Strepitosa esperienza fatta negli studi di Rai RadioTre dal sottoscritto grazie a Loredana Lipperini (questo è il suo blog, sempre da seguire!: http://bit.ly/1nWQgVk) e a Fahrenheit (http://bit.ly/1rMmL6Y). Io davvero non capisco quelli che sostengono la tesi della vaporizzazione dell’esperienza: sono lefebvriani che propalano il credo di un dio vuoto che nemmeno è dio. Invece si fa esperienza, bella e brutta. Si ascoltavano le parole di “Niente di nuovo sul fronte occidentale” di Erich Maria Remarque, un testo pazzesco, intensissimo e autentico, letteratura allo stato puro. A Lipperini piaceva una frase, i diciottenni mandati in trincea che hanno “un’età più onesta” dei padri che li scaraventano lì al fronte, a me ne piaceva un’altra, i diciottenni che dovevano essere “educati al lavoro, al dovere, alla cultura e all’avvenire” e gli crolla addosso tutto al primo drammatico incontro con la morte. Improvvisando su Remarque, abbiamo parlato de “La vita umana sul pianeta Terra” (Mondadori). Ora, io devo ringraziare tanto la pluriennale interlocutrice Lipperini. Mica mi ha chiesto del male e di Breivik e del personaggio: no, ha attraversato il libro prendendo nuclei densi di qua e di là, stando elevatissima nelle osservazioni, una continua coercizione a spiegare l’ambiguità, a inoltrarmi nella difficoltà, individuale, emotiva, conoscitiva, poetica. Il “vuoto” di fronte a cui si cerca di stare in quel libro dice: calma!, agitatatevi!, state fermi!, succede quanto succede!, è una tragedia!, è una commedia!: cose così, cioè l’alimento della letteratura. Resistere, sapete, serve a qualcosa. Mi chiede, Lipperini: e l’Editore infame?, e i Padri (http://bit.ly/1oR4cQ1)?, e la Torre Galfa? (http://bit.ly/1oR4whw)?, e il “tell, don’t show” (http://bit.ly/1oR3CS8)?, e l’Italia che avanza crollando?, e l’avvenire del testo (http://bit.ly/1oR5aM2)?, e il lavoro (http://bit.ly/1oR4PZG)?, e l’universale?, e… Non avrei mai pensato di colloquiare così in pubblico. Ciò per me si dice: discussione letteraria. Immagino lo stordimento degli ascoltatori, magari si aspettano la descrizione, e quasto personaggio è così e cosà, e succede questo e quello, e voglio parlare di questo e di quello, e non facciamo spoiler per carità. Però abbiamo le prove (le ha Lipperini e le ha Genna) che non va sempre così. Arriva un sms da una gentilissima persona che ha ascoltato la conversazione radiofonica e dice: “Del ‘libro del giorno’ non ho capito nulla, se non che vado a prendermelo”. Devo ringraziare questo signore: la reazione che spero di condividere è fatta. Dopotutto le storie sono vuote ma soltanto in questo senso: noi raccontiamo alla bambina che deve addormentarsi, ella ascolta famelica una storia famelica, si addormenta a metà, la mattina dopo al risveglio non viene a chiederci come finiva, la sera ci chiede di raccontarla di nuovo. Le storie veicolano a un incanto, che è politico e fisico ed emotivo e psichico e attivo. La lingua è questo incanto. Io, scrittore, faccio questa esperienza del testo e la offro a chi ha voglia di farla, ammesso che sia riuscito a farla io davvero. Ecco, è tutto. Grazie a Loredana Lipperini e a tutto lo staff di Fahrenheit. Metto a disposizione il podcast appena spunta sul sito.
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