Sono giorni un po’ destabilizzanti, destabilizzati. Dovevo partire per la Sardegna, è saltato tutto per via di una complicazione da webtour operatore piazzatami tra le gambe da Meridiana. Vabbè, erano non molti giorni, ma ne avevo tanto bisogno. Mi ritrovo a casa, solingo ma non disperato, come è invece accaduto per moltissime estati (fai un incidente quasi mortale a fine luglio e ti è interdetta la vacanza, vieni espulso dal Portogallo quando sei a Lisbona, vai in Liguria e ti paralizzano senza motorino, vai a Berlino solitarissimo essendo stato lasciato dalla fidanzata, fai saltare un matrimonio previsto a settembre e trascorri in esaurimento amoroso un’estate angosciosa, dopo la maturità litighi con gli ex compagni in ferie e te ne torni da solo chez toi mème, ti ritrovi in una Calabria surreale e molli il colpo in pieno agosto: si potrebbe andare avanti contando le 45 stagioni a cui sei sopravvissuto: è, questa, dunque, non una cospirazione della realtà, bensì una cifra tua personale). Sarei piuttosto rassegnato in maniera serena, se non avessi contagiato con la mia sfiga attitudinale certe persone care. Mi manderei da solo a fare in culo, se già non fossi a fare in culo e per di più da solo. Mandatomi a fare in culo, me ne starei trasparente; però sono stanco. Via Ripamonti è svuotata e il Picchio chiuderà, al contrario dell’usuale. Resta la feccia, da me amata sì, ma fino a un certo punto. Leggo Victor Hugo che delira sul gergo, è strepitoso, mi ero dimenticato “I miserabili”, è un’esperienza a livello Eschilo Dante Shakespeare, ma avrei preferito farla scrutando il golfo sardo di Orosei. A questo punto, poiché tra qualche giorno, tornato alla mia bicocca, avrei comunque dovuto iniziare la stesura del saggio (cioè: http://on.fb.me/1onPQlb), provo a farlo in questi giorni, anche se davvero sono poco lucido, continuo a sbadigliare, vedo offuscato e ho sognato che una dottoressa mi diceva che avevo 4/5 mesi di vita e mi veniva un fottóne di paura che non avrei mai creduto e che ancora mi scuote. Insomma, la transitorietà, per non stare a utilizzare vocaboli di buddismo nazionale, ha evidentemente impartito un insegnamento, che mai avrei capito se non con la somministrazione pratica di dosi nemmeno tanto omeopatiche di realtà. Cioè: stai, o Genna, qualunque cosa accada è che accade quella cosa. Di ciò sono soddisfatto. Adesso mi rimetto a studiare senza rimettere: è una rivoluzione copernicana, gennaia, una conquista chiunquista. Ogni tanto, magari, per appesantirmi, ché non si sa mai cosa capiti a essere trasvolanti troppo lievi troppo a lungo, compilo qualche lacerto dal libro oscuro di cui a quell’album che spesso segnalo (questo: http://on.fb.me/1jN6PBV). A settembre si reinizia: farò in diretta la cronaca privilegiata di un festival artistico eccezionale, da una posizione eccezionale. L’accidia ha un figlio, il furto, e una figlia, la fame. Sono un ladro di sogni in anoressia.
da Facebook http://on.fb.me/1nnL07r
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