Quali attività pratichi il maestro durante i soggiorni alla colonia estiva, presso lo stabilimento balneare, e con lui i colleghi a debita distanza dalle scolaresche, ignari della salubrità dei luoghi, tutti intenti a magnificare con lodi spropositate i tuffi di quelle atlete che qui fanno bella mostra della complessione e della procacità, certe anatomie che scattano dai trampolini, scavezzacollo che si lanciano come delfine, inarcate in mezzo all’aria, il capo chino pronto all’impatto con la superficie salina dell’acqua, immortalate in un attimo supremo, quasi anguille, entità anfibie insomma, nervose, in uno splendore della cornice tutta, nel paesaggio che pare trattenere il respiro, finché avviene il rilascio e, splash, le membra molli si slacciano come camicie bianche a mollo, e i maestri allora fischiano e aspirano a succhiare un poco quelle labbra, le perle dei piedini, i riccioli corvini, le ciglia spesse e lucide, queste sirene che farebbero girare la testa perfino al predestinato al chiostro, queste ondìne, queste silenti equoree silfidi meridiane, quando il sole scotta e la sabbia è rovente ai calli dei maschi, ai loro toraci che durante l’anno scolastico possiamo soltanto immaginare, chiusi nella pettorina come stanno durante la stagione delle piogge al colle Tenda, mentre qui sul bagnasciuga sono essi a immaginare: ecco il ventricolo farsi cava, ecco la costola divenire promontorio, gigioneggiando a favore di un’acciughina che rimane per noi un mistero perché muova a simili passioni e ci fa l’occhiolino di lontano…
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