vantaggio di una vita ulteriore, in forma di reperto. La morgue, si sa, è una forma universale, che preesiste e segue la fine. E’ uno choc privo di inizio che attende l’esito, il quale non arriva. Passa di lì un avventuriero, la foto è fatta, la sviluppa con i nitrati di argento, la diffonde ed ecco, diventa un’informazione con cui gli umani si crogiolano in una fantasia malsana. La notizia passa di bocca in bocca, di anno in anno, eccoci qui a commentarla. Si fa beffe del tempo. E’ una propaganda che alimenta enormi guadagni. Su simili leggende c’è sempre uno speculatore che intasca somme ingenti, sottraendole ai suoi simili, agli indigenti, ai bisognosi. Lo spirito caritatevole sarà tale, ma è anche ipocrita: qualunque spirito li odia, gli umani, siano essi russi o meno. Ciò non toglie che i due antenati erano dei cannibali davvero.

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