Una poesia intitolabile “Verso il parco del Triglav”


Un’altra poesia che ho scritto, la pubblico qui.

Chiara acqua, che sale.
Prima casa all’inizio della nazione.
Sguardo ai due corpi nella via di sassi bianchi tra distese e erbari e uno dei corpi è mio
da dove guarda.
Bianca la slavina di sassi è discesa a onda, alluvionale, depositata
questo è il luogo
e trifogli, sacche di erba triturate, sature di acque
delle rapide che incrementano l’attività del rafting.
E quindi osserviamo le montagne sotto il Cielo di Mercurio.
Oh, le balze!, le doline rare, le freatiche sono qui
la geologia: due menti a poche pertiche di distanza in un silenzio
a epoche da lineare A,
B.
Un’offuscata specie cui ho fornito un’offuscata forma di speranza.
Albe e tramonti – difficoltà comprenderli.
La fine è tuo figlio, la tua colpa è l’amante, il tuo fio è la legittima consorte, il cielo è despota, la mente desidera di prevedere, niente è zero e c’è internamento
nel centro dello scandalo, della slavina.
“Non hai ragione, tu con la tua storia, anni
che ti daranno torto e quanto dolore sta in questi anni”.
“Io vedo la storia come tu non la vedrai, mai, arresa
in una inermità tremenda, che mi contraddice e la penetro, accade ora”.
Saliamo di grado nei nostri saperi e vediamo
vittime in ogni vento, nelle terre brulle
contro l’aridità il tuo piede bianco nel letto fuoriuscire del lenzuolo grezzo,
la tua bocca, il grumo secco, insalivato bene
crede che tutto è questo credere che crolla
tu sai che sai di fare in alba la tua dimora sempre.

da Facebook http://on.fb.me/1qWdVXF


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