Lo scrittore Tommaso Pincio vive in molte temporali che esprimono certe estetiche, certe ossessioni, certe topiche psichiche differenti tra loro. Qui apprezziamo la sua fissità sovietica per una mezz’ora buona, di fronte alla camera fissa di un reperto degli anni Novanta occidentali, cioè l’incredibile consorzio universitario Nettuno. Tutto è in quota Novanta. WordPress non era ancora stato inventato e Pincio ricavava in quel cronospazio una sua ambigua indefettibilità, una sua vena tragica e una lingua comune che avrebbe fatto la letteratura italiana nell’epoca di tutti noi.
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