Cronache di via Salasco. L’enorme signorona settantenne Giannona urla: “Adesso mi operano e voglio vedere la carne in più, se ci fanno le bistecche”. Lo dice all’enorme signorona Tecla che stamattina si è vista davanti alla Asl di via Ripamonti, ovviamente chiusa, e sembrava un immane prosciutto di San Daniele: un prosciutto di San Daniele *deluso*. La Giannona è stata in Riviera, ma dalle urla non si capisce se quella ligure o romagnola, fatto sta che lì c’era il “mercatino rionale lungospiaggia” (?) dove ha trovato dei cuscini nuovi con la garanzia e tutto, nella plastica nuovi, li ha pagati 7 euro, ma le hanno fatto lo sconto e costavano 1 euro. La Tecla avanza sul ballatoio come un’abnorme lumaca con la nipotina treene Gessica e le dice che se cade dalle scale si fracassa “i malleoli nella faccia”. Alle 22.58, nella via Ripamonti deserta, una coppia ha i bollori, sbandano, quasi sfondano la saracenisca dello speziale pakistano, lei abbassa a lui la cerniera, incredibilmente gli fa una pompa, lui viene in 1 minuto netto: sono Danny lo Spacciatore Egiziano (61 anni) e la sua tipa (19 anni). Rientrando, la Giannona e la Tecla sono sul ballatoio che comunicano urlando, con questi potentissimi ultrasuoni che sentiamo io e i cani. La Giannona ha caldo e sembra evidentemente trasudare cassoela allo stato naturale. Tecla dà la sua versione del food serale: una ricetta in cui si comprende che sono finiti del “lardo ma non di Colonnata”, della marmellata e certi misteriosi “fichi d’India salati”, al che la Giannona enuncia l’incontrovertibile verità scientifica che “i fichi d’India non ti fanno cagare, ti stringono” quelle che Giannona definisce (letterale) “le intestina”, in una funambolica endiadi tra “interiora” e “intestini”. Non paga, la Tecla ribatte che “questi non sono fichi d’India normali, sono salati” e la Giannona esclama dandole ragione: “Ah!”. L’ucraina del ristorante ama i Coldplay rifatti da Avicii e urla che “così non si va avanti”, mentre inesplicabilmente il capocantiere Roberto è ancora per strada alle 23, vestito coi suoi soliti jeans violetti e la camicia Oxford, abbronzatissimo, non si capisce come possa essere capocantiere, tranne che per il fatto che il cantiere funziona ancora: stanno ristrutturando l’appartamento che corrisponde al mio nel condominio vicino. E’ tornato dal Salvador il potente custode Juanito, che dispone di un’autovettura SUV bianca coi vetri fumé. I guardiani notturni urlano nel parcheggio su cui dà la mia finestra, dicono “lo sai come vanno le cose nei garage” e si dicono “sì” tra loro. Il proprietario del bar Picchio di Ripamonti ha domandato nel pomeriggio “cosa sostituisce l’idea di valore economico quando il lavoro non ha valore” ed è giunto alla conclusione che “la fantascienza aveva ragione e questo è un danno, perché non disponiamo più di fantascienza”, ponendosi la questione “quale sogno sognano oggi le persone?”, proprompendo in una risata eccessiva, catarrale e grassa. Uno ha parcheggiato un furgone con le frecce sui binari del 24 e ha sollevato un’ondata di indignazione popolare tra i quindici astanti che popolano il tratto di strada. Al bar Picchio erano entusiasti che il Corriere ha pubblicato una narrazione di Philopat, che è cliente del locale. Il Tunisino si è molto annoiato ierinotte, vedendo “lo Spalato”, formazione contro cui giocava il Torino: lui guardava non il Torino, ma lo Spalato. Il bar Picchio ha montato due televisori per trasmettere “Premium e Sky di calcio”, ma c’è preoccupazione per il posizionamento degli schermi in alto, “viene la cifosi” a guardare le partite. Dudù è tornato in galera, dopo avere scontato 23 anni ed essere stato fuori poco più di un anno dopo “il fine pena”. Nico non parte. Ora, mentre scrivo, la Giannona ha fatto cadere la stampella medica in cortile e solo io ho la chiave “prendimela, Genna!” ha urlato e sono tornato a scrivere mentre sta tornando indietro dalla Tecla che sta vedendo (giuro) “le vuaccaesse di Stranamore” e la Giannona ha detto: “Ma non era mica morto Castagna?”.
Questa, la giornata. Ecco, ora sapete tutto.
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